Sui binari del tempo

Sui binari del tempo

Viaggio con applausi in funicolare a Montecatini Alto.

Dopo aver percorso il tragitto della funicolare, arrivati alla stazione posta in altura, i turisti giapponesi fanno un applauso al panorama della Valdinievole e all’esperienza di viaggio appena vissuta: qui capita anche di assistere a momenti come questo». A raccontarlo è il proprietario dell’impianto, Lido Cardelli, ardito imprenditore che da tre decenni mantiene in vita le due vetture rosse che, idealmente, dalla fine dell’800, uniscono la città di Montecatini con il suo castello. Oggi, questi antichi vagoni trasportano turisti da tutto il mondo: «Il 90% dei visitatori – spiega Lido Cardelli – sono stranieri, recentemente vediamo arrivare anche norvegesi, russi, cinesi, giapponesi, americani, australiani». La funicolare vanta numeri considerevoli: «Negli ultimi anni – continua Cardelli – abbiamo registrato una media di circa 40 mila passeggeri, quindi mi ritengo orgoglioso dei risultati raggiunti perché ripagano il lavoro di una vita».

Aperta con chiare finalità turistiche, la funicolare fu inaugurata nella primavera del 1898, quando gli stabilimenti termali di Montecatini attraevano migliaia di curanti nella emergente “città delle acque” toscana. Fin dagli inizi del Novecento, quindi, la funicolare aveva avuto il merito di creare un corridoio privilegiato, attraverso il quale offrire ai numerosi visitatori la possibilità di respirare aria fresca nel castello, diventato ambita stazione climatica dove trascorrere parte del soggiorno.

Questo inedito afflusso investì anche le famiglie umili del borgo, creando un fenomeno molto curioso: i fanciulli più poveri – per racimolare qualche moneta – attendevano gli arrivi nei pressi della stazione per raccontare la Storia di Montecatini, una filastrocca frenetica dove fatti, date, personaggi e curiosità erano raccontati tutto d’un fiato, creando così un’atmosfera meravigliosa. La realizzazione della linea, tuttavia, modificava per sempre il paesaggio della quotidianità.

Le stazioni poste a ‘monte’ e a ‘valle’, le rotaie e le veloci vetture introducevano elementi di modernità nell’ambiente agricolo ottocentesco, cambiavano la percezione del tempo e dello spazio nella risalita verso il borgo medievale, il quale si confermava ancor di più simbolo dell’antichità. Originariamente identificate solo con i numeri 1 e 2, oggi queste vetture sono conosciute con i nomi Gigio e Gigia e rappresentano quel moderno ed efficace strumento di un’antica strategia di accoglienza.

Il viaggio in funicolare – parallelo alla strada per il castello scandita dalle stazioni della Via Crucis – permette di entrare in una fotografia panoramica unica: i passeggeri seduti sulle vecchie panche di legno, oppure in piedi sul balconcino esterno in attesa che le vetture, una in salita e l’altra in discesa, come nell’Ottocento, si sfiorino allo scambio di metà tragitto.

Intervista a Giuseppe Bellandi sindaco di Montecatini Terme

Montecatini Terme negli ultimi anni sta andando incontro a un articolato processo di rinnovamento: rileggere il concetto di ville d’eaux e il modo di vivere gli spazi urbani attorno agli stabilimenti di cura. In questo rilancio turistico le architetture termali, le antiche infrastrutture, come la funicolare, e le virtù naturali del territorio, dovranno dialogare con la modernità dei grandi eventi mediatici ospitati in città. E, soprattutto, sarà necessario rispondere a una richiesta turistica variegata e molto diversa dal passato. La città termale, insomma, cerca di proporre una nuova immagine di sé.

La funicolare come prezioso ‘veicolo’ turistico?

La funicolare è una delle eccellenze di Montecatini, legata, questa sì, al passato, ma anche con un grande futuro nell’ottica del trasporto locale, quindi non solo per un utilizzo ricreativo: la città le deve essere grata. Il borgo storico rappresenta un’offerta turistica e culturale fondamentale per la nostra città, appetibile non solo per le terme.

Come guardare al passato e pensare al futuro?

Dal passato da cui veniamo abbiamo sempre da imparare, ma senza rimpianti, senza nostalgie: da lì veniamo, ma non vi torneremo. Il mondo è cambiato: l’esempio più clamoroso è la mole d’informazioni cui siamo sottoposti e che ci costringe a ripensare tutti i vecchi modelli, con i limiti del cervello umano che rischia una overdose pericolosissima e, come conseguenza, uno stato confusionale diffuso. E.C.

 

TESTI

Emanuel Carfora

FOTO

Fabrizio Antonelli

 

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