La Madonna della Pergola

La Madonna della Pergola

Unico dipinto certo di Bernardino Detti, è databile intorno al 1523.

Quante volte ci siamo trovati a passeggiare per le sale di un museo ammirandone le opere e domandandoci quale fosse la storia di ciascuno di quei personaggi o il significato degli animali e degli oggetti rappresentati? Talvolta, osservando un quadro, se ne apprezzano immediatamente il soggetto, i colori, la maestria dell’autore, ma non sempre si riesce a comprendere pienamente il significato di tutte le sue parti. C’è un’opera, conservata nel Museo Civico di Pistoia, la cui lettura, a prima vista, può risultare assai complessa, ma nonostante questo è impossibile non esserne catturati, tentando di indagarne anche il più piccolo particolare.

Ogni pistoiese che incrocia lo sguardo con quello della possente figura a destra della grande tavola, ci trova un po’ della storia della sua infanzia e della sua città: ci sono i nostri Santi, le erbe che siamo soliti trovare nei campi durante le passeggiate domenicali, i giocattoli che nei secoli hanno rallegrato tanti bambini e moltissimi oggetti che fanno parte della nostra tradizione.

L’opera, denominata Madonna della Pergola, è una pala d’altare rappresentante una Sacra Conversazione, proveniente dall’oratorio dell’ospedale di San Jacopo alla Pergola, nella prima periferia della città. Unica opera certa di Bernardino Detti, è databile intorno al 1523 e riporta il nome dell’autore nel cartiglio sorretto da uno dei personaggi, sul quale è chiaramente visibile l’iscrizione B.D.P. (Bernardino Detti Pinxit).

La rappresentazione si articola su tre livelli e la lettura procede dal basso verso l’alto. Il primo livello è occupato dalla Madonna in umiltà con il Bambino tra le braccia, icona assai cara alla tradizione pistoiese, accanto a loro San Giovannino, nell’atto di offrire doni al cugino.

In secondo piano dominano maestose le figure dei due Santi forse più cari alla tradizione pistoiese: San Iacopo in veste di pellegrino e San Bartolomeo; tra loro una fanciullina dal volto livido e le vesti scure, una figura di difficile identificazione, certamente persona cara alla committenza, che a lei ha voluto dedicare l’opera o per la guarigione in seguito ad una malattia o, più probabilmente, in ricordo della sua prematura scomparsa.

Spostando lo sguardo appena più in basso ecco la conferma di quanto ipotizzato: tra le braccia della giovane un cesto di frutta avvizzita e con le foglie appassite, l’immagine simboleggia la caducità della vita e la fragilità delle cose terrene, come anche il cardellino, che nell’iconografia sacra rappresenta la Passione di Cristo, o la presenza di una mosca sul braccio di Gesù bambino, ancora una volta simbolo di caducità. La
narrazione si conclude sullo sfondo con il Giudizio di Salomone, a riecheggiare l’inevitabile Giudizio Universale.

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Accanto alla complessa allegoria della morte e della caducità è centrale il tema dell’infanzia e del gioco. L’imponente figura di San Bartolomeo, che sul lato sinistro dell’opera impugna il coltello simbolo del suo martirio, richiama, nella tradizione pistoiese, il mondo dell’infanzia. L’inserimento della figura nella composizione è molto significativo per la storia della città, che lo elegge protettore dei bambini, seppure le fonti non gli attribuiscano mai tale “ambito” di protezione. Interessante dunque il rapporto di Pistoia con San Bartolomeo, adottato dalla città come “Santo locale”, un po’ come San Iacopo che, in veste di pellegrino con bordone e galero, viene mutuato dalla tradizione spagnola ed eletto addirittura patrono della città.

A Bernardino Detti dobbiamo anche la certosina cronaca della quotidianità infantile del 1500: l’opera è ricchissima di particolari e oggetti che ricordano
le usanze e le abitudini dell’epoca, come le fasce dei bambini abbandonate sul pavimento o il mucchietto di ciondoli donati da San Giovannino a Gesù, amuleti che, come ancora oggi accade, venivano regalati ai bambini appena nati per allontanare da loro le influenze negative.

Anche i giocattoli rivestono un aspetto interessante nella composizione: i sonagli costruiti con materiali di fortuna abbandonati sul pavimento, la bambola della bimba in secondo piano, il carrettino trainato dal ragazzino all’estremità sinistra, di cui si intravede soltanto il manico e lo stesso cardellino, che, secondo questa chiave di lettura, non ha un significato religioso, bensì ludico. Nell’antichità i bambini erano infatti soliti legare sottili fili alle zampette degli uccelli per farli volare intorno.

Da notare è anche la presenza di erbe, fiori e frutti nella composizione, tutti con un preciso significato simbolico. Tra i fiori troviamo la rosa canina, nel cesto e sul pavimento, con i suoi cinque petali, simbolo delle cinque ferite del corpo di Cristo, la rosa centifoglie in mano a San Giovannino, simbolo della purezza della Vergine perché senza spine, il garofano, simbolo dei chiodi della Croce. Anche la frutta nasconde un’infinità di significati: l’uva, rappresenta l’eucarestia, la foglia di peronospora malata è simbolo della morte che colpisce ogni essere vivente, la pesca simboleggia la salvezza, il fico l’albero di Giuda. Gli erbari antichi ci aiutano invece a comprendere il significato dei molti tipi di erbe: salvia e rosmarino ai piedi di San Giovannino, erbe aromatiche propiziatrici di lunga vita, ruta e iperico curative e utilizzate contro i malefici.

Un filo narrativo unico e sottile unisce dunque tutti gli elementi di questa straordinaria opera d’arte, che rappresenta un universo unico da indagare con diverse chiavi di lettura nelle sue singole parti, che trovano compimento nella complessità del dipinto.

TESTO

Martina Meloni

FOTO

Nicolò Begliomini

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