Bellezze ancora sconosciute al pubblico

Bellezze ancora sconosciute al pubblico

Oltre settecento specie in natura, diffuse soprattutto in Europa, Asia e America del Nord. Non sono mai state coltivate. Solitamente presenti nei giardini botanici.

Il riscatto dei Cornus  è arrivato con il commercio delle piante a scopo ornamentale, allo scadere del 19° secolo. Prima, in pochi, si erano accorti delle sue belle caratteristiche. Anche il nome la dice lunga sull’utilizzo della pianta in un mondo rurale: Linneo, a metà del ‘700, avrebbe scelto il termine Cornus, ispirato dall’attrezzo agricolo a due denti, chiamato, per l’appunto, “corno”. Nessuna assonanza fisica, solo una più generica convenienza, perché il legno di quegli attrezzi proveniva, nella maggior parte dei casi, dal sanguinello, Cornus Sanguineum, o dal corniolo maschio, Cornus mas. Pure il nome comune dato dagli americani del nord, identifica bene l’utilizzo di queste piante: “Dogwood”, contrazione di “Dagger-wood”, ovvero legna per daghe. In ogni caso, europei e nordamericani hanno fornito un’interpretazione sull’utilizzazione pratica dei Cornus.

Adesso, invece, sono in commercio, a scopi ornamentali, molte specie e varietà di queste piante. Sul globo terrestre sono state censite ben 728 specie del genere Cornus in natura. Senza considerare gli ibridi e le cultivar, che si contano a centinaia. Occorre una precisazione: tra le innumerevoli specie scoperte dai botanici, la maggior parte sono rimaste in natura e non sono mai state coltivate.

Resteranno, quindi, sconosciute al grande pubblico, accessibili solo nei giardini botanici o nelle dettagliate nomenclature dei testi scientifici. Si tratta di alberi e arbusti diffusi quasi dappertutto nelle regioni temperate dell’emisfero nord, dei tre continenti, America, Asia, Europa, e molto poco, invece, nell’emisfero sud. Nell’Africa tropicale è stata censita una sola specie, due in Sud America e tre in America Centrale. Adesso vengono utilizzate a scopo ornamentale per le caratteristiche del legno, delle brattee o per il fogliame, in alcune varietà ben variopinto. Nonostante la maggiore diffusione, hanno mantenuto il proprio semplice e rustico valore. Si prestano, infatti, a fornire un tocco di colore mai troppo eccentrico, come nel caso di Cornus alba, dal legno rosso porpora, con foglie screziate in alcune varietà.

La semplicità la si trova tutta nel Cornus mas, o corniolo, alberetto tipico delle nostre latitudine le cui bacche venivano utilizzate fin dai tempi romani. Più imponente la bellezza del C.florida, con fioritura abbondante da mozzare il fiato. Questo, comunque, pare un genere ancora in grado di dare tanto e la cui ibridazione non smetterà di offrire spunti per il gusto dell’uomo.

Cornus kousa ‘Venus’®

 

Protagonista della primavera

Al colmo della fioritura le brattee possono arrivare a 15 centimetri di diametro.

Preferisce una posizione soleggiata.

Ha ricevuto la medaglia d’oro al Chelsea flolwer show, Oscar della botanica.

In Italia, distribuito dalla Giorgio Tesi Group.

TESTO

Wolfgang Eberts

 

La grande famiglia dei Cornus è capace di giocare un ruolo importante in quell’orchestra chiamata primavera. Cespugli considerati modesti e marginali possono avere una parte importante in quella sinfonia, anche da primo violino. L’ultima varietà, il Cornus kousa Venus®, può essere la  “Diva”  riuscendo a conquistare il cuore di giardinieri e amanti delle piante. Ha una storia che si potrebbe racchiudere in un titolo: “L’est incontra l’ovest”.

In  generale, i Cornus ornamentali provengono da due regioni degli Stati Uniti:  il C.florida a est e il C. nuttalii a ovest; l’Asia è, invece, patria del C. kousa var. chinensis. Da alcuni anni, la specie C.florida è suscettibile all’antracnosi (Discula destructiva) un patogeno molto aggressivo e senza rimedi risolutivi. Cornus kousa chinensis è invece resistente all’antraconsi e questo ne ha aumentato, senza dubbio, il mercato. Il C.kousa “Venus” ®, è un ibrido al contrario di molte varietà selezionate da seme.

Al professore Elwin Orton, della “Rutgers University” del New jersey, padre della “Venus” ®, ci sono voluti oltre diciotto anni per ottenere il risultato finale, a lui soddisfacente.  Tutto nacque da un incrocio tra C. kousa chinensis e C. nuttallii, e dal successivo nuovo incrocio della progenie migliore con C.kousa. Così facendo, il corniolo cinese ha dato il 75% di DNA alla nuova varietà. È forse questa la causa  della sua resistenza all’antracnosi. La sua caratteristica ornamentale  principale è  la misura sorprendente delle brattee: al culmine delle fioritura, possono anche arrivare a 15 cm di diametro. Inizialmente di colore grigio, a inizio maggio, poi variano fino a diventare bianco-crema con il pieno sviluppo. Un pregio è rappresentato dal periodo di massima e abbondante fioritura, attorno al venti maggio, dopo C. nuttallii e prima di C.kousa. Questo ibrido, dedicato al pianeta più brillante del cielo, ha ricevuto molti riconoscimenti a fiere di settore, in Germania, Svizzera e Olanda. Ma il premio maggiore, comparabile all’Oscar del cinema, è stato la medaglia d’oro al “Chelsea flower show”.

Cornus kousa “Venus” ® predilige una posizione soleggiata o parzialmente ombreggiata e, soprattutto, un terreno leggermente acido. Dopo alcuni anni può raggiungere fino a  4 metri di altezza. Il fogliame, in autunno, presenta colori vivaci, dal viola al lilla fino al rosso vivo. Riesce a resistere alle basse temperature, fino a – 25°C, mentre soffre climi troppo secchi e caldi.

La licenza generale per l’Europa è stata concessa dalla Rutgers University a Baumschule Eberts di Baden-Baden in Germania e ora può essere distribuito anche dalla Giorgio Tesi Vivai.

TESTO

André Gayraud

FOTO

Libro “Monografia dei Cornus”

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