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marzo

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“Passaggi” delinea il percorso evolutivo di Marco Saielli attraverso due sezioni speculari che esplorano le diverse potenzialità della fotografia analogica: il controllo millimetrico del ritratto e la libertà
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“Passaggi” delinea il percorso evolutivo di Marco Saielli attraverso due sezioni speculari che esplorano le diverse potenzialità della fotografia analogica: il controllo millimetrico del ritratto e la libertà immaginifica del surrealismo. L’inaugurazione è in programma per sabato 14 marzo, alle ore 17, alla presenza dell’artista e con l’intervento della scrittrice Antonella Pederiva. L’orto di Giuliano (2004), sezione ospitata negli spazi interni, rappresenta l’esordio dell’autore nel mondo dell’analogico. Ispirandosi alla grande tradizione della ritrattistica novecentesca — da Richard Avedon a Irving Penn — Saielli realizza una serie in bianco e nero che brilla per delicatezza e sottile ironia, nel ritrarre il padre a contratto con i tesori del proprio orto.
Il progetto è frutto di un lavoro tecnico rigoroso e artigianale: l’utilizzo di fotocamere medio formato (Mamiya biottica e 6×4,5) e di ottiche d’epoca richiede un approccio lento, quasi meditativo. Ogni scatto è il risultato di una gestione manuale dello stop-down e di uno sviluppo chimico curato personalmente dall’autore nei minimi dettagli. Questa ricerca sul microcontrasto e sulla materia del negativo conferisce alle immagini una nitidezza
classica, capace di nobilitare il quotidiano in una dimensione senza tempo. Le vetrine sono invece dedicate al progetto Les rendezvous de Paris (2024). Realizzata in occasione del centenario del Movimento Surrealista, la seconda sezione della mostra segna un cambio di paradigma estetico. Qui, Saielli abbandona la stasi del medio formato per la dinamicità del rullino 35mm, strumento ideale per un approccio più istintivo e “agile”, e, attraverso la tecnica della sovraimpressione di più immagini, si allontana dal dettaglio descrittivo per abbracciare un linguaggio più analogico ed emozionale.
Le composizioni si fanno oniriche, trasformando la fotografia in un viaggio immaginario dove il tempo e lo spazio si fondono. In questo contesto, il controllo tecnico lascia spazio al caso e all’inconscio, dando vita a visioni che superano la realtà fisica per esplorare territori puramente surreali.

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oRARIO
Marzo 10 (Martedì) 10:00 - Aprile 4 (Sabato) 10:00

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Nell’ambito del programma di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026, sabato 21 marzo, dalle ore 17.00 alle 19.00, l’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio ospiterà un incontro di
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Nell’ambito del programma di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026, sabato 21 marzo, dalle ore 17.00 alle 19.00, l’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio ospiterà un incontro di rilievo europeo: la scrittrice svedese Elisabeth Åsbrink sarà protagonista di un incontro pubblico sulla sua opera e sui suoi temi prediletti, della memoria, dell’identità e delle radici comuni del nostro continente.
L’evento è realizzato con la collaborazione e il patrocinio del Consolato onorario di Svezia per la Toscana.
A conversare con l’autrice sarà Livia Frescobaldi, che nel suo ruolo di Console onorario di Svezia per la Toscana si è fatta promotrice di questo ponte culturale tra Stoccolma e Pistoia.
Insieme a lei, interverranno i Gruppi di lettura pistoiesi, che in questi mesi hanno approfondito l’opera della scrittrice, confermando la vivacità della partecipazione cittadina.
L’opera di Elisabeth Åsbrink, pubblicata integralmente in Italia da Iperborea, rappresenta un esempio magistrale di come la letteratura possa farsi strumento di indagine storica e civile, in perfetta sintonia con i valori di approfondimento e inclusione promossi dal progetto “Pistoia Capitale”. Al centro del dibattito pistoiese ci saranno i volumi che ne hanno consacrato il talento a livello internazionale:
- 1947: un’opera corale che ricostruisce l’anno in cui il mondo moderno ha preso forma dalle macerie della guerra, tra la nascita di Israele e i primi passi della Guerra Fredda.
- Made in Sweden: un’indagine che, attraverso 45 icone nazionali, approfondisce l’identità svedese oltre gli stereotipi, offrendo una riflessione acuta sulle sfumature e le complessità che si celano dietro il celebre modello sociale del Paese.
- Abbandono: un romanzo familiare epico che attraversa tre generazioni e tre città (Salonicco, Varsavia e Stoccolma), esplorando il peso dell’eredità e dei segreti.
- Il mio grande, bellissimo odio: l’appassionata biografia di Victoria Benedictsson, figura centrale della letteratura svedese, in cui l’autrice indaga il desiderio di libertà, l’amore tormentato e la lotta di una donna contro i limiti del proprio tempo.
- L’incontro rappresenta un’occasione unica per il pubblico di confrontarsi direttamente con
- un’intellettuale capace di leggere il presente con estrema lucidità, interrogando il passato per comprendere le sfide dell’Europa contemporanea
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oRARIO
(Sabato) 17:00 - 19:00
aprile

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“Passaggi” delinea il percorso evolutivo di Marco Saielli attraverso due sezioni speculari che esplorano le diverse potenzialità della fotografia analogica: il controllo millimetrico del ritratto e la libertà
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“Passaggi” delinea il percorso evolutivo di Marco Saielli attraverso due sezioni speculari che esplorano le diverse potenzialità della fotografia analogica: il controllo millimetrico del ritratto e la libertà immaginifica del surrealismo. L’inaugurazione è in programma per sabato 14 marzo, alle ore 17, alla presenza dell’artista e con l’intervento della scrittrice Antonella Pederiva. L’orto di Giuliano (2004), sezione ospitata negli spazi interni, rappresenta l’esordio dell’autore nel mondo dell’analogico. Ispirandosi alla grande tradizione della ritrattistica novecentesca — da Richard Avedon a Irving Penn — Saielli realizza una serie in bianco e nero che brilla per delicatezza e sottile ironia, nel ritrarre il padre a contratto con i tesori del proprio orto.
Il progetto è frutto di un lavoro tecnico rigoroso e artigianale: l’utilizzo di fotocamere medio formato (Mamiya biottica e 6×4,5) e di ottiche d’epoca richiede un approccio lento, quasi meditativo. Ogni scatto è il risultato di una gestione manuale dello stop-down e di uno sviluppo chimico curato personalmente dall’autore nei minimi dettagli. Questa ricerca sul microcontrasto e sulla materia del negativo conferisce alle immagini una nitidezza
classica, capace di nobilitare il quotidiano in una dimensione senza tempo. Le vetrine sono invece dedicate al progetto Les rendezvous de Paris (2024). Realizzata in occasione del centenario del Movimento Surrealista, la seconda sezione della mostra segna un cambio di paradigma estetico. Qui, Saielli abbandona la stasi del medio formato per la dinamicità del rullino 35mm, strumento ideale per un approccio più istintivo e “agile”, e, attraverso la tecnica della sovraimpressione di più immagini, si allontana dal dettaglio descrittivo per abbracciare un linguaggio più analogico ed emozionale.
Le composizioni si fanno oniriche, trasformando la fotografia in un viaggio immaginario dove il tempo e lo spazio si fondono. In questo contesto, il controllo tecnico lascia spazio al caso e all’inconscio, dando vita a visioni che superano la realtà fisica per esplorare territori puramente surreali.

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Marzo 10 (Martedì) 10:00 - Aprile 4 (Sabato) 10:00
