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La totalità dell’arte

Il maestro dell’Art Nouveau in Italia decora lo stabilimento tra il 1909 e il 1911.

Galileo Chini (1873-1956) agli inizi del Novecento è stato probabilmente il miglior interprete italiano del movimento artistico europeo noto come Art Nouveau. Proprio negli anni più interessanti della sua esperienza artistica, l’artista fiorentino lavora ripetutamente a Pistoia e Montecatini, lasciando in questi luoghi alcune delle sue opere più significative nel campo delle arti figurative e applicate. A Pistoia realizza le decorazioni pittoriche di pareti e soffitti del palazzo della Cassa di Risparmio (1903-1904). La sua intensa attività nella città termale è invece testimoniata da numerosi lavori, a partire dal suo primo grande affresco del 1904 – abbinato ad altri pregevoli riquadri minori con putti – presente nel salone delle feste del Grand Hotel & La Pace. Negli stessi anni in cui Montecatini andava a inserirsi in un contesto culturale e turistico di respiro europeo, i nuovi registri stilistici dell’Art Nouveau creavano un’ulteriore aderenza fra la città termale e il gusto artistico dell’epoca.

È in questo momento che Chini riesce a presentare al pubblico internazionale delle terme il suo intero repertorio: pitture murali, ceramiche, vetrate. Gli interventi di Chini nella Montecatini dei primi anni del Novecento si caratterizzano per la loro dimensione pubblica, inseriti nei luoghi e negli spazi della vita quotidiana. Come nel caso del Padiglione dei sali Tamerici, edificio che si attestava sul viale centrale che conduceva ai vari stabilimenti, attraversato da centinaia di curanti che certamente potevano ammirare i bassorilievi in grès realizzati da Domenico Trentacoste. In uno di questi era ritratto proprio Chini in un dialogo pensieroso con tre muse. In questo edificio dai registri stilistici prettamente Liberty, oltre ai sali delle acque termali, si potevano acquistare i manufatti chiniani prodotti a Firenze presso la manifattura “L’Arte della Ceramica”.

Il rapporto fra Chini e Montecatini troverà esiti sorprendenti nella narrazione della presenza della sorgente termale presso il nuovo edificio delle Terme Tamerici. Il complesso architettonico, edificato originariamente dalla famiglia Schmitz dopo la scoperta della sorgente curativa (1843), fu completamente riorganizzato fra il 1909 e il 1911 su progetto dell’architetto Giulio Bernardini. La nuova struttura, in stile neomedievale, prende il nome dalla tamerice, pianta presente in prossimità dell’edificio e riproposta anche da Chini in forma stilizzata nei motivi pittorici interni. Gli interventi decorativi dello stabilimento sono fra i più originali dell’intera produzione della “Manifattura Fornaci S. Lorenzo – Chini e C. Mugello”. Chini ricerca una continuità ideale fra pannelli, pitture murali, vetrate, pavimenti e rivestimenti degli elementi architettonici. L’artista interviene con maestria sia all’esterno che all’interno dell’edificio, firmando per Montecatini un vero e proprio catalogo di quella che era considerata la nuova arte ‘totale’. Di fianco all’ingresso del salone la Fonte Giulia presenta elementi decorativi policromi, abbinati a pigne e pesci, prossimi alla piastrella che indica la ‘firma’ della manifattura di Borgo San Lorenzo.

Nei temi scelti da Chini ricorre costantemente il richiamo alla fonte, mentre una nutrita iconografia con soggetti animali apre un corridoio verso oriente: così si spiegano le teste leonine simili ai draghi cinesi pan-chi, presenti sui pilastri del loggiato esterno. Ancora sul pavimento del loggiato ritroviamo un’armoniosa composizione geometrica con putti che salutano gli ospiti sorreggendo la scritta Salve, mentre sulle pareti di ingresso sono presenti – seppur con qualche problema di conservazione – due pannelli a lustri metallici con pesci dal gusto orientale e volatili. Il grande salone interno con lucernario della manifattura conduce verso la straordinaria Sala della Mescita delle acque. Gli elementi decorativi ricoprono tutto il pavimento, dove si nota lo stemma della famiglia Schmitz fra rami e segni a frusta, mentre sulle pareti le ceramiche policrome avvolgono i due banchi della mescita, realizzati in grès e sorretti da colonnine con protomi leonine in parte dorate.

Due meravigliosi pannelli di piastrelle policrome a lustri metallici sono collocati come quinta scenografica dietro i banchi, con putti reggifestone inquadrati in una cornice cangiante dal rosa al giallo, in un continuo gioco di riflessi con la luce. La sala si caratterizza per la varietà di forme e colori del mondo acquatico chiniano, per la brillantezza degli elementi decorativi e le illusioni ottiche originate da alcune composizioni geometriche. Gli interventi eseguiti da Chini alle Terme Tamerici si collocano temporalmente prima del suo soggiorno in Siam (1911-1914), pertanto rappresentano inequivocabilmente le suggestioni orientali dell’artista fiorentino. Chini, infatti, poco dopo fu invitato in Thailandia dal re Chulalongkorn per decorare il palazzo reale di Bangkok. Le opere d’arte che tutt’oggi si conservano all’interno del complesso termale Tamerici mettono in relazione Europa e Oriente, Montecatini e Bangkok. Un percorso artistico che racchiude elementi di assoluta originalità nel contesto del patrimonio culturale toscano.

TESTO

Emanuel Carfora

FOTO

Nicolò Begliomini

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