Tutto cominciò con un miracolo

Devozione e arte a Monsummano Terme

La chiesa di Maria SS. della Fontenuova, primo edificio di Monsummano ‘basso’ e fulcro generatore della piazza, sorse a partire dal 1602 intorno al tabernacolo della ‘Madonna del piano’, posto ai piedi del colle di Monsummano Alto. L’immagine della Vergine circondata da quattro santi – una sacra conversazione quattrocentesca attribuita al Maestro di Fucecchio – era stata ritenuta artefice di vari miracoli, dei quali il primo avvenuto nel 1573, a dì 9 giugno (ancora oggi festa patronale di Monsummano Terme): la pastorella Jacopa Mariotti, fermatasi a pregare dinanzi alla ‘margine’ perse il gregge e, supplicando la Madonna, questo subito ricomparve.

La devozione verso questa immagine crebbe tanto da edificare una cappella, sino a quando il 7 luglio 1602, durante la celebrazione della messa, la Vergine fece scaturire una fonte di acqua purissima ad alleviare la sete della popolazione. Ferdinando I dei Medici, con la consorte Maria Cristina di Lorena, decise di costruire un santuario, affidandone la progettazione e costruzione rispettivamente all’architetto granducale Gherardo Mechini e al capomastro Domenico di Cristofano Marcacci, ossia allo stesso team che fra 1597 e 1599 aveva lavorato alla villa di Montevettolini, eretta dal granduca in luogo dell’antica rocca. Peraltro nel gennaio 1602 egli aveva istituito in quel castello il mercato settimanale del lunedì e desiderava che la pianura, sino ad allora paludosa – ma che gradualmente la bonifica del Padule di Fucecchio da lui promossa stava strappando alle acque – venisse popolata. In quell’oramai fertile campagna nulla era meglio di un segno tangibile della grazia divina e del mecenatismo granducale, che cambiava la connotazione dell’acqua da insalubre a miracolosa. Ancor oggi ogni 7 del mese si può accedere alla ‘Fonte nuova’, sistemata con una più comoda cripta (1955), tramite scale situate sotto al portico della chiesa. Il 30 dicembre 1602 il Gran Principe Cosimo ne aveva posto la prima pietra e la decorazione era iniziata nel 1605 protraendosi in una prima fase sino al 1621, nonostante la consacrazione fosse avvenuta il 30 aprile 1616.

Fontenuova 5 Fontenuova 1

Di impianto a croce latina tipico della Controriforma, circondata su tre lati da un portico con tanto di panche in pietra per comodo dei pellegrini, la chiesa accoglie il visitatore attraverso il portale centrale: sull’architrave un bel busto marmoreo di Leonardo Marcacci (subentrato nel 1605 al padre Domenico nella conduzione del cantiere) raffigura Maria Cristina (devotissima alla Madonna della Fontenuova e prodiga verso il santuario ogni qual volta il cagionevole Cosimo II veniva risanato) come Carità, sullo sfondo della lunetta affrescata dal senese Bonaventura Salimbeni con le allegorie di Fede e Speranza. Varcando la soglia si notano i battenti seicenteschi intagliati, opera del legnaiolo pistoiese Iacopo Desideri, e appena entrati volgendosi alla controfacciata, il monumentale organo sulla cantoria, dono della granduchessa.

Sollevando lo sguardo si rimane colpiti dalla ricchezza del soffitto ligneo intagliato e dorato, nel quale sono incastonate tre tele a olio che educano il fedele sui misteri mariani: l’Annunciazione di Matteo Rosselli, l’Assunzione di Gregorio Pagani e Matteo Rosselli, l’Incoronazione della Vergine di Donato Mascagni. Il ciclo trova la sua conclusione ideale nell’imponente altar maggiore che ingloba l’antico tabernacolo: solo l’immagine di Maria col bambino emerge dagli ex voto in argento che lo ricoprono. Dietro l’altare si trova il coro con gli stalli lignei seicenteschi, dal quale si accede alla sagrestia e al Tesoro. Il pezzo più importante, dono del Granduca, oggi conservato nel vicino Museo della Città e del Territorio, è la corona aurea con gemme che tuttora viene posta sul capo della venerata icona nella ricorrenza patronale.

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Tornati nell’aula si nota la ricchezza del rivestimento marmoreo (e in parte in stucco marmorizzato) delle pareti, sulle quali si aprono le nicchie di ben quattro confessionali bordate di viola, colore della Penitenza; in alto, in un fregio affrescato, si notano due paesaggi in prossimità della controfacciata: due vedute allusive da un lato all’erto colle di Monsummano, dall’altro alla Valdinievole. Sopra i confessionali un ciclo di quattro tele con santi, fra cui S. Sebastiano (presente anche nel tabernacolo) e Carlo Borromeo, santo ‘moderno’ il cui oratorio era stato realizzato all’inizio degli anni Venti a pochi metri dalla chiesa. Nei bracci del transetto due altari laterali, provvisti di grandi tele, risalgono al 1629: a sinistra l’Adorazione dei Magi di Matteo Rosselli , a destra la Madonna bambina con Gioacchino ed Anna di Cristofano Allori.

La decorazione della chiesa trovò il suo compimento con l’intervento del pittore granducale Giovanni da San Giovanni: con linguaggio vivacemente narrativo affrescò la Trinità sul retro dell’altar maggiore (1633) e diciassette lunette – purtroppo deteriorate dalle intemperie – sotto al portico (1630-1632), corredate da didascalie. Partendo dal braccio sinistro del transetto il fedele, come il moderno turista, viene edotto sugli eventi miracolosi verificatisi fra 1573 e1602, sulle vicende di fondazione, sui prodigi che la Vergine avrebbe continuato ad operare. Fra questi si segnala sul fronte principale l’episodio raffigurante l’intervento mariano a favore di due muratori: sullo sfondo si scorge un fabbricato porticato con frasca d’ulivo, evidente riferimento all’Osteria dei pellegrini, locanda con regime di monopolio, edificata fra 1606 e 1610 da Leonardo Marcacci per volere granducale.

 

TESTO

Claudia Becarelli

FOTO

Nicolò Begliomini

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