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Un pagliaio per Boldini

Una piccola tavoletta, un capolavoro in miniatura. È un pagliaio immerso nella luce estiva della campagna toscana. Un soggetto semplice, ma carico di storia e suggestioni. È questa la nuova acquisizione di Fondazione Caript per le collezioni esposte al Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi e affidate alla cura di Fondazione Pistoia Musei: un dipinto a olio su tavola che apre nuove prospettive di lettura sul ciclo decorativo realizzato da Giovanni Boldini nel 1868 a Villa Falconer, nella campagna pistoiese.
Il Pagliaio di Boldini si configura come un tassello significativo per lo studio delle celebri tempere murali eseguite dall’artista ferrarese nell’estate del 1868 a Villa Falconer a Collegigliato, oggi Collezione Intesa Sanpaolo ed esposte nell’Antico Palazzo dei Vescovi. La tavoletta, che misura 19 x 10 cm, raffigura infatti lo stesso soggetto dipinto sulla parete ovest della sala da pranzo della villa: un collegamento diretto e documentato con il ciclo murale commissionato da Isabella Robinson Falconer. Un’opera “portatile”, dunque, che testimonia le fasi preparatorie e lo sguardo dal vero con cui Boldini ha affrontato quel progetto decorativo.

Nel 1978, la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia (oggi Intesa Sanpaolo) acquisì le pitture murali di Villa Falconer dalla moglie dell’artista, Emilia Cardona; le opere furono riallestite, in una disposizione fedele a quella originaria, all’interno dell’Antico Palazzo dei Vescovi, dove sono tuttora visitabili come parte del percorso espositivo Palazzo Aperto.
Ma il valore di questo piccolo dipinto va ben oltre il rimando iconografico. L’opera proviene dalla collezione privata di Cristiano Banti, pittore, mecenate e figura centrale del movimento macchiaiolo, nonché amico stretto di Boldini. Proprio a Banti, infatti, il giovane artista affidò molte delle sue tavolette eseguite in Toscana tra Firenze, Castiglioncello e la campagna pistoiese, prima della partenza per Parigi nel 1871. Conservate a lungo presso la famiglia Banti a Montemurlo, queste opere furono successivamente disperse e confluirono in prestigiose raccolte private, tra cui quelle del Duca di San Donato, di Mario Galli e di Enrico Checcucci.
Il dipinto rappresenta quindi una testimonianza diretta della fase toscana di Boldini, un periodo spesso offuscato dalla sua celebrità parigina ma tutt’altro che secondario. In quegli anni, ancora giovanissimo, Boldini sperimenta la luce, la materia e la pittura dal vero, in dialogo serrato con i pittori macchiaioli. La tavoletta oggi acquisita ne è un esempio emblematico: rapida, essenziale, vibrante, restituisce in forma intima lo spirito di una stagione artistica di grande libertà e sperimentazione.

Esposta alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze nel 2024, l’opera è stata attentamente esaminata dalla storica dell’arte e Direttrice generale di Pistoia Musei, Monica Preti, che ne ha proposto l’acquisizione a Fondazione Caript. Le etichette e i riferimenti presenti sul retro della tavola ne attestano l’autenticità e il prestigioso percorso collezionistico: l’opera risulta in vendita presso la Galleria Pesaro di Milano nel 1930, proveniente dalla Raccolta del Duca di San Donato che l’aveva acquisita da Banti.
L’arrivo di questo dipinto nelle collezioni pistoiesi non solo arricchisce il nucleo delle opere di Boldini già custodito dal museo, ma rafforza il legame tra l’arte, il collezionismo e la storia del territorio. Una pagina ricostruita che contribuisce a una visione più ampia dell’attività del giovane artista, ancora lontano dalla mondanità della Belle Époque, ma capace di cogliere la poesia della realtà quotidiana.

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