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Il teatro napoletano approda a Pistoia

A partire dalla recente uscita nelle sale del film di Mario Martone “Qui rido io”, si è riacceso l’interesse a livello nazionale per Eduardo Scarpetta, capostipite di quella che è definita la “famiglia reale del Teatro Napoletano”.
Eduardo, popolare autore, attore e capocomico della sua compagnia composta di artisti, figli riconosciuti e non come i De Filippo, fu l’autore di “Miseria e nobiltà” e il creatore del fortunatissimo personaggio Felice Sciosciammocca.
Mariolina Cozzi Scarpetta per anni si è dedicata al recupero della memoria di Vincenzo, figlio legittimo di Eduardo a cui il padre aveva lasciato di imperio la sua compagnia con il compito di perpetuare il suo repertorio teatrale.
Da Napoli Mariolina si è trasferita a Pistoia con il marito Edoardo, nipote di Vincenzo, portando con sé il prezioso archivio di famiglia (1885/1952) di cui si parla nell’intervista.
Per la consultazione dell’archivio si può inviare una mail a solejescesole@gmail.com

                        Era, come i suoi fratelli De Filippo, un abile caricaturista

Mariolina, ci puoi raccontare la storia dell’archivio?
La casa dei miei suoceri, oggi sede della Fondazione Eduardo De Filippo, era una miniera di documenti teatrali appartenuti a Vincenzo Scarpetta. Purtroppo, né il figlio né i nipoti dell’artista mostravano interesse per questo materiale e il fondo composto da copioni, spartiti musicali, caricature, lettere e agende di lavoro, giaceva abbandonato ma in discrete condizioni. Fu mia suocera a “scegliermi” e per me si è aperto il sipario su un mondo affascinante che dalla Belle Èpoque attraversa il Novecento fino agli anni Cinquanta.
Grazie all’archivio e a tre volumi da te pubblicati sul teatro di Vincenzo dal 1900 al 1930 (editi da Liguori di Napoli tra il 2016 e il 2018), si possono oggi leggere alcuni copioni delle sue commedie. In che modo Vincenzo riesce a rispettare l’eredità paterna e allo stesso tempo scoprire strade nuove?
L’operazione che fece sulla figura di Sciosciammocca non fu facile né, all’inizio, fu compresa dai “nostalgici” del teatro napoletano: troppo vivo e potente era il ricordo del padre. Vincenzo, ereditando il repertorio paterno, aveva il compito di continuare a promuoverlo e di tutelare la Compagnia come una vera e propria impresa. Essendo però un uomo dalla cultura straordinaria, raffinato musicista e soprattutto attentissimo alle novità, riuscì a traghettare Sciosciammocca dal teatro di tradizione alla contemporaneità miscelando teatro, musica e cinema. In pratica, del “tipo” tratteggiato dal padre, spesso rimase solo il nome come “marchio di fabbrica”.
Nell’altro libro curato da te e dallo storico Pasquale Iaccio, “Pionieri del cinema napoletano” (Liguori, 2015), si affronta invece l’esperienza cinematografica.
Fu Vincenzo che, fin dal 1907, si dedicò con interesse alla settima arte intravedendone le enormi potenzialità. Infatti non solo ne fu interprete e a volte regista, ma fu anche riduttore di commedie paterne adattate per lo schermo, autore di soggetti originali e di vere e proprie sceneggiature. Della sua carriera cinematografica più che trentennale, la fase più interessante è ciò che rimane degli anni del muto come il film “Il gallo nel pollaio” (1916) ritrovato ad Oslo con sottotitoli in norvegese. I suoi primi film del cinema muto utilizzavano sia i testi che gli artisti della sua compagnia (tra i quali Francesca Bertini, che debuttò a teatro nella compagnia Scarpetta, iniziando la sua carriera cinematografica nel film “Marito distratto, moglie manesca”) Vincenzo mise in pratica la commistione tra più generi, utilizzando cinema, teatro e musica come in “Max Landerna” parodia di Max Linder.
Il padre invece, dopo la deludente esperienza con La Musical Film di Sonzogno con cui aveva girato cinque delle sue commedie più celebri, abbandonò il cinematografo.

                                Una caricatura di D’Annunzio realizzata da Vincenzo Scarpetta

In campo musicale Vincenzo è stato anche compositore.
Vincenzo avrebbe voluto fare il musicista e dedicarsi a quel genere di spettacolo oggi chiamato musical.
Aveva studiato al Conservatorio di San Pietro a Majella ed era dotato di una bella voce: il suo debutto fu nel 1886 come cantante, enfant prodige, all’età di soli 9 anni. Durante tutta la sua vita artistica scrisse canzoni, musiche di scena, parodie musicali, sinfonie e romanze.
Nella tua casa ho ammirato foto di Vincenzo trasformista, numero teatrale allora in voga, ma soprattutto i suoi disegni e le caricature di attori o costumi da lui stesso ideati per le commedie.
Nei primi anni del ‘900, quando furoreggiava Fregoli, rivaleggiava con lui nell’arte del trasformismo vestendo panni femminili o interpretando più ruoli in una stessa commedia. Vincenzo, capocomico-imprenditore, era attore, autore, dipingeva i fondali, i costumi, componeva le musiche d’accompagnamento quando non dirigeva personalmente l’orchestra ed era, come i suoi fratelli De Filippo, un abile caricaturista.

Eduardo è stato per la sua compagnia di attori e figli capocomico accentratore e nella vita patriarca, dato che vita e sipario erano inscindibili. Attento all’educazione scolastica e alla formazione scenica della grande famiglia, entrava sovrano in ogni momento dell’esistenza dei figli.
Lavorando nell’archivio, quale personaggio ne esce fuori?
La figura che emerge è quella di un grande imprenditore. Famiglia e teatro erano tutt’uno e Eduardo Scarpetta viveva e agiva per il successo del suo teatro. Questa figura di padre-padrone era caratterizzata anche da un’indole umorale che lo portava ad eccessi di comportamento accettati per la sua fama e ricchezza.

 

Intervista e testo a cura di Stefania Nerucci

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