Scia dorata

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Scia dorata

Prodotto da 7 mila aziende su altrettanti ettari coperti dagli olivi.

La scia dorata dell’olio pistoiese vale molto, anche sotto l’aspetto sociale. È, forse, questa la peculiarità di un movimento in grado di impegnare oltre 7 mila aziende, per lo più piccole e in maggior parte composte da amatori e pensionati. Se si aggiungono, poi, le caratteristiche qualitative dell’olio prodotto nel Pistoiese, si intuisce quante persone ci siano dietro ogni singolo chilogrammo.
Tanti i tecnici esperti che lavorano in campo e in frantoio; molti i frantoi fra professionali e aziendali: se ne contano più di cento, e numerosa è la processione di cittadini che si servono dal proprio produttore di fiducia per accaparrarsi “l’olio del contadino”. Tutto l’olio pistoiese è inserito dell’ “indicazione geografica protetta Toscana” che garantisce la sua rispondenza alle caratteristiche di qualità e tipicità, attestata da specifiche commissioni di assaggiatori esperti. C’è anche una sottozona territoriale, quella del Montalbano, dove l’olio è stato riconosciuto unico per le proprie caratteristiche.
Le olive locali vengono spremute per l’auto consumo e non molto esce dalla provincia, anche se alcune aziende imbottigliano il prodotto per la vendita nella regione. È, senza dubbio, un bene per la qualità perché protegge i consumatori dall’acquistare prodotti senza provenienza certa. Questione, pure, di quantità e di abitudini: da una parte c’è una provincia che dedica quasi 7 mila ettari all’olivicoltura, dall’altra c’è la pratica dei pistoiesi di reperire subito quanto prodotto in zona. La tradizione ha dato radici solide a tutto il movimento di appassionati.

L’olio del Pistoiese

Se Pescia è diventata, col tempo, la patria della produzione di olivi, non è certo un caso. Come non lo sono l’oltre un milione di alberi sottoposti a raccolta ogni anno che hanno un ruolo fondamentale nel paesaggio rurale, ormai divenuto classico delle colline attorno alla provincia di Pistoia. Moraiolo, Frantoio, Leccino, così si chiamano le “cultivar” storicamente più utilizzate: sono diventate parole riconosciute da tutti. Perché qua si parla come si mangia.

TESTO

Raethia Levi

FOTO

Fabrizio Antonelli

 

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