Sotto lo sguardo di Mercurio

Costruita dall’ombrellaio piemontese Antonio Lavarini, ha ospitato dal 1911 spettacoli di verità e poi il cinema.

La Galleria Vittorio Emanuele o Cinema Eden, inaugurata il 29 Dicembre del 1911, nacque come sala per spettacoli di varietà; a questa destinazione d’uso si affiancò poi quella di cinematografo, funzione che svolgerà unicamente dal 1946 fino alla sua definitiva chiusura, nel 1986.

La Galleria fu costruita su iniziativa del proprietario, Antonio Lavarini, umile ombrellaio piemontese, che reinvestì parte dell’ingente fortuna accumulata in pochi anni, nella realizzazione di diversi edifici per lo più a carattere pubblico: due cinematografi (l’Eden in via degli Orafi e il Modernissimo in via Buozzi), il teatro Politeama di via del Can Bianco, il suggestivo Emporio Duilio sul Canto della Porta Vecchia ed infine il Bastione Lavarini lungo viale Arcadia. Nei primi del ‘900 Antonio Lavarini, dopo aver acquistato l’area lungo la via degli Orafi, che nel Medioevo ospitava la Curia Maleficiorum (il tribunale criminale) e dal ‘500 le scuderie dell’albergo della Serena, realizzò la Galleria sfruttando anche le poche preesistenze rimaste.

Un particolare di una delle decorazioni presenti in Galleria

Per quanto il progetto sia firmato dall’Ing. Pilo Becherucci, l’ideazione vera e propria dell’edificio nasce dalla collaborazione tra Antonio Lavarini e la Fonderia Michelucci, che realizza tutte le strutture e gli apparati decorativi in ferro e ghisa, come testimonia l’architetto Giovanni Michelucci: Veniva in officina da noi e chiedeva ai miei fratelli tutti i pezzi di scarto che vi si potevano trovare. Poi prendeva tutti questi pezzi assortiti e ne tirava fuori, abilissimo, magari un cinematografo. A volte chiamava me, a ricucire tutta questa cianfrusaglia. La facciata è composta da quattro paraste in ghisa, con capitelli ionici ed elementi in vetro; è ripartita su tre livelli, distinti da tre fasce orizzontali costituite da insegne e caratterizzata da finti balconi che richiamano quelli presenti all’interno.

Al centro, in legno dorato e posta su una ruota alata, la statuetta di Mercurio, il protettore del commercio, che definisce la natura commerciale della galleria: la stessa statuetta era infatti presente anche sulla facciata dell’Emporio Duilio Lavarini.
L’ingresso originario era identificabile nella parte centrale e si estendeva in altezza fino al piano superiore, terminando con un arco fiorito, sormontato da ali e spirali in ferro battuto, mentre due draghi porta asta animano le estremità. Nelle vetrate laterali, erano invece esposte le locandine degli spettacoli.

Quando la cabina di proiezione, al centro della controfacciata, fu trasferita dal primo piano, al piano terra, l’ingresso principale fu spostato nel fabbricato adiacente e le vetrate prospicenti la strada, oscurate fino ad allora da tendaggi, furono tamponate definitivamente per ridurre la luce naturale.

Il primo livello presenta palchettibalconi in ferro battuto con volute fiorite e al centro una conchiglia con la sigla “FL”, Fratelli Lavarini.
Al secondo livello troviamo ampie vetrate colorate, sormontate da una fascia in vetro a scacchiera che richiama lo stemma pistoiese, mentre ai lati della facciata, due grifoni alati in alluminio sostengono due lampioncini, gli stessi che erano presenti sulla facciata del Cinema Modernissimo.
A concludere, la scritta galleria vittorio emanuele in legno dorato e bordi dipinti a tricolore, ed una pensilina in ferro e vetro, sostenuta da quattro mensole alate in ferro.

L’interno si presentava con la grande sala, con palco e balconate, dedita alla rappresentazione teatrale e alla proiezione dei primi film muti. Accanto alla sala principale erano presenti, sulla sinistra il nuovo ingresso e la sala di attesa, mentre sulla destra, una saletta provvista di galleria, riservata a spettacoli più privati, forse un po’ osé. Al primo piano erano presenti la sala d’attesa per l’accesso alla galleria, la prima galleria ed i camerini per gli artisti con un ampio salotto rialzato e decorato da vedute paesaggistiche, oggi occupato da un negozio. Al secondo piano, nuovamente, la sala d’attesa e la seconda galleria, mentre al terzo piano, in una posizione tutt’oggi poco visibile, l’abitazione dello stesso Lavarini, che quindi risiedeva proprio sopra la Galleria stessa.

Il solaio della grande sala fu realizzato in cemento armato, una tecnica insolita ed innovativa se messa in relazione all’epoca e ad una città di provincia come Pistoia.
La struttura è suddivisa in 12 ampi riquadri: al centro i 4 lucernari in ferro e vetro, decorati da stelle e strisce tricolore, 4 dei laterali furono realizzati dal decoratore Alfredo Flori, che realizza anche la decorazione parietale, con motivi continui e ripetuti, a ghirlande, ghirigori e pavoni, gli ultimi 4 furono adornati da grandi tele eseguite dal pittore Ugo Casanova.

Questi raffigurò quattro figure femminili attorniate da putti, che rimandano a simboli positivisti della belle époque, legati al lavoro produttivo ed al divertimento quali: Lavoro, Industria, Agricoltura e Arte. Ogni tela riporta una frase in latino: in probus labor omnia vincit (il lavoro onesto vince su tutto), ex industriae omnia florent (dall’industria tutto fiorisce), inde flores et fructus (da fiori e frutti, dalla natura), in arte libertas (nell’arte la libertà).

Gli elementi palchetto-balcone presentano ancora le balaustre in ferro battuto con terminazioni a volute fiorite, fiori di loto, tritoni.
Del palco non rimangono tracce se non nella parte superiore, in una vetrata tricolore con arco ribassato, decorato da racemi e elementi naturalistici, oltre alla presenza di due stemmi con la sigla dei Fratelli Lavarini, “FL”. Dopo alcuni anni di abbandono, a seguito della chiusura del cinema, l’Eden è stato restaurato e trasformato in galleria commerciale, negli anni 2000.

 

Testo
Andrea Bartolini
Niccolò Maccioni
FAI Giovani Pistoia

Foto Nicolò Begliomini

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