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NADIR di Marina Arienzale

L’installazione NADIR vuole ricreare, nel prato sotto il Ponte Sospeso di Mammiano, una costellazione di stelle

Il progetto Segnavie si occupa di sviluppare la sentieristica sia di vallata che di montagna attraverso un’offerta turistica in cui si intersecano interventi relativi alla valorizzazione di aree di importanza storico-ambientaleculturale sia sul piano prettamente ricreativo che su quello artistico.
Lungo il percorso tracciato infatti si articolano progetti artistici in stretta connessione con il territorio e con la comunità con cui instaurano un dialogo, realizzati da artisti contemporanei la cui pratica coincide con una ricerca affine all’approfondimento del legame con il luogo specifico.
Fa parte del progetto Segnavie l’installazione di Marina Arienzale intitolata NADIR che consiste nel ricreare una costellazione a terra, le cui stelle sono composte da ceppi di legno sagomati, situata sul prato sotto il centro del ponte sospeso di San Marcello Piteglio, realizzata in modo tale che sia quasi impercettibile di giorno, ma visibile di notte grazie all’uso di una vernice fotoluminescente che catturando la luce solare la riflette alla sua massima potenza proprio sul calare del sole.
La costellazione della vela riprodotta nell’installazione dell’artista è la costellazione che si trova esattamente in posizione opposta rispetto a dove ci troviamo (Il Nadir, seguendo il significato astronomico, è la controparte rispetto allo Zenit, il polo che non vediamo mai), e anticamente coadiuvava l‘orientamento dei navigatori nelle loro spedizioni verso terre sconosciute; seguendo questo filo di senso l’installazione NADIR ci spinge oltre a trovare nel familiare, sottolineato dall’uso di materiali autoctoni, qualcosa di sorprendentemente nuovo. L’artista ha infatti utilizzato ceppi di legna provenienti dai boschi circostanti che ha poi dipinto con una tinta fotoluminescente affinché’ la materia non risultasse estranea al contesto e il cui ciclo di vita non interferisse con gli equilibri ecologici del territorio.
In antichità quando il cielo era coperto dalle nuvole, gli aruspici non potevano fare divinazioni e profezie, i viaggiatori non potevano orientarsi, quindi l’assenza di stelle accendeva in quegli uomini quel qualcosa che diventa desiderio. Il desiderio tende sempre verso l’altro, parte da un’esperienza di mancanza per raccogliere una forza che porta al di là di se stessi. L’etimologia della parola desiderio (dal latino de e sidera) significa la mancanza delle stelle. È da una mancanza che si esprime un desiderio. Guardando le stelle ci si sofferma forse per la prima volta a chiedersi cosa si desideri davvero e come sia difficile scorgerlo nel profondo. In un certo qual modo si deve apprendere come desiderare. NADIR in questo senso si pone come guida verso questo viaggio nel desiderio, instaurando un dialogo con il paesaggio: il paesaggio montano di San Marcello Pistoiese e quello psicogeografico, amplificando il potenziale immaginifico del viaggio. Non è forse un viaggio la comprensione stessa del desiderio?
Seguendo questo percorso filologico incontriamo un’altra etimologia interessante: la radice di uno dei termini che nella lingua greca designa il “mare”, pontos (cfr. lt. pons, pontis) ha il significatobase di “cammino, sentiero, passaggio”. Come si raggiunge il mare da un ponte sospeso su un monte? Guardando il cielo, come i fenici fautori dell’orientamento astronomico.

CAMMINO METAFORICO

In questo modo la scoperta dell’identità locale è legata al territorio tramite le qualità geografiche ed eno-etnografiche, ma anche tramite la capacità del territorio stesso di creare consapevolezza e sperimentare con topos stereotipici quali la bellezza e il paesaggio utilizzando le possibilità interrogative e immaginative che l’arte offre.

Osservando l’installazione, sorprendendo la nostra fantasia, ci ritroviamo a fare un viaggio al cui centro troviamo, tramite le stelle, il cielo, la terra e il mare.
L’ausilio dell’immaginazione porta la vertigine a diventare la guida di questo viaggio verso l’impossibile, mostrandoci quello che non vedremmo, quello che si nasconde alla vista, ma non alla mente.
L’opera NADIR ci spinge a superare la cultura e la società in cui viviamo e in cui esperiamo il nostro paradigma collettivo, ad andare oltre, a fare un cammino e a guardare in alto e in basso, sospesi, e pronti a porre il nostro pensiero critico di fronte alle mille possibilità dell’immaginario.

Testo Francesca Biagini

Foto Marina Arienzale

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Pubblicazione di punta della Giorgio Tesi Group è la rivista trimestrale gratuita NATURART, edita in italiano e inglese dal 2010 con l’intento di valorizzare in Italia e all’estero le eccellenze e i tesori custoditi da Pistoia e dalla sua provincia. Naturart è media partner riconosciuto per gli eventi speciali di numerose istituzioni locali impegnate nella promozione del senso di orgoglio e di appartenenza a questo territorio.
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