Il Padule di Fucecchio, l’area umida interna più vasta d’Italia

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Il Padule di Fucecchio

C’è qualcosa di nuovo oggi in Toscana. Anzi di antico…

Area meritevole di essere inserita nella coscienza collettiva italiana il Padule di Fucecchio, è una delle mete irrinunciabili per un’esperienza di vita culturalmente consapevole. Emozionante. L’area umida interna più vasta d’Italia aspetta di svelarsi alla conoscenza di chi fa del turismo arte di vita. Un luogo naturalistico e storico assimilabile all’eccezionalità paesaggistica delle Dolomiti o del delta del Po, qualcosa di nuovo, oggi nel sole, anzi “di antico”.

Nella sua integrazione con il Lago di Sibolla questo territorio, guardando all’intero insieme di aree umide, alternate a boschi, prati, terreni coltivati, ha una storia antichissima di piante ancora vitali, risalenti a ere di glaciazione lontane. Una storia di aree umide (ora definite laghi, ora paludi) che, per secoli e secoli, hanno segnato la vita, l’economia, la viabilità, la storia civile delle popolazioni residenti in quel triangolo di terra, che ha i suoi vertici a Monsummano Terme a nord-est, ad Altopascio a nord-ovest, a Ponte a Cappiano, sul bacino dell’Arno, a sud. E’ così che la viabilità medievale ha avuto i suoi passaggi obbligati e ben noti lungo le “vie francigene” laterali, cioè tra Altopascio e l’Arno a est, oppure ai piedi o sul crinale del Montalbano ad ovest; e lungo quegli assi viari sorsero nel lungo e vitale Medioevo hospitalia famosi, gestiti da organizzazioni altrettanto conosciute; basti pensare ai Cavalieri del Tau di Altopascio.

In epoche successive la zona è stata opportunità di vita – e allo stesso tempo causa di morte – per le popolazioni insediate sulle sue rive e sulle sue “gronde”. L’utilizzazione delle erbe palustri per rivestire fiaschi e damigiane, le vaste opportunità di pesca e di caccia, che garantivano un apporto economico, spingeva tutti i Comuni insediati sulle colline a nord della Valdinievole o sul Montalbano a ricercare un prolungamento territoriale fino al Padule di Fucecchio. Le vie d’acqua interne, naturali e artificiali, che mediante adeguati navicelli collegavano Livorno a Pisa e poi, risalito l’Arno, arrivavano fino ai molti porti realizzati ai bordi del Padule, assicuravano una vitalità commerciale attraente non solo per la Valdinievole, ma persino Pistoia e le sue industrie siderurgiche montane.

La malaria, però, era un dramma a cui doveva essere data una soluzione. Vennero così le prime bonifiche medicee, con la necessità di scegliere tra il fornire più pesci a Firenze o più terreni da coltivare per i possidenti e aria più sana per le popolazioni. Prevalse la forza della modernità e le bonifiche andarono avanti, sia con gli ultimi Medici, sia con i Lorena.

E dopo le progressive bonifiche ecco i problemi del presente: il massiccio incremento demografico, la crescente presenza di industrie nelle aree limitrofe al Padule, un’agricoltura sempre più legata al supporto della chimica, purtroppo, hanno contribuito a creare problemi gravi di inquinamento, coinvolgendo i corsi d’acqua che assicuravano il giusto apporto idrico alla flora e alla fauna delle zone umide. Era necessario intervenire prima che una presenza di paesaggio tanto ricca di storia scomparisse dal cuore della Toscana.

Così nel 1996 la Provincia di Pistoia, facendosi interprete di una sollecitazione popolare largamente diffusa – il Padule è nel cuore, nella memoria e nelle passioni di ogni residente del vasto territorio che cinge quelle aree umide! – istituì una riserva naturale negli spazi acquisiti dal patrimonio pubblico. Furono create la Riserva delle Morette e quella della Monaca-Righetti, che, assieme alla vicina riserva dell’area fiorentina, coprono complessivamente una superficie di circa 230 ettari, poco più di un decimo dell’intera superficie del Padule di Fucecchio (2.074 ettari).

Gli aspetti naturalistici di questa Riserva (gli interventi, cioè, di monitoraggio, di studio, di ricerca, di promozione e di educazione ambientale) sono oggi di competenza di una ONLUS, costituita dagli Enti pubblici locali, oltre che dalle rappresentanze dei proprietari privati e delle associazioni venatorie e ambientaliste, il Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione; sono affidati al Consorzio di Bonifica del Padule di Fucecchio gli interventi relativi alla gestione idraulica e alla manutenzione ordinaria.

Fra le porte di accesso culturali sono già in essere: il Museo della città e del territorio di Monsummano Terme e le strutture medicee di Ponte a Cappiano sul bacino dell’Arno. Mentre molti sono gli interventi in progetto, che, presto, renderanno agevole l’accesso per un pubblico di visitatori sempre più vasto. Questi sono luoghi ideali per osservare gli uccelli migratori che passano annualmente, quelli che qui stanziano, quelli che evidenziano, col loro incremento numerico e con la loro ritornata presenza, gli importanti miglioramenti dell’area.

L’istituzione della Riserva e la gestione del Centro di Ricerche ha il merito di aver attratto anche le cicogne, che sono tornate a nidificare. Un evento significativo e importante, tanto che si sono organizzati ben due “giorni della cicogna”. Nel rispetto assoluto della fauna, personale specializzato accompagna in visite guidate ad appositi osservatori, posti nel cuore delle aree umide. Il contatto è quasi diretto con la molteplicità colorita delle tante razze di uccelli acquatici presenti, che, protetti dal mirabile intrico dalla flora, si insediano a loro agio nel paesaggio multiforme.

Sul versante della valorizzazione storico-memoriale del Padule di Fucecchio le Amministrazioni comunali e provinciali, socie del Centro di Ricerche, hanno voluto che si realizzi un progetto particolare: il “percorso della memoria” che consenta la visita dei luoghi della strage avvenuta alla fine d’agosto del 1944, durante la ritirata delle truppe nazi-fasciste dall’Arno alla “Linea gotica” sull’Appennino. Qui famiglie inermi, che nel Padule abitavano o che qui speravano di trovare provvisorio rifugio, furono trucidate. La presenza di un tragico susseguirsi di cippi e di lapidi è rimasta, il collegarli in un percorso unitario consentirà di ricordare e meditare, per poi progettare un futuro di umana convivenza e di pace.

Coinvolgere, dunque, l’uomo con la natura, la storia, le tradizioni, con la sua cultura e le contraddizioni…Questi gli obiettivi antichi e nuovi che il Padule di Fucecchio può offrire ad appassionati esperti e neofiti. Organizzare ore indimenticabili di contatto con la natura e con se stessi è davvero alla portata di tutti.

Padule di Fucecchio

Progetti di valorizzazione ambientale

Molti gli interventi in programma utili ad assicurare la depurazione delle acque, una depurazione che garantisca la presenza di apporti idrici non inquinati anche nei periodi estivi, per garantire la sopravvivenza della flora e della fauna acquatiche nei mesi più aridi dell’anno (tanto più importanti oggi a causa delle modificazioni climatiche). E’ stata predisposta – dopo lunghi dibattiti e ampi processi partecipativi – la realizzazione di un apposito depuratore degli scarichi urbani sul lato ovest della Valdinievole, che assicuri acque depurate nel periodo estivo, mentre tutte le altre acque fognarie dell’area di levante verranno convogliate in un depuratore a sud del Padule. In parallelo verrà avviata una “rinaturalizzazione” dell’intero territorio. Come porte di accesso per i visitatori del Padule di Fucecchio verrà realizzata un’adeguata struttura a Castelmartini nel Comune di Larciano come Centro visite Est, mentre verrà recuperata la Dogana del Capannone nel Comune di Ponte Buggianese come Centro visite Ovest.

I progetti di valorizzazione del Padule di Fucecchio amplieranno la fruizione del patrimonio, sia dal punto di vista del turismo naturalistico, sia dal punto di vista storico-memoriale. La realizzazione di piste ciclabili lungo gli argini dei vari corsi d’acqua, che sono in relazione col Padule, è un obiettivo interessante per promuovere un turismo sempre più attratto da queste opportunità; anche il recupero di un sistema di navigazione interno lungo i canali principali, mediante l’uso dei tradizionali navicelli e barchini, consentirà di guardare a un decollo turistico sempre più significativo, ricercando gli opportuni agganci sia con le aree del benessere termale di Montecatini e di Monsummano, sia con quelle località dotate di un turismo storico-artistico importante.

Facciamo riferimento ai centri abitativi insediati ai bordi del Padule (da Altopascio ai molti “castelli” della Valdinievole, alle realtà del Montalbano, a Cerreto-Guidi, a Vinci…). Ma ci sono da valorizzare e da far scoprire al turismo nazionale anche le grandi fattorie e ville medicee realizzate sulle “gronde” del Padule, a partire dalla Villa di Bellavista di Borgo a Buggiano!

Per informazioni e prenotazioni:

Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio, Castelmartini di Larciano

tel. e fax 0573/84540,

e-mail: fucecchio@zoneumidetoscane.it

www.zoneumidetoscane.it

TESTI

Amedeo Bartolini

FOTO

Alessandro Magrini

Archivio Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio Onlus

 

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