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Dall’acqua al filo

Sulla Montagna Pistoiese, a Ponte Sestaione, poco distante dalle arcate del ponte ximeniano sul fiume che dà il nome alla borgata, si trova un antico edificio che racchiude in sé artigianato, tradizione e storia locale. Da novanta anni ospita la Filanda Giannini, un’azienda in cui da tre generazioni il fiocco di lana tosata viene lavorato fino a diventare filo e poi intrecciato al telaio per trasformarsi in tessuti tradizionali e manufatti moderni. L’ edificio ha più volte cambiato identità nel corso dei secoli, sempre accogliendo attività legate all’acqua, grazie alla sua vicinanza al torrente Sestaione. Utilizzato fin dalla seconda metà del 1500 come Molino (un documento del 1576 lo riporta come “mulini di Meo di Biagio”), nel 1793 il locale viene trasformato in ferriera dalla Magona Granducale, la compagnia che controllava la produzione del ferro nello Stato Mediceo e che scelse questo luogo appunto per sfruttare la forza del fiume. Senza mai perdere le caratteristiche strutturali dell’epoca, nel tempo l’edificio viene utilizzato come segheria e cartiera. Nel 1900 diventa definitivamente un lanificio che verrà acquistato nel 1935 dai cugini Francesco e Silio Giannini e rimarrà della famiglia fino ai giorni nostri.
Oggi la filanda è gestita da Silio Giannini che ha iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia fondata dall’omonimo nonno subito dopo aver completato la scuola superiore. Rimasta un unicum nel suo genere nella provincia di Pistoia, la Filanda Giannini si occupa della lavorazione della lana in tutte le sue fasi. Il primo passaggio è la trasformazione da fiocco in stoppino di lana attraverso l’utilizzo di carde che districano le fibre e le dispongono in modo parallelo fino ad ottenere un velo poi suddiviso in stoppini che serviranno a realizzare il filo.
Il filatoio, o filanda, completerà la realizzazione del filo ritorcendo lo stoppino su se stesso per conferirgli resistenza ed ottenere un filato omogeneo pronto per la tessitura o le macchine da maglieria.
Per decenni la Filanda Giannini ha dato lavoro a numerosi operai anche facendo lavorazioni per aziende esterne, soprattutto nell’area pratese. Con il cambiamento del mercato in questo settore si è resa necessaria una piccola rivoluzione nell’organizzazione dell’azienda. Oggi Silio è rimasto l’ultimo artigiano in tutta la provincia di Pistoia ad occuparsi dell’intera filiera della lana, compresa la tessitura, adeguandosi al mercato ma con la forte volontà di mantenere viva la tradizione. Per usare le parole dell’antropologo Vito Teti, si tratta di una storia di “restanza”: “se stare in un luogo vuol dire prendersene cura nelle sue dimensioni memoriali, culturali e sociali, restare vuol dire sentirsi ancorati ad un luogo da proteggere e nel contempo rigenerare completamente”. Silio ha deciso di fare questo, restare e rigenerare, divenendo un perfetto esempio di “restante”. Infatti, dopo essersi allontanato da ragazzo per formarsi all’Istituto Buzzi di Prato come perito tessile, decide di tornare sulla sua montagna. La sua missione è portare la tradizione nel futuro, trasformando l’azienda di famiglia, che aveva una vocazione più industriale, in un’impresa artigiana che punta sulla qualità, la sostenibilità e l’innovazione. La sua è una passione che nasce da lontano, quando, studente appena diplomato, decide di comprare un telaio tutto suo e metterlo nel corridoio di casa, utilizzandolo per sperimentare la tessitura dei materiali più disparati, come lo spago o la iuta, e tecniche particolari come la lavorazione sarda. Con questa attitudine e nell’ottica di innovare rimanendo fedele alle lavorazioni del passato, Silio ha fatto la scelta di lavorare principalmente la pura lana nei suoi colori naturali e di avvicinarsi al mondo del biologico.

Sillo Giannini

Non utilizza più solo la lana locale, detta massese, tipica della Montagna Pistoiese, che in passato serviva a soddisfare le esigenze delle famiglie sia per l’abbigliamento che per l’arredamento, sotto forma di maglioni, calze, coperte e tappeti, ma che è ruvida al tatto. Oggi il mercato richiede fibre che conferiscono una maggiore morbidezza, più adatta ai prodotti di abbigliamento che Silio confeziona utilizzando sia il telaio a mano che il telaio meccanico a navetta. Molto apprezzati sono i suoi tappeti e le sue coperte che ricordano le stanze dei nonni, intrecciati riproducendo i disegni classici della tradizione locale. Pur cercando di tenere la filiera corta e quindi di reperire localmente la materia prima, nella sua produzione di tessitura artigianale Silio ha sperimentato la combinazione di filati diversi come seta, cachemire, mohair e alpaca, realizzando prodotti raffinati come sciarpe e stole che vende direttamente nel suo laboratorio o propone al mercato del biologico (solo per fare un esempio alla Fierucola a Firenze).
Per soddisfare questo settore si richiedono filati con colori naturali (il grigio, il moro e il bianco) o tinti con pigmenti ottenuti da vegetali come mallo e foglia di noce, cardo di castagno e iperico.
La piccola dimensione dell’ impresa e la sua posizione lontana dai centri abitati non sono stati un impedimento per la diffusione del suo lavoro e del suo messaggio, ma al contrario sono stati motivo d’interesse e di ricerca. Numerose sono state le sue collaborazioni con firme dell’alta moda italiana che hanno portato i suoi filati fino agli Stati Uniti e al Giappone.
Silio Giannini è diventato una sorta di testimonial dell’artigianato della lana ed è stato invitato a prestigiose trasmissioni televisive su canali nazionali e ad importanti fiere e mostre del settore dove porta non solo la sua competenza di artigiano ma anche la sua testimonianza di “restanza”, di uomo che senza clamore ma con un impegno che diventa sociale, contribuisce alla ricchezza immateriale della sua terra presidiandola con passione.
È innegabile che attività artigianali particolari come quella della Filanda Giannini corrono il rischio di non avere un seguito e rimanere esempi isolati. Per questo Silio si impegna costantemente nella divulgazione del suo sapere attraverso dimostrazioni e anche corsi di tessitura organizzati in collaborazione con associazioni locali che si occupano di valorizzazione del territorio.

Testo Cristiana Petrucci e Pietro Giannini
Foto Lorenzo Marianeschi e Archivio Filanda Giannini

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