Una storia lunga 25 anni

Ivano Paci ha presieduto la Fondazione dalla sua nascita, nel 1992, fino al 2016: è lui che ne racconta la storia ai lettori di Naturart.

Per una istituzione tendenzialmente destinata a durare nel tempo, come la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, venticinque anni di vita non sono ancora “una lunga storia”, ma rappresentano già “una storia” che può essere narrata in modo da ricavarne una indicazione di senso, una direzione di marcia, mettendo in evidenza i caratteri peculiari che ne fanno un unicum all’interno del sistema istituzionale pistoiese, intendendo questa espressione allargata alla intera provincia, qualunque cosa essa sia diventata.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia è nata il 1 giugno 1992 come Ente conferente, con la stessa denominazione, a seguito della ristrutturazione delle casse di risparmio e delle banche pubbliche disposta dalla legge Amato del 1990 e dai decreti attuativi della delega nella stessa contenuta.
È toccato a chi scrive avviare la creazione di questo nuovo soggetto istituzionale e, per una serie irripetibile di circostanze, guidarne l’evoluzione e la crescita per ben ventiquattro dei venticinque anni recentemente ricordati, per farne ciò che doveva essere, l’innovazione istituzionale più importante e riuscita dal dopoguerra ad oggi.

Nel 1992 l’Ente, parola un po’ polverosa prevista dalla legge, con caratteri di soggetto pubblico avente l’obbligo di mantenere la maggioranza del capitale nelle banche conferitarie; nel 2002, a seguito della riforma Ciampi del 1989, la Fondazione: passaggio che non costituì solo un cambio di denominazione, peraltro assai più coerente con l’assetto strutturale e finalistico del soggetto di cui si parla e più comprensibile a livello internazionale, ma che dell’originario Ente cambiò anche la natura, da pubblica a privata, con piena autonomia statutaria e gestionale, pur sotto la vigilanza del Ministero del Tesoro, ora Ministero dell’Economia, come organo a ciò preposto.

Oltre al mutamento di natura giuridica, un aspetto essenziale del cambiamento realizzato con la riforma Ciampi, ha riguardato il rovesciamento della missione per quanto concerne le banche conferitarie, con l’obbligo per le fondazioni, non più di mantenerne il controllo, ma anzi di cederlo entro un arco piuttosto limitato di tempo. Alla norma esplicita si aggiunse poi negli anni successivi e fino a oggi, il chiaro e costante impulso politico
a uscire integralmente, in un tempo appropriato, da qualunque partecipazione nella banca di riferimento, nel nostro caso la locale Cassa di Risparmio.

A distanza di venticinque anni, la Fondazione Cassa Risparmio di Pistoia e Pescia presenta i tratti visibili di un organismo sano e fiorente: con un patrimonio solido e di entità molto accresciuta nel tempo; con un volume di interventi realizzati nel corso dei venticinque anni trascorsi che per numero, importo, qualità, distribuzione territoriale, costituiscono un bilancio fra i più brillanti nel novero delle 88 fondazioni di origine bancaria italiane; con una riconosciuta imparzialità che non ha creato contestazioni e senza compromissione alcuna con influssi politici o partitici. La Fondazione si è affermata come una istituzione sociale che dialoga e collabora con le altre istituzioni, specialmente quelle elettive, qualunque sia il segno politico della maggioranza che le governa. Nessuna discriminazione a priori, ma criteri definiti, espliciti, verificabili nella loro applicazione per le valutazioni e le scelte di merito.

Oggi la Fondazione è un’istituzione che esercita con autorevolezza e competenza il suo ruolo nel territorio pistoiese, che è il suo campo di azione pressoché esclusivo e che mostra evidenti i segni della presenza della Fondazione stessa, in ultimo con l’importante contributo da essa fornito alla definizione e attuazione dei programmi per Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017. Testimonia questo ruolo il sostanziale e costante consenso sui programmi e sulla gestione della Fondazione da parte dei naturali interlocutori della medesima: istituzioni elettive, associazionismo di volontariato culturale e sociale, altre realtà presenti sul territorio.

Avviandomi a concludere, richiamo qui un esercizio intellettuale che ho proposto negli ultimi anni della mia esperienza di presidente, e cioè immaginare come sarebbe oggi Pistoia e il suo territorio se la Fondazione non fosse mai esistita e quali sarebbero le conseguenze se essa cessasse di esistere per il futuro.
Venticinque anni sono un bel compleanno, un compleanno di fioritura e di promesse: lo è anche per la Fondazione che ha tutti i requisiti per continuare a essere un importante agente di cambiamento e di sviluppo culturale, sociale ed economico per l’intera comunità pistoiese.

Testo Ivano Paci

Foto Nicolò Begliomini

Tags from the story
,
More from Discover Pistoia

Capodanno a Pistoia: concerti e raggio laser con Villa di Celle

Col Capodanno si apre il programma di Pistoia Capitale Italiana della Cultura:...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *