Il Caffè Valiani è tornato a splendere per una sera

Storia e segreti del locale svelati dai ragazzi del FAI Giovani Pistoia.

Un’apertura straordinaria, come del resto lo sono tutte quelle organizzate dagli instancabili ragazzi del gruppo FAI Giovani di Pistoia che, all’interno della manifestazione Leggere la città, hanno riaperto, anche se solo per una sera, lo storico Caffè Valiani di via Cavour a Pistoia. Un locale tra i più conosciuti e amati e che, nonostante abbia chiuso i battenti sei anni fa, è rimasto nel cuore di tutti.
E la scelta dei ragazzi del FAI è stata vincente. Decine le persone che hanno varcato le porte del locale e che, con sorpresa e stupore, hanno fatto un salto indietro nel tempo. Come se lo storico Caffè non avesse mai chiuso, mostrando il suo bancone tirato a lucido, carico di pasticcini e bottiglie di vinsanto e rosolio in bella mostra. È così che è apparso, in tutto il suo antico splendore, l’eterno Caffè.

Un luogo elegante, un tempo profumato di caffè e biscotti, sempre affollato di persone. Una visita speciale, quella a cura del FAI, che ha permesso anche di ammirare la ricchissima collezione di quadri e opere d’arte che la famiglia Valiani, ancora oggi, conserva nel piano sottostante il Caffè e che per decenni è stata galleria d’arte molto frequentata da pistoiesi e non.

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Il pubblico che ha preso d’assalto il Bar Valiani ed un dettaglio del soffitto (foto Valentina Vettori)

Aperto nel 1864 da Dante Valiani e dalla moglie Margherita Bini, l’elegante Caffè sorge in un luogo ricco di storia e curiosità. Nel XII secolo, in quell’area – esterna alla prima cerchia muraria di età longobarda – sorgevano un piccolo cimitero e una torre-campanile, elementi complementari alla chiesa di San Giovanni Fuorcivitas. Nel 1334 – per volontà di Puccino di Fortino Fioravanti, personaggio molto influente all’epoca – viene avviata la costruzione di un piccolo oratorio. Edificio che presenta continuità architettonica e artistica – in pietra alberese e marmo serpentino verde di Prato – con la chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, e che prese il nome di Sant’Antonio Abate, e poi Sant’Antonino Abate per distinguerlo dalla chiesa di Sant’Antonio Abate del Tau, che oggi si trova all’interno del museo Marino Marini.

L’oratorio fu poi sconsacrato nel 1783, per volontà del vescovo giansenista Scipione de Ricci, e diventò edificio civile. Poco meno di un secolo dopo, un oste di nome Biagioni lo acquistò per aprirvi una taverna, e nel 1863 passò nelle mani della famiglia Valiani.
Nasce così, per mano di Dante e Margherita, uno dei caffè-pasticceria più famosi di Pistoia con una tradizione dolciaria – già avviata in città dai genitori di Dante, proprietari del bar della stazione, e a Roma dal fratello di Dante, Angiolo – che ben presto supera i confini di Pistoia e conquista addirittura la famiglia reale. Leggenda narra, infatti, che la regina Margherita e il figlioletto Vittorio Emanuele III fossero grandi estimatori dei confetti Valiani. È però il ‘900 il secolo della consacrazione del locale. Tra i frequentatori sono annoverati Gabriele D’Annunzio, Giacomo Puccini, e Giuseppe Verdi, amante del vino prodotto dalla famiglia Valiani.

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Produzioni di vino e di arte di casa Valiani (foto Valentina Vettori)

Oltre un secolo e mezzo di storia, che arriva ai giorni nostri, per un locale che in ogni pistoiese rievoca almeno un ricordo legato alla sua frequentazione. E la speranza di molti che possa presto riaprire, anche come galleria d’arte.

Un grazie speciale a Niccolò Maccioni e Andrea Bartolini del Gruppo FAI Giovani Pistoia che mi hanno aiutato nella ricostruzione storica e artistica del locale.

valentina vettori

Mi chiamo Valentina Vettori e sono nata a Pistoia il 18 marzo 1990. Dopo essermi diplomata al liceo scientifico, ho conseguito la laurea triennale in Scienze della comunicazione all’Università di Firenze per poi trasferirmi a Genova. Città in cui ho vissuto due anni e mezzo e dove mi sono laureata in Informazione ed editoria, dopo aver frequentato il corso di Giornalismo culturale. Nella città ligure ho mosso i miei primi passi nel mondo del lavoro scrivendo per l’Agenzia regionale per la promozione turistica. Nel 2015 sono tornata a Pistoia e ho cominciato a collaborare con il quotidiano Il Tirreno. Amo i viaggi, i cani, la filosofia, i tramonti al mare e la cucina toscana, ma non chiedetemi di cucinare, non ne sono capace.

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