Il settore vivaistico pistoiese presenta peculiarità che lo differenziano dalle coltivazioni agricole tradizionali. La molteplicità delle specie, la richiesta di qualità estetica elevata, nonché l’orientamento verso piante “pronto effetto” per giardini e parchi, impongono un elevato livello di controllo fitosanitario. Come si lega tale argomento al concetto più ampio di /della sostenibilità? La risposta merita un’analisi approfondita.
L’uso degli agrofarmaci — ovvero dei prodotti fitosanitari utilizzati per combattere parassiti, malattie e infestanti — assume, per esempio, un’importanza centrale nella produzione vivaistica. Tuttavia, da un punto di vista della sostenibilità, questo uso solleva numerose questioni: dalla selezione delle sostanze attive alla tempistica e modalità di applicazione, dalla necessità di limitare la deriva e l’impatto ambientale fino al tema della resistenza e della qualità dei prodotti finali.
Un approccio sempre più condiviso è quello della lotta integrata o della difesa fitosanitaria guidata da indicatori (monitoraggio, soglia d’intervento, trappole, controllo biologico) anziché da calendari rigidi. Questo consente di ridurre il numero di interventi, le dosi utilizzate e quindi l’impatto dell’attività stessa. Le aziende vivaistiche stanno sempre più adottando protocolli che prevedono l’uso di agrofarmaci con basso impatto ecologico, tra i quali anche l’adozione di programmi di difesa biotecnica con insetti antagonisti.
Non va inoltre sottovalutato l’effetto collaterale positivo: la riduzione degli agrofarmaci contribuisce al miglioramento dell’immagine dell’impresa, alla mitigazione dei rischi fitosanitari e alla facilitazione di accesso a certificazioni ambientali o a mercati sensibili al tema “verde sostenibile”. È dunque un’opportunità che consente di coniugare ambiente, qualità e competitività.
Altro tema di cruciale importanza nella produzione di piante ornamentali da esterno riguarda l’uso della plastica, in particolare nei vasi e nei contenitori. Il vivaismo pistoiese, infatti, si caratterizza per una produzione che utilizza in modo massiccio contenitori plastici (vasi, alveoli, film, teli pacciamanti). Una recente indagine ha evidenziato che, nei vivai esaminati in provincia di Pistoia, la plastica utilizzata nei vasi rappresenta tra il 70% e il 93% del totale del peso delle plastiche rivolte all’attività produttiva.
Sebbene la quantità di rifiuti plastici derivanti dallo smaltimento sia relativamente contenuta rispetto al totale delle plastiche impiegate, il dato mette in evidenza quanto l’uso delle plastiche costituisca una componente strutturale del sistema produttivo.

La sfida della sostenibilità in questo ambito si declina in più direzioni: dalla scelta di materiali riciclabili o già riciclati per i vasi all’adozione di pratiche di raccolta differenziata e circuiti di riciclo interno o integrato con filiere esterne.
Nel concreto, alcune imprese vivaistiche hanno già intrapreso progetti rivolti all’economia circolare degli imballaggi e dei contenitori plastici: un segnale concreto che la transizione è in atto. L’obiettivo strategico è ridurre l’impronta ambientale legata ai materiali di uso quotidiano e favorire un modello di produzione che consideri non solo il ciclo biologico della pianta, ma anche quello dei materiali che la contengono e la accompagnano fino all’acquisto da parte del cliente.
Per una realtà produttiva che guarda alla sostenibilità con serietà, la semplice riduzione degli input e l’ottimizzazione dei processi non bastano: è necessario conoscere in modo sistematico l’impronta ambientale complessiva. In questo senso, l’adozione della metodologia Life Cycle Assessment (LCA) rappresenta una scelta avanzata: consente di analizzare il ciclo di vita del prodotto e di quantificare emissioni di gas serra, consumo di risorse (acqua, energia, materia prima), scarti e rifiuti generati.
Nel caso del distretto pistoiese, l’uso dell’LCA permette di mettere ordine all’apparato complesso delle attività vivaistiche: numerose specie, diverse modalità di coltivazione (in pieno campo, in contenitore), cicli di produzione di lunga durata (anche 10-20 anni per alberi di “pronto effetto”) richiedono strumenti di analisi adeguati.

Adottare un approccio LCA, inoltre, rafforza la cultura interna: ciascuna funzione aziendale — produzione, logistica, acquisti, vendita — può riconoscersi come parte attiva del percorso di sostenibilità. La consapevolezza che ogni scelta (dal vaso, al fertilizzante, al metodo di irrigazione) ha un peso nel bilancio ambientale cambia lo sguardo sul lavoro quotidiano.
Se è vero che il settore del vivaismo ornamentale pistoiese è già oggi una realtà di eccellenza per varietà, qualità e internazionalizzazione, è altrettanto vero che la sostenibilità ambientale rappresenta una frontiera da consolidare. Non si tratta soltanto di contenere costi o rispondere a normative: si tratta di costruire un sistema produttivo virtuoso che valorizzi le risorse, riduca gli impatti e rafforzi la competitività nel lungo termine.
Le imprese che sapranno integrare questi temi nella strategia aziendale saranno quelle in grado di distinguersi in un mercato sempre più attento alla sostenibilità. Inoltre, l’adozione di strumenti come l’LCA e la comunicazione dei risultati ambientali diventano leve di fiducia nei confronti di clienti e stakeholder: il verde non è più solo estetica, ma responsabilità ambientale e valore tangibile.
Infine, per il distretto pistoiese ciò significa avere la possibilità di trasformare un modello produttivo tradizionalmente forte in un modello leader anche sotto il profilo ambientale: un vivaismo che produce bellezza, che tutela l’ambiente e che si proietta con consapevolezza verso il futuro.
Testo e foto di
Alessandro Gnesini
Foto Carolina Begliomini – Lorenzo Marianeschi




