Talvolta, per spiegare il legame che si forma fra una città, specie se piccola, e una disciplina sportiva, specie se annoverata fra quelle definite “minori”, non importa ricorrere agli albi d’oro e alle statistiche.
Basta la chimica. Oppure chiamatela come volete, tanto il senso non cambia.
È quel qualcosa che rende una singola attività e il tessuto in cui si radica come un tutt’uno, quasi come se le cose fossero sempre state così e così dovessero rimanere negli anni.
A Pistoia, con la scherma, è successo proprio così.
Non tanto a fine ‘800, quando il “tirar di scherma” era una sorta di titolo di merito, a cui ambiva persino Geppetto quando fantasticava sulle doti che avrebbe dovuto avere il suo burattino, e allorchè anche Pistoia non si sottrasse al fascino del duello sportivo.
E nemmeno negli anni ’20, quando pure personaggi di grande spicco come Beppe Nadi (nativo proprio di Pistoia, fondatore della gloriosa Fides Livorno e padre del pluricampione olimpico Nedi Nadi) tennero a battesimo qualche piccola scuola.
L’amore, quello vero e viscerale, è scoppiato all’alba degli anni ’60. Un nome anonimo, “Accademia”, che presto divenne intitolazione ad un giovane e sfortunato schermitore, Vincenzo Chiti. Un manipolo di appassionati, quasi tutti facenti capo alla sede centrale della Cassa di Risparmio (la “Cassa”, a proposito di tradizioni). E, soprattutto, la voglia di farsi conoscere.
Sì perché, a parte i risultati sportivi, e che risultati, la scherma è diventata una “cifra” della città di Pistoia perché fino dal primo momento in cui in città è sorto un circolo ufficialmente affiliato alla Federazione nazionale, le dirigenze che si sono succedute negli anni hanno sempre desiderato con forza di dare visibilità ad una disciplina, ad un mondo che diventava noto ai più ogni quattro anni, ma che nei periodi lontani dai fasti olimpici tornava ad essere poco più che un oggetto misterioso.
E per cominciare, non fu scelta una sede a caso, perché, quando i Beatles erano ancora nel pieno della loro carriera, Pistoia scoprì la scherma alla luce dei sontuosi lampadari de “Le Stanze”, il salotto buono della città.
Da allora, non c’è stato spazio aperto che non sia stato sperimentato per stendere le pedane, sia in città che in provincia. Non ci credete? Beh, allora a questo punto, anche se le statistiche non ci piacciono un granchè, un bell’elenco ci vuole.
In ordine sparso e non cronologico: la palestra “Fedi”, l’Auditorium, il liceo scientifico di Pistoia, ma anche quello di Montecatini, la Sala Maggiore del Palazzo di Giano e il palazzo dei congressi di Montecatini, la palestra della scuola “Anna Frank”, la Cattedrale, il PalaVinci e il PalaTerme di Montecatini, i palazzetti di Borgo a Buggiano e di Casalguidi, un padiglione dell’ex Breda, il pattinodromo delle Fornaci, la palestra dell’istituto Capitini, lo spazio di Pistoia Fiere, il palazzo Buontalenti e, dulcis in fundo, la biblioteca San Giorgio.
Ecco perché a Pistoia, da sempre, si respira scherma e perché in città c’è veramente tanta gente che, anche se per pochi mesi, ha messo piede nella sala di scherma cittadina.
Ovvio che tanti anni di fermento organizzativo e di lavoro sulle pedane hanno prodotto anche risultati e soddisfazioni. L’attività organizzativa ha portato in città eventi di grande spessore, primo fra tutti, e per un ventennio, la coppa del mondo under 20 di fioretto femminile, che ha consentito al pubblico pistoiese di vedere all’opera tante ragazzine di talento che sarebbero poi diventate vere e proprie icone dello sport italiano, come Dorina Vaccaroni, Giovanna Trillini o Valentina Vezzali.
E poi lo storico trofeo “Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia”, per oltre trent’anni uno dei più importanti appuntamenti nazionali per gli under 14, i campionati italiani assoluti a squadre, i campionati italiani veterani e l’affascinante e curiosa semifinale della coppa Italia che le formazioni di Pistoia (poi vincitrice del trofeo) e Formia si giocarono nel salone della biblioteca San Giorgio.
Si può dire che tutti i più grandi talenti della scherma italiana dagli anni ’70 ad oggi sono almeno una volta transitati sulle pedane che, qua e là, la dinamica società cittadina riusciva a stendere.
E molti dei bambini che, anche solo per curiosità, si sono affacciati in questi luoghi, sono stati quelli che, anno dopo anno, sono stati la linfa della scherma pistoiese. Chi per gioco, chi per passione, chi conservandone poi un bel ricordo, chi rimanendoci “imprigionato” per sempre, perché la scherma, è strano ma è così, è una malattia da cui si guarisce difficilmente.

E che regala gioie inaspettate che si trasformano in risultati, medaglie, successi che negli anni sono andati anche al di là della dimensione di una piccola società. Tutto è iniziato nel 1973, quando un ragazzino, che si chiama Massimo Taddei, diventò campione italiano della categoria “allievi”. Quattro anni dopo si mise al collo una medaglia alle Universiadi e, negli anni successivi, di quei titoli tricolori fra gli under 14 ne arrivarono altri, con altri ragazzini animati dalla stessa voglia e dotati del necessario talento. Cominciarono ad arrivare maglie azzurre, partecipazioni ai circuiti della coppa del mondo e, all’alba del nuovo secolo, la consacrazione più grande, la medaglia olimpica che Gabriele Magni si mise al collo a Sydney.
In anni recenti, ancora affermazioni internazionali con i titoli mondiali giovanili di Fabio Mastromarino e Nicol Foietta, e veterani di Luca Magni, la vittoria della coppa Italia da parte della squadra di spada maschile, titolo che la consacrò miglior formazione italiana non militare e l’approdo delle squadre di spada maschile e femminile nel massimo campionato.
Alla fine, a voler fare i conti, siamo a 6 titoli mondiali, una decina di titoli europei e circa 50 titoli italiani.
Una crescita che ha consentito alla società, oggi sostenuta con convinzione e passione da Chianti Banca, di aprire i propri orizzonti, dedicandosi, ad esempio, all’attività paralimpica dove ha colto grandi successi e grazie alla quale ha ottenuto dalla Regione Toscana la certificazione della propria palestra, ove sono state abbattute le barriere architettoniche, all’interno del progetto SportHabile.
Recentemente, la società è stata ammessa anche al progetto “Nastro Rosa” grazie al quale, con l’attività schermistica, viene agevolata la riabilitazione neuromuscolare delle donne operate di tumore al seno.
Insomma, il piccolo circolo “Vincenzo Chiti” ne ha fatta di strada. Oggi si chiama “Scherma Pistoia 1894”, con l’anno che ricorda quanto a fondo nel tempo siano radicate le tradizioni schermistiche cittadine, ed un nome più…ecumenico dopo che nel 2018 la “Chiti” e lo “Sporting Prato” si sono unite in un unico progetto.
Quello di uno sport che è diventato parte integrante della realtà che lo circonda.
Testo Luca Magni
Foto Lorenzo Marianeschi




