Il “Tempio” di Pistoia

La chiesa di San Giovanni Decollato si trova all’interno di un complesso edificato in epoca altomedievale chiamato “il Tempio” che delimitato da Largo S. Maria, via Laudesi, Piazza dei Servi, Via S. Pietro e via del Nemoreto. Tale toponimo sembra derivare dalla parola latina nemus o dal motto memor est, indicando un’antica area boschiva o un luogo di antiche sepolture. In questa zona, situata al di fuori della prima cerchia di mura, era presente uno spedale, edificato tra il 1090 e il 1095 per volere di Guido, Conte Palatino di Toscana e protetto di Matilde di Canossa. Tutto il complesso, probabilmente costituito anche da una piccola chiesa, viene donato poi nel 1111 ai monaci benedettini Vallombrosani di Badia a Taona e successivamente viene ceduto ai Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni, chiamati Gerosolimitani, tra i cui beni è già registrato nel 1222. Sembra che l’appellativo di “Tempio”, che l’edificio prende poi nei secoli successivi, sia da attribuire proprio all’appartenenza a tale ordine, fondato nella città Santa presso il Tempio del Santo Sepolcro. La proprietà  degli edifici pistoiesi passa poi all’Ordine del Cavalierato di Malta nel 1524 e resta tra i loro possedimenti fino alle Soppressioni Napoleoniche nel 1806, sempre sotto la diretta protezione e controllo della Gran Prioria di Pisa.

La chiesa nell’XI secolo era probabilmente solo un piccolo santuario, ma venne ampliata e rimodellata già tra il XIV e XV secolo, momento a cui risalgono i due affreschi di devozione mariana ancora oggi nel complesso. Il più conosciuto è l’affresco presente nell’antiportico, la Madonna del Rastrello, datato tra la fine del 1300 e la metà del 1400. Quest’opera, attribuita sia a Alesso d’Andrea sia a Sano di Giorgio, era situata sopra la porta d’ingresso, al centro dell’originaria facciata, e rappresenta la Vergine nel gesto dell’allattare il figlio su un cuscino. L’affresco, denominato da tradizione del Rastrello per la presenza della cancellata che lo protegge, fu luogo nel 1534 di un miracolo, quando si animò e la Vergine “ mosse gli occhi, come se viva fosse stata e non dipinta“. Fin da subito l’opera suscitò una sentita devozione popolare e l’intero corpo architettonico, nei secoli, è stato modificato proprio per darle risalto. Inizialmente venne chiusa la porta di accesso alla chiesa, aprendo le due laterali, e fu protetto da un riparo ad edicola.

Un intervento di rimodernamento più complesso invece è testimoniato nel 1600, quando la famiglia Medici sale al controllo della Prioria pisana. In questa occasione venne chiuso definitivamente il passaggio sulla via, coperto, come l’interno della chiesa, da un soffitto a cassettoni, l’altare esterno fu riallestito in legno dorato e per l’interno dell’edificio vennero anche commissionate tre tavole alla bottega di Sebastiano Vini; inoltre venne realizzata, per il paliotto dell’altare centrale,una scultura marmorea: una testa di san Giovanni su un piatto, ancor oggi unica testimonianza della dedicazione dell’edificio al Santo. Nel 1620 è testimoniato lo spostamento dalla parete laterale ad uno degli absidi minori dell’affresco raffigurante la Madonna del Soccorso, realizzato nel tardo 1300 dalla mano di Bartolomeo Cristiani. L’immagine dell’edificio che tuttavia possiamo ammirare oggi è quella che rispecchia l’ultimo grande riallestimento, ovvero quello voluto dal Priore Tommaso del Bene tra il 1711 ed il 1729.

Per primo venne riallestito l’antiportico, dove venne posto l’altare in marmi policromi di Romolo Tortoli, ad incorniciare l’affresco mariano, e gli angeli porta candele di Francesco Franchi, sulle porte. Il risultato di tale operazione, un unicum nell’area pistoiese, richiama il gusto della committenza, ricordata nella grande croce maltese presente sotto l’affresco. L’interno della chiesa venne successivamente completato tra il 1725 e 1726, con materiali più poveri, ma rispecchiando un’unità stilistica con l’ambiente esterno. La progettazione dello spazio, un perfetto dialogo tra gli elementi architettonici, scultorei e pittorici che lo vanno ad abitare, sembra progettato da un’unica mente, quella di Raffaele Ulivi. Prete e architetto, registrato presso la magione come Cappellano, riuscì ad allargare prospettivamente lo spazio, indirizzando lo sguardo del fruitore verso due punti focali: l’altare maggiore e la controfacciata. In quest’ultima, sopra il confessionale in noce, viene posta la scultura della testa di San Giovanni, circondata da volute in stucco.

Il grande altare maggiore, sorretto da imponenti colonne salomoniche di finto marmo verde africano, accoglie invece la nuova tela, con il Battesimo del Cristo, realizzata da Pietro Marchesini. Quest’ultima, essendo un proseguo delle sculture di angeli e putti che decorano il timpano, dimostra che la progettazione di tutto il nuovo apparato decorativo sia da far risalire ad un unico capo cantiere, che coordina notevoli maestranze, chiamate a dimostrare le loro capacità pittoriche e plastiche. Gli altari minori, seppur di linee e colori più semplici e tenui, ospitano altre due opere del Marchesini, una Crocifissione e una tela con San Giuseppe in Gloria, San Michele che sconfigge il demonio e Angeli. La cupola, realizzata durante questa grande campagna, venne decorata da semplici cartigli, anche se le fonti ci dicono doveva essere affrescata. L’intero edificio, uno scrigno nascosto alla città, è uno degli esempi di Barocco pistoiese, seppur in linea con il gusto della policromia di matrice maltese.

Testi e foto a cura dell’Arch. Simone Martini e della Dott.sa Giulia Anabasi

IL LIBRO

Il volume, presentato lo scorso 6 aprile, è stato scritto a quattro mani da Giulia Anabasi e Simone Martini con il fine di restituire alla città un pezzo di storia per troppo tempo celata.  Il testo, arricchito da un grande appartato fotografico, è articolato in tre capitoli che propongono la storia dell’intera Magione pistoiese dal XI al XXI secolo, la campagna di restauri che ha interessato la chiesa fino allo scorso luglio ed infine un’analisi storico-artistica delle opere che si trovano e si sono trovate nell’edificio.

 

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