La Villa dell’Americana

 

Sul Montalbano, lungo la strada che da San Baronto scende verso Vinci, si trova un luogo dove il tempo sembra essersi fermato all’ultimo decennio dell’Ottocento: è la Villa dell’Americana di Papiano, eclettica dimora ottocentesca di Laura Towne Merrick . Nel luogo che già agli inizi del Quattrocento ospitava l’antico Spedale di San Paolo, protetta da monumentali lecci e cedri, la villa con il suo giardino panoramico offre un impareggiabile sguardo sull’intera Valdinevole e ben oltre.

L’americana dalla quale prende il nome la villa è colei che, nel 1889, acquisì l’antico “Casone” di Papiano, dimora di campagna prima dei nobili pistoiese Bonfanti-Benesperi e successivamente della famiglia Torrigiani di Lamporecchio.

Un’immagine di Laura Town Merrick

Laura Towne Merrick, nata nel Maine il 18 settembre 1842, era figlia di uno dei più influenti imprenditori e benefattori di Philadelphia, Samuel Vaughan Merrick, magnate industriale della siderurgia. Laura, sesta di sette figli, studiò a Philadelphia e, come “signorina bene” della borghesia, nel 1869 intraprese il suo Grand Tour in Europa. Il viaggio avrebbe dovuto dare benefici non solo alla sua istruzione, ma anche al suo umore e alla sua salute, come documentato dalle lettere ricevute dal padre e dalla madre nel corso di quel viaggio e conservate nell’Archivio privato della villa. Tra il 1870 e il 1880 era di nuovo in America, ma nei primi anni Ottanta, per motivi che non ci è dato conoscere, prese la decisione di lasciare definitivamente il suo Paese e di trasferirsi in Italia. Più che quarantenne, non si era sposata e non aveva avuto figli. Dopo aver soggiornato in alcuni alberghi di Firenze e in seguito alla conoscenza di Emilio Torrigiani, di famiglia porcianese, decise di acquistare la proprietà di Papiano.

Probabilmente già ben prima del perfezionamento della vendita su tutta la proprietà e sulla villa-fattoria di origini quattrocentesche furono avviati, per conto e con finanziamenti della Merrick, importanti opere di rinnovamento e ampliamento. Il nuovo complesso in pochi anni  venne trasformato secondo il gusto eclettico e pittoresco diffuso tra gli anglo-americani che, proprio nella seconda metà dell’Ottocento, costituirono una importante colonia sulle pendici fiorentine e non solo.

I lavori di ristrutturazione si potevano pressoché dire conclusi alla metà degli anni Novanta. Tra il 1889 e il 1893 fu commissionato a Michele Schemboche, il fotografo ufficiale della Real Casa che aveva seguito i Savoia a Firenze con il trasferimento della capitale d’Italia, un servizio fotografico completo che ci descrive il complesso nei suoi esterni e nei suoi interni; le immagini ci permettono, oggi, di valutare lo stupefacente stato di conservazione nel quale si mantiene la villa.

Al corpo principale furono aggiunti un terzo piano e un attico composto da un’unica stanza centrale, circondata da un portico costituito da archi a tutto sesto. Tutta la villa acquisì un’immagine vagamente rinascimentale, mescolando alcuni superstiti elementi della proprietà Bonfanti a molti altri di nuova invenzione. Al linguaggio neorinascimentale si affiancarono disegni e decori medievaleggianti e liberamente gotici. Ad ovest della struttura fu innalzato un campanile, con merli guelfi sulla sommità e un moderno orologio. In prossimità dell’ingresso si realizzarono una scuderia e nuove case poderali, nel luogo che aveva ospitato l’antico spedale tardo medievale. La scuderia è resa ben riconoscibile da due profili di teste di cavallo in pietra serena collocati sulla facciata. Vennero edificate inoltre una serra e una colombaia: la prima, caratterizzata da un’alternanza di portali vetrati a tutto sesto e archetti cechi trilobati, è oggi sede di esposizioni temporanee e conferenze; la seconda, merlata e decorata con fasce vivacemente bicrome, fu abbattuta negli anni Sessanta del Novecento. Furono completamente rinnovate anche le preesistenti cappella e limonaia; quest’ultima era sorta al posto di una casa di due piani, nella quale tra il 1885 e il 1886 aveva abitato Italia Donati, maestra di Porciano.

All’interno dell’appartamento di Laura predominano arredi di legno scuro e riccamente intagliati, l’inserimento di specchi e tappezzerie, insegne araldiche, oltre a un diffuso eclettismo dovuto a collezioni di varia natura (cineserie, vetri di Murano, piccolo antiquariato). La villa, provvista di un impianto di illuminazione a gas,  fu collegata, tramite un acquedotto in piombo, a una sorgente situata a monte, in modo tale da dotarla di un impianto idrico con acqua corrente, che oltre alla casa e agli annessi garantiva l’indispensabile irrigazione dello splendido giardino formale che, punteggiato da eclettiche piccole architetture,  circondava e circonda tutt’oggi su tre lati la villa.

Papiano era, per così dire, la residenza primaverile-estiva di Laura. Da ottobre ad aprile tutto il personale di servizio si spostava al suo seguito a Firenze, dove aveva acquistato una palazzina lungo il torrente Mugnone.

Alla morte di Laura Merrick, avvenuta a Firenze il 4 luglio 1926, non essendoci discendenti diretti, l’eredità della villa passò al nipote John Vaughan Merrick II, figlio del fratello John Vaughan Merrick. Nel 1955 J. V. Merrick III vendette la proprietà a Mauro Venturini, padre dell’attuale proprietario.

Per la non comune sensibilità e dedizione degli ultimi proprietari, nella villa e in particolare nell’appartamento al piano nobile è ancora oggi presente gran parte di ciò che era lì nei  giorni in cui la facoltosa americana abitava quelle stanze. Gli arredi e le suppellettili, la ricchissima biblioteca, gli abiti, le fotografie di famiglia, le lettere dei familiari e i documenti dell’archivio privato: tutto dà l’impressione che Miss Merrick abiti ancora lì, pronta ad accoglierci. Filantropa e benefattrice, mise a frutto nella comunità di Lamporecchio alcune esperienze già vissute oltreoceano. Era stata segretaria e membro del comitato nella scuola di ricamo di Philadelphia (1876-1880); a Lamporecchio fondò la Scuola di Merletti e Lavori Femminili, il cui statuto è stato pubblicato nel 1911. All’interno della scuola, oltre ai punti di ricamo tipici del Pistoiese, veniva insegnato un nuovo punto, nato proprio all’interno di quella piccola istituzione: il Punto Lamporecchio.

Quello che per decenni era rimasto un piccolo tesoro segreto, in questi ultimi anni per volontà dei signori Venturini si è aperto alla fruizione esterna. Alcuni degli annessi più pittoreschi ospitano un accogliente agriturismo e ormai molti sono i visitatori che, in occasione di concerti e iniziative culturali qui organizzati, rimangono rapiti dall’inaspettata bellezza e incredibile fascino di questa eclettica residenza senza tempo.

Testo di Michela Cammilli, Simone Martini – Foto di Simone Martini

Villa di Papiano – via Montalbano 174 – Lamporecchio, Pistoia

www.villadipapiano.it – info@villadipapiano.it

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