Volti di pietra

Alcune categorie di oggetti artistici ci permettono di adottare un punto di vista diverso da quello del visitatore usuale, portandoci alla scoperta di Pistoia guardando la città dal basso verso l’alto.

Sollevando la testa, infatti, possiamo scorgere lungo le strade di Pistoia volti di pietra che dalla sommità degli edifici religiosi e civili osservano la città e i suoi passanti.

“Quanta bella e utile città e abbondevole si confonde! Piangano i suoi cittadini, formati di bella statura oltre a’ Toscani, posseditori di un così ricco luogo, attorniato di belle fiumane e d’utili alpi e di fini terreni, forti nell’armi, discordevoli e salvatichi, il perché tal città fu quasi morta”. Con queste parole il cronista Dino Compagni descrive la capitolazione di Pistoia ad opera di Fiorentini e Lucchesi nel 1306. In queste parole troviamo l’allusione all’alta statura dei Pistoiesi, non solo fisica ma anche morale, che si traduce nella loro proverbiale fierezza. Di questo sentimento vi è traccia in quegli “sguardi di pietra” che fissano il passante lungo le strade della città.

Essi mostrano come la civitas comunale pistoiese rappresentava se stessa e come le principali sedi del potere laico e religioso divenissero esse stesse una sorta di messaggio visivo rivolto ai passanti. Ma non solo. Attraverso questi “volti di pietra”, sebbene diverse e contradditorie siano le interpretazioni, è possibile riscoprire i personaggi che hanno animato il panorama pistoiese nell’Età Comunale attraverso un percorso insolito. Le “teste nere” sono ricordate per la prima volta da Michelangelo Salvi in Historie di Pistoia (1656), in cui vengono collegate alla conquista delle Baleari (1113-1115) ad opera di Grandonio de’ Ghisilieri, appartenente alla famiglia pistoiese dei de’ Rossi.

Egli, definito da Giancarlo Savino “un eroe smisurato” proprio in virtù della sua statura, è rappresentato in un affresco quattrocentesco nella sala ghibellina del Palazzo del Comune, detta anche “di Grandonio”. È in piedi in posizione frontale, con un corpo di proporzioni enormi immerso nell’armatura e impugna la spada rivolgendola verso l’alto. L’iscrizione che accompagna l’affresco, “Grandonio son del popol pistoiese che ambo le Maioriche acquistai per forza d’armi e con impegno assai facendo a tutti mia opra palese” ricorda come, durante la guerra delle Baleari contro Musetto di Maiorca, riuscì a rappresentare la forza, la fierezza e il coraggio dei Pistoiesi. Il nostro percorso inizia quindi dalla testa sulla facciata del Palazzo del Comune: essa venne posta accanto al finestrone centrale nel 1305 e rappresenta una testa di “huomo di faccia rotonda, giuiale, allegra, con occhi grandi e negri, capigliatura pur negra, ed assai ricciuta…” (Salvi, 1656). La mazza ferrata sul braccio che sormonta la testa risale al 1325, quando i Pistoiesi la ricevettero come dono dai Lucchesi, i quali, durante l’espansione di Castruccio Castracani, l’avevano a loro volta tolta ai pisani. Secondo la leggenda popolare, essa era l’arma che Grandonio, capitano generale della repubblica di Pisa durante la conquista delle Baleari, era solito brandire durante i combattimenti e che, probabilmente, avrebbe usato anche nella battaglia decisiva per la conquista delle Baleari contro il re Musetto. La sua notevole dimensione testimonierebbe la statura e la forza del guerriero Grandonio, che potremmo definire un vero e proprio superman del XII secolo. Lo stesso nome, Grandonio, potrebbe essere stato scelto dai genitori data la notevole stazza del bambino oppure come auspicio per una crescita eccezionale. La testa potrebbe quindi raffigurare proprio il volto di Musetto, sconfitto e decapitato da Grandonio.

Proseguiamo il nostro percorso verso Piazza dello Spirito Santo, dove troviamo affissa una seconda testa di moro, e poi fino a Palazzo de’ Rossi, fra via del Carmine e via de’ Rossi: qui la testa probabilmente duecentesca è posta su peduccio e fiancheggiata da due stemmi della famiglia de’ Rossi. Esse rimandano alla conquista ad opera di Grandonio nelle Baleari e probabilmente raffigurano in entrambi i casi il re Musetto. I lineamenti africani delle teste, labbra carnose e naso camuso, hanno avvalorato il riconoscimento in questi volti di Musetto, re di Maiorca. La testa sul palazzo de’ Rossi aveva anche un altro scopo: sottolineare il prestigio e i possedimenti della famiglia alla quale Grandonio apparteneva. All’interno del palazzo, infatti, nella cosiddetta “terrazza Grandonio”, è presente un’esedra in cui fino al 1802 era presente una statua in terracotta del comandante in veste militare.

L’ ultimo sguardo di pietra nel quale ci imbattiamo si trova sulla facciata della chiesa di Sant’Andrea: la tradizione vi riconosce Filippo Tedici, che “tradì” Pistoia aprendo le porte a Castruccio Castracani nel 1325. Alla morte di Castruccio, Filippo Tedici venne cacciato da Pistoia e, quando provò a farvi ritorno con le armi, fu condotto sul ponte “di Castruccio”, costruito da Castruccio Castracani sul fiume Lima, che segnava il confine tra Lucca e Pistoia presso Popiglio, e decapitato. Secondo la tradizione, la testa in Sant’ Andrea è annerita perché i cittadini vi avrebbero spento le loro torce prima di entrare in chiesa come segno di sdegno nei confronti del traditore. Per molto tempo si ritenne che anche le altre teste presenti a Pistoia fossero la rappresentazione della testa del Tedici portata in città, sebbene si debbano oggi riferire alla vittoria di Grandonio. Questi “sguardi di pietra” sotto i quali siamo idealmente passati ci raccontano quindi dell’orgoglio e della coscienza di appartenere alla stessa comunità: espressione dell’autonomia del Comune nel momento della sua massima fioritura.

 

TESTO
FAI Giovai Pistoia
Francesca Fanini
Simone Pratesi
FOTO
Nicolò Begliomini

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