La grande scuola di Nicola e Giovanni Pisano

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La grande scuola di Nicola e Giovanni Pisano

Il mirabile capolavoro scultoreo nella chiesa di Sant’Andrea.

La presenza dei Pisano a Pistoia ha ufficialmente inizio nel 1273, quando a Nicola fu affidata l’esecuzione dell’altare di Sant’Jacopo all’interno del Duomo; ma è il figlio Giovanni a toccare i vertici della scultura medioevale italiana, con la realizzazione di uno dei pulpiti marmorei più belli al mondo, conservato ancora oggi all’interno della chiesa di Sant’Andrea. La città, del resto, era già nota nel Quattrocento come «la città dei pulpiti», poiché ne conservava ben quattro di inestimabile valore oltre a quello del Pisano. Ancora oggi sono ammirabili quelli di di S. Bartolomeo in Pantano e, di Fra’ Guglielmo da Pisa, allievo di Nicola Pisano, di S. Giovanni Fuorcivitas, mentre un quarto pulpito, originariamente sito nella cattedrale di San Zeno, è andato disperso.

Nicola e Giovanni Pisano

La struttura realizzata da Giovanni Pisano tra il 1298 ed il 1301 è solo in parte comparabile a quelli scolpiti precedentemente dal padre a Pisa e a Siena: di forma esagonale, esso poggia su sei colonne laterali di marmo rosso ed una centrale; due di queste sono sorrette da leoni stilofori e una da Atlante ripiegato su se stesso, mentre la colonna centrale poggia su tre grifoni alati. L’iconografia dell’opera si riferisce alla dottrina della Redenzione e segue uno schema secondo cui il registro inferiore è dedicato alle Allegorie, il mediano alle Profezie ed il superiore alla manifestazione di Cristo nella storia del mondo, dalla nascita alla crocifissione fino al giudizio universale. Anche se è evidente la vicinanza alle raffigurazioni simboliche tipiche dell’età romanica, lo stile di Giovanni si avvicina maggiormente ai tumulti propri del gotico, per un elevato dinamismo delle figure scolpite e per la loro travolgente carica espressiva; in questi aspetti risiedono dunque le differenze con Nicola, i cui pur grandiosi pulpiti appaiono più misurati e ordinati. Forse proprio a ciò intende riferirsi l’iscrizione in lingua latina posta nella fascia che separa la zona delle arcatelle da quelle del sovrastante parapetto del ballatoio: in essa vengono nominati il committente Arnoldo, i tesorieri Andrea Vitelli e Tino di Vitale, e lo stesso Giovanni Pisano, che in questo pulpito «seppe superare il padre in sapienza». Certo è che in esso l’equilibrio e l’armoniosa accuratezza propri delle rappresentazioni di Nicola sono abbandonati a favore di una drammaticità nuova per l’epoca: alla dovizia di particolari Giovanni preferisce il movimento e l’intensità del gesto, ricavandone una forza espressiva che raramente trova eguali nel gotico europeo e che anzi sembra distaccarsi dalla canonica concezione di rilievo per avvicinarsi semmai alla plasticità propria della prassi scultorea a tutto tondo. Originariamente creato per essere posto dinanzi al presbiterio della chiesa, oggi il pulpito si trova lungo la navata sinistra in prossimità della penultima colonna. A rimuoverlo dalla sua iniziale collocazione fu il pievano Bartolomeo Cellesi nel 1619, quando oramai esso non veniva più utilizzato per la Messa ma soltanto per la predicazione; in quel periodo, inoltre, il pulpito venne scomposto e privato di qualche sua parte, tra cui due leggii oggi conservati altrove: quello dell’Evangelo con l’Aquila di San Giovanni, che in origine completava il tetramorfo, si trova attualmente tra le collezioni del Metropolitan Museum di New York, mentre quello dell’Epistola con Cristo in Pietà tra due angeli, che completava il gruppo dei tre apostoli, è custodito presso i musei statali di Berlino.

All’interno della chiesa di Sant’Andrea vi sono altre opere riconducibili a Giovanni Pisano e alla sua bottega, come i due bellissimi crocifissi lignei o la statua di Sant’Andrea della facciata esterna; ma in città si trovano innumerevoli testimonianze di questa importante scuola scultorea medioevale e, più in generale, della prima età gotica. Una di queste, riportata recentemente alla luce dalla restauratrice Barbara Schleicher, tedesca di origine, ma ormai fiorentina d’adozione, è il crocifisso ligneo trecentesco sito nell’abside della chiesa di San Bartolomeo in Pantano, dalla caratteristica forma a Y.

TESTI
Giulia Gonfiantini
FOTO
Nicolò Begliomini

 

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