Quando si accenna ad un museo, di solito il pensiero corre a qualcosa di vecchio,
a volte anche noioso. Non è così per il Museo dello Sci di Abetone. È infatti un luogo “moderno” che suscita, al primo sguardo, curiosità, ma soprattutto si ha la sensazione che i vari campioni dello sci ricordati siano ancora “presenti”.
Entrando al museo, la prima sala che si incontra è quella dedicata a Zeno Colo’, la stanza “principe”, armoniosa, calda e ben illuminata, dove su vari pannelli appesi alle pareti si impara a conoscere Zeno, sia nella sua vita privata che in quella da atleta. Appare come un luogo prezioso, unico e fragile; dai testi e dalle fotografie che narrano la sua vita, iniziata prestissimo con l’uso di strumenti pesanti e freddi, quelli del boscaiolo, ai pannelli in cui, sempre con aneddoti e immagini, si percepisce la trasformazione dell’uomo in atleta vero e proprio, con quegli oggetti che porteranno Zeno ad una ferrea volontà di riscatto: gli sci. Qui troviamo quelli originali, in legno hickory con i quali stravinse in tutto il mondo; “strumenti” che hanno espresso eccellenti melodie quando Zeno li faceva scorrere sulla neve: curva dopo curva, un salto, un dosso, un pendio, la frenata… Non si può amare lo sci e non visitare il Museo dello Sci di Abetone! Al centro della prima sala che si incontra vediamo delle teche su totem in legno, che racchiudono monete d’oro, ossia le sue medaglie, frutto di tenacia e passione, vinte nelle più prestigiose manifestazioni sportive, dalle Olimpiadi ai Campionati Mondiali.
SALA CELINA
Proseguendo, a destra, si trova la stanza del nostro “topolino delle nevi”, dedicata a Celina Seghi; qui i suoi numerosi trofei esposti infondono una energia ed una voglia di riscatto irresistibili. Il nostro “topolino” (soprannominata così sia per la velocità nello scendere sulle piste che per la sua piccola statura) era straordinariamente tenace e sicuramente è stata una pioniera del femminismo, in un periodo storico in cui le donne rappresentavano la parte “debole” della società: a loro erano demandati i lavori casalinghi e la custodia di bambini e anziani, soprattutto in un piccolissimo borgo montano come era all’epoca Abetone. Leziosa, raffinata, ricca di dettagli è la sala dedicata a Celina; entrando, sulla parete sinistra ricorrono spesso fotografie di un uomo, sconosciuto a molti, ma fondamentale per la vita e la carriera della nostra atleta, suo fratello Gino. Suo il merito di aver individuato, con eccellente lungimiranza, nella sorella Celina, doti straordinarie per l’attività sciistica. I suoi trofei, piccoli, grandi, belli e preziosi sono esposti alla base dei tanti pannelli che descrivono i vari incontri avuti da Celina con personalità dello sport e dello spettacolo. Un pannello è dedicato anche alle numerose coetanee abetonesi che, con lo sci nel sangue, cercarono di imitarla, formando all’epoca una splendida squadra a livello nazionale.

SALA SCI CLUB ABETONE
Uscendo dalla sala dedicata a Celina (all’età di 100 anni ha presenziato alla inaugurazione della stessa) un ulteriore spazio è dedicato allo Sci Club Abetone (uno dei primi nella storia dello sci italiano) che, probabilmente, senza il contributo dei tanti campioni locali e la volontà di alcuni abetonesi, non sarebbe mai nato. Qui viene raccontata la storia di sei Campioni che non possiamo definire “minori” perché spesso è la vita stessa che determina occasioni più o meno fortunate: Vittorio Chierroni, Gualtiero Petrucci, Rolando Zanni, Gaetano Coppi, Luciano Seghi e Paride Milianti. Un paio di sci in legno massello ed un paio di racchette in nocciolo, altissimi entrambi, datati primi anni del novecento, fanno bella e preziosa mostra di sé.
SALA CENTRALE
Questa sala, centrale, è un mosaico di sci, scarponi ed attrezzature (donate da vari appassionati dello sci) che oggi definiremmo “antiche”, è incredibile per noi odierni sciatori guardare, osservare e non stupirsi di tanta ingegnosità. Qui si possono vedere i pellami, gli attacchi e le forme dei vari scarponi che si sono modificati nel corso degli anni. Un patrimonio da non sottovalutare, è molto interessante capire come lo scarpone, negli anni, abbia garantito sicurezza, tenuta, calore in chi li ha calzati.
LABORATORIO 1
Ma che cosa sarebbe un museo se non parlasse anche dei “terzisti”, cioè di coloro che hanno provveduto a vestire e calzare i nostri campioni? Così ci dirigiamo verso il piccolo laboratorio, il primo, quello dei calzolai, pieno di oggetti autentici con i quali i due fratelli Seghi, Dante e Beppe, fabbricavano gli scarponi di Zeno e degli altri campioni. Nella loro bottega, su suggerimenti dello stesso Zeno, nacque lo scarpone modello “Zeno Colo’” con la doppia allacciatura per garantire la massima sicurezza. Resistenti ed indistruttibili, fatti con materiale di primissima qualità. In questo piccolo spazio su di un pannello viene raccontata anche la storia del primo paio di sci nato all’Abetone.

LABORATORIO 2
A sinistra della stanza video, c’è la stanza di “Rosina”, sarta locale abilissima soprattutto nel saper cucire pantaloni da sci, tanto brava da essere notata da un famoso villeggiante fiorentino, lo stilista Emilio Pucci. Dalla loro collaborazione nacquero i primi pantaloni da sci con le ghette; di questi ultimi si possono ammirare alcuni esempi, i pantaloni originali utilizzati da Celina Seghi. Messo sotto protezione è possibile contemplare un bellissimo foulard di seta firmato dal nobile fiorentino e dedicato ad un suo grande amico: Vittorio Chierroni, il Campione sfortunato al quale, nonostante avesse vinto un campionato mondiale nel 1941, non fu omologata la vittoria per motivi bellici.
SALA DEGLI IMPIANTI DI RISALITA
Opposta alla sala del Laboratorio 2 troviamo alcuni vecchi e vecchissimi impianti di risalita: skilift artigianali e la prima ovovia; sui primi skilift era possibile appoggiarsi ad una barra di ferro per essere trasportati in alto, quelli più moderni avevano un piattello di plastica. Seguendo quel fil rouge che unisce un po’ tutte le sale del museo, vale a dire i pannelli descrittivi, anche qui è possibile conoscere tutta la storia degli impianti di risalita, dal primo, lo slittone presente all’esterno del museo, fino all’ultimo, l’“ovetto”. Immagini e testi suscitano in tanti visitatori bellissimi ricordi. Vengono ripercorse varie tappe, comprendendo anche località non situate ad Abetone, ma nelle sue vicinanze e dove si poteva andare a sciare: la Doganaccia (unica ancora attiva), Pian di Novello, Pratorsi e Dogana Nuova (unica località sul versante modenese).
≤È un piacere entrare dentro il Museo dello Sci perché al termine della visita ti senti orgoglioso di aver vissuto qualche ora in “compagnia” di tanti personaggi che hanno arricchito la montagna pistoiese e l’Abetone.
Testo Clarissa Tonarelli
Foto Lorenzo Marianeschi




