Fermarsi e partire

Fermarsi e partire

Le fotografie non traducono la realtà. La citano, accostando frammenti di spazio e di tempo per creare immagini, visioni personali.

Dettagli di Pistoia e dei suoi dintorni, immagini spezzate, troncate, come da un bisturi, ma giustapposte e incastonate, non si uniscono in un legame lineare o strettamente simbolico, ma come gemelle, rimodellano una esperienza, una fusione visiva dei vari strati di lettura di questo territorio. Vivere a Pistoia come straniera forse facilita queste scoperte di elementi variegati che formano un collage, talvolta come parallelismi, talvolta come opposizioni, un equilibrio di pieni e di vuoti, di rottura e continuità, sia di esperienza che visivi. Il primo impatto conta, ma poi si trasforma, particolarmente quando si diventa da turista residente.

Trovare le differenze e le analogie tra due città molto diverse è spesso un gioco fine a se stesso: si finisce per registrare delle stranezze o al più delle coincidenze, che non riescono a farci dubitare delle nostre impressioni e opinioni. Tutto questo sarebbe vero anche per un ipotetico confronto Pistoia-Berlino, due città che più diverse non si riesce a concepirle: una capitale europea aperta e multiculturale, fucina creativa di nuove tendenze culturali e di stili di vita, e il capoluogo toscano, forse meno ansioso di mostrarsi, quasi auto-protettivo delle sua vita concreta lontana dai riflettori e dai circuiti del turismo di massa.

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Manifestazione/Maddalena (dettaglio), Anonimo Fiorentino, Prima metà del XVII secolo, Museo Civico Pistoia; San Sebastiano (dettaglio), Alessandro Rosi, XVII secolo, Museo Civico Pistoia/Croce Arcana.

Sarebbe vero se non fosse per il ruolo iconografico dell’orso, simbolo di entrambe le città, animale guida della metropoli tedesca e del comune toscano. Gli orsi che ci accompagnano nelle visite in uno qualunque dei quartieri berlinesi e campeggiano nelle bandiere di Palazzo di Giano ci stanno probabilmente dicendo la stessa cosa: attento forestiero, qui non troverai modi ultra-gentili ed adamantini, disponibilità a senso unico. Anzi, il contatto con gli indigeni ti svelerà subito la loro anima anche scontrosa, che dovrai sforzarti di capire, rispettare e conquistare con tempo e dedizione. Se ne sarai capace, però, potrai diventare uno di loro, contraendo un patto di amicizia e appartenenza per tutta la vita con l’anima più profonda di queste due città.

Diventare berlinese richiede tempo, ero stata aiutata dalla mia identità tedesca oltreché dall’inesauribile offerta di eventi, stimoli e possibilità di ritrovarsi. Invece per Pistoia è stato necessario trovare degli alleati nei miei nuovi amici locali e arrivare a comprendere le modalità di relazione che i pistoiesi prediligono, ma anche il loro modo di vedere. Differenti dai fiorentini orgogliosi della loro città, talvolta anche insofferenti verso i turisti, tengono conto di Pistoia come microcosmo, con i suoi limiti ma anche le sue aperture.

Se si riesce ad entrare in connessione con questa realtà, allora la città e i suoi dintorni si riveleranno come potente luogo di esperienza, di creazione di immagini e di contrasti, con una ricchezza inaspettata di elementi diversi e contraddittori: Pistoia può sembrare antica, cupa, persino in letargo, ma come l’orso riesce anche a partorire d’inverno, e quindi a generare sorprese inattese, a mostrarsi vivace e divertente. Il suo paesaggio colpisce anche con una bellezza aspra, una natura varia e sempre nuova che si offre con valli, ruscelli, fiumi, colline, foreste, montagne, dal Padule di Fucecchio, all’Appennino, dalle pendici del Montalbano, alla svizzera Pesciatina.

In questa diversità enciclopedica, alla fine c’è posto per tutti quelli che sanno vivere con curiosità, ognuno può trovare il suo posto, non è necessario essere o diventare pistoiesi per stare a Pistoia, dentro o fuori le mura. Perché a Pistoia non c’è solo l’offerta naturistica, le risorse che vengono dedicate allo studio ed alla cultura sono tante, il patrimonio culturale è ricco, dagli edifici monumentali alle chiese, da Palazzo Fabroni a teatri e biblioteche, dal Parco di Celle alle gallerie, dalle case del popolo alle associazioni. Chi come D’Annunzio rappresenta Pistoia come città del silenzio, in preda ai suoi tormenti, probabilmente non è in grado di coglierne l’autenticità di città non turistica: la vicinanza di Firenze e di Lucca può distorcere la percezione di questa città fino a far pensare che non sia il caso di fermarsi qui.

Da pendolare che lavora a Firenze, Pistoia per me è un punto di partenza, ma anche un punto d’arrivo. Qui si nascondono tanti tesori, come l’archivio del fotografo Mario Carnicelli o anche la collezione del Museo Civico, che hanno ispirato alcuni dittici qui presentati. Offre la possibilità di conoscere, di abbinare, di appropriarsi e di rivalutare. Una confluenza di passioni, natura e cultura, che diventano matrice e complici, che come i frammenti permettono nei collage di attingere alla realtà mettendo insieme elementi del passato, del circostante, dell’immaginario collettivo per creare nuove visioni, un dialogo e un confronto, un tessuto familiare e straniante, fermarsi e partire.

 

TESTO e FOTO
Bärbel Reinhard

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