La città di Michelucci

Giovanni Michelucci

Raccontare Giovanni Michelucci significa passeggiare nella sua idea di città costruita in cento anni di vita: un universo fatto di incontri e dialoghi; un luogo accogliente, che non ama le esclusioni e dà spazio a chi accorre; una realtà in continuo divenire, che si contraddice e si reinventa.

L’attività di Michelucci, controverso protagonista della modernità, la cui moltitudine di interessi non permette di ritrarlo nella limitante definizione di architetto, affonda le radici nelle fonderie di famiglia a Pistoia, dove si forma e si proietta al mondo scoprendo l’eclettismo, il Liberty e le eccellenze dell’artigianato. Successivamente persegue un ideale artistico indipendente dalle accademie, ricercando un rapporto autentico con la sua città natale insieme ai pittori Costetti, Bugiani, Cappellini, Agostini, Innocenti e Mariotti. All’arte affianca l’artigianato, una costante presente nella progettazione di mobili, nella frequentazione di concept-store ante litteram come la “Galleria Vigna Nuova” a Firenze, e nell’attività editoriale che lo porterà a lanciare la rivista “Esperienza Artigiana”(1948), tesa a valorizzare e promuovere il rapporto tra architettura e arti decorative.

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Scorcio da La Cugna, 1940 circa (foto scattata da Michelucci); cantiere della chiesa delle Sante Maria e Tecla a La Vergine (Pistoia), 1955.

Dalla città barocca alla città razionalista
Nella seconda metà degli anni Venti lascia la medievale Pistoia per trasferirsi a Roma, dove scopre il barocco immergendosi nelle vie e nelle piazze, imparando a leggere la città come un organismo unitario, in un percorso che unisce l’architettura, l’urbanistica, la scultura e il più minuto degli elementi di dettaglio.
Durante la parentesi romana incontra Marcello Piacentini, protagonista dell’architettura italiana di quel periodo, portatore di un neoclassicismo semplificato e regista dell’attività architettonica di regime, che lo coinvolge nella progettazione della Città Universitaria di Roma (1935). Nello stesso tempo Michelucci si afferma nella storia dell’architettura moderna aggiudicandosi, insieme al Gruppo Toscano, il primo premio nel concorso nazionale per il fabbricato viaggiatori della Stazione Santa Maria Novella di Firenze (1932-1935), proponendo un edificio dalle linee essenziali divenuto simbolo ben inserito nel tessuto storico e in dialogo con le architetture circostanti.

La Nuova Città
Il passaggio della guerra e la visione delle macerie nel centro storico fiorentino turbano lo stato d’animo di Michelucci che nel dibattito sulla ricostruzione propone riflessioni e suggestioni verso una idea nuova di città. I suoi studi meditano una ricostruzione in cui lo spazio pubblico penetra nel privato, aprendo i cortili dei palazzi storici a tutta la collettività. Idee fin troppo aperte per una non-comunità elitaria e piccolo borghese reticente a nuove prospettive di intervento e incline alla museificazione della città-feticcio. Una concezione che si scontra profondamente con l’idea michelucciana di città della conoscenza, dei saperi e dell’innovazione, in cui si impara passeggiando nei luoghi urbani, come in una scuola a cielo aperto.

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Schizzo per la Chiesa dell’Autostrada (1969); stazione di Firenze S. Maria Novella (foto Arrigo Coppitz), primi anni Settanta.

La città variabile
Lasciato l’insegnamento universitario nel 1966, si dedica a una nuova rivoluzione nel linguaggio dell’architettura approdando al concetto di città variabile. Per Michelucci la città si configura come un’architettura a scala urbana, destinata a variare nel tempo, che nasce dalla vita e dall’osservazione del quotidiano e dai bisogni delle persone. Ogni incarico si traduce in una ricerca di storie, desideri e azioni, e nel rifiuto di formule e schemi tecnicistici, poiché lo spazio architettonico riveste una funzione psicologica che si adatta alle esigenze individuali e collettive e muta con il loro mutare.

La città sacra e i suoi archetipi
Nella sua lunga carriera Michelucci progetta molti edifici sacri nei quali ricorrono schemi e forme archetipiche rappresentanti la comunità, come la tenda che accoglie; l’arca incagliata nella roccia, come approdo in un nuovo equilibrio; o elementi naturali che diventano strutture, dagli ulivi nodosi che poeticamente prendono le forme di pilastri, alle essenze del noce nazionale dei suoi mobili. Tra questi esempi spicca a livello internazionale la Chiesa di San Giovanni Battista detta dell’Autostrada, nella quale, attraverso una ricerca di unicità tra struttura e architettura, lo spazio viene sviluppato come un percorso.

La città della giustizia
Negli ultimi anni Michelucci espande i suoi interessi e si avvicina con passione alle problematiche legate alla realtà dei luoghi di reclusione fisica e spirituale che permangono nella città contemporanea, e proprio sulla base di questa sensibilità costituisce l’omonima Fondazione nel 1982 nella sua casa-studio a Fiesole con “lo scopo di contribuire agli studi ed alle ricerche nel campo dell’urbanistica e della architettura moderna e contemporanea, con particolare riferimento ai problemi delle strutture sociali, ospedali, carceri e scuole”. Oggi la Fondazione prosegue la sua eredità culturale nel campo della ricerca tra spazio e società, e ne promuove la valorizzazione dell’opera.

 

La costruzione della città
Dal 25 marzo al 21 maggio una mostra su diversi aspetti dell’opera michelucciana.

Pistoiese di fama mondiale, Giovanni Michelucci (1891-1990) è stato architetto, artista, designer, urbanista, intellettuale, scrittore, inventore di città, costruttore di comunità.

Ai diversi profili della sua personalità e della sua opera, Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017 dedica una mostra retrospettiva e un convegno a cura dalla Fondazione Giovanni Michelucci.
La mostra dal titolo “Giovanni Michelucci. La costruzione della città” sarà ospitata dal 25 marzo al 21 maggio negli spazi espositivi delle Sale Affrescate, al piano terra del Palazzo Comunale, dove ha sede anche il Centro di Documentazione Michelucci che conserva disegni e documenti dell’architetto.
La mostra oltre che di carattere divulgativo, costituirà un ulteriore passo in avanti nella ricerca documentaria e scientifica sui diversi aspetti dell’opera michelucciana.

I materiali che verranno esposti sono costituiti da schizzi, disegni, progetti, modelli, video, fotografie e opere d’arte, accompagnati da citazioni e testi emblema del suo pensiero. La mostra si configura con un itinerario continuo che rispettando l’idea michelucciana di architettura-percorso supera la classica articolazione in sezioni, manifestando i suoi cento anni di vita e di ricerca progettuale sui temi della città, della natura e del territorio. Dal concetto di costruzione della città con idee e schizzi, si approda alle foto di cantiere e ai grandi interrogativi esistenziali sui temi della comunità e degli spazi del sociale di chiese, teatri, stazioni e luoghi d’incontro.

TESTO
Alessandro Masetti
FOTO
Archivio Fondazione Michelucci

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