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Rinasce la Badia di Pacciana

Il contributo e l’impegno della comunità locale.La tradizionale Festa Storica di Settembre.

Una splendida abbazia benedettina si trova a circa sette chilometri a sud est di Pistoia, nel territorio tra i corsi d’acqua Ombrone e Brana, a circa trecento metri a nord dell’autostrada A11 Firenze –Mare; nel cuore del vivaismo pistoiese.

Costruita intorno al Mille è dedicata a Santa Maria Assunta e dà il nome al paese che nel corso dei secoli le si è creato intorno: Badia a Pacciana.

Quei monaci che la edificarono, appartenenti appunto all’Ordine di San Benedetto da Norcia, trovarono qui un territorio paludoso e malsano, perché i torrenti, che hanno origine dalle montagne circostanti, giunti in questa zona non avevano più un corso naturale e si impaludavano. I Benedettini li arginarono e iniziarono a stabilirne un corso regolare, bonificando un territorio che sarebbe divenuto fertilissimo per l’agricoltura tradizionale e, ai nostri tempi, per l’ortovivaismo.

Nel XII secolo l’abbazia entrò a far parte dell’ordine riformato dei Vallombrosani e si sviluppò notevolmente, grazie alle donazioni di beni fondiari da parte dei fedeli, tanto da divenire un centro ricco e potente, che nel Trecento si legò strettamente alle principali vicende politiche del tempo.

Nel 1322 il suo abate Ormanno Tedìci divenne capitano del popolo e poi signore di Pistoia. Questa signoria durò un paio d’anni ed ebbe il merito di far cessare la guerra, che da molto tempo insanguinava il pistoiese, inoltre, attraverso un accordo con il signore di Lucca Castruccio Castracani, rese di nuovo Pistoia autonoma, anche se stretta tra le due potenti città di Firenze e Lucca. Nel 1324 l’abate fu deposto dal nipote Filippo il quale l’anno successivo vendette la città a Castruccio e, nello scontro tra quest’ultimo e la parte guelfa, la Badia finì quasi totalmente distrutta.

Badia a Pacciana

Il resto del Trecento e tutto il Quattrocento segnano un periodo di decadenza fino al 1515, quando papa Leone X la unì al Capitolo fiorentino. A questa data non risulta più la presenza dei monaci e troviamo il monastero trasformato in una fattoria, dalla quale dipendevano le famiglie contadine della zona, controllata da amministratori fiorentini.

Nel 1537 la Badia di Pacciana si lega ancora una volta alle grandi vicende politiche toscane, poiché qui si scontrarono le due fazioni pistoiesi dei Panciatichi, favorevoli ai Medici e quella antimedicea dei Cancellieri: la chiesa venne incendiata, completamente distrutta e in seguito ricostruita.

Nel corso del Seicento e del Settecento il complesso abbaziale ha subito modifiche e ampliamenti, fino alle ultime trasformazioni della chiesa, secondo forme neoclassiche, nell’Ottocento. Nella seconda metà di questo secolo la parte del monastero fu venduta a privati e, nel ‘900 la troviamo abitata da molte famiglie, fino alla metà degli anni Settanta, quando la Curia Vescovile di Pistoia ne ha acquisito il possesso, grazie anche al notevole contributo delle famiglie del paese, che si autotassarono e misero insieme una somma di danaro decisiva per l’acquisto.

Nel 1976 ha avuto inizio la Festa storica che, attraverso molteplici e riuscite iniziative, come la sfilata in constume, la cucina, il concerto lirico ecc. ha ottenuto un progressivo e crescente successo di partecipazione; ben oltre i confini della stessa provincia di Pistoia dando alla popolazione una maggiore coscienza della propria storia. La Festa ha segnato anche l’inizio di un periodo in cui, attraverso l’impegno della parrocchia e di gran parte della comunità, è stato possibile attuare numerosi interventi nella chiesa, nella compagnia, nel monastero, fino all’ultimo, conclusosi nel 2003, che ha riportato il chiostro al pregevole stato attuale.

E’ stato da poco definito un progetto di recupero totale dell’intero complesso che vede coinvolti diversi soggetti: la Curia, la parrocchia, la Soprintendenza, il Comitato della Festa storica, l’Associazione Vivaisti Pistoiesi che si è fatta promotrice.

Il refettorio regala una straordinaria opera:

L’Ultima Cena

Generosità e amore condiviso per luoghi, gente, cultura.

Dopo l’ultima grande festa storica (la 35a), a Settembre 2010, ricca di eventi, apoteosi del forte legame sociale nella minuscola vivace comunità, è emerso dai calcinacci l’affresco dell’Ultima Cena, che, un tempo, decorava il refettorio del Convento dei Benedettini di Badia a Pacciana. Recentemente ha deciso di far conoscere la sua bellezza, rigorosa, monocromatica (come esigeva la regola dell’ordine conventuale degli operosi religiosi).

S’erano già fatti rilievi, ma, forse, il dipinto (risalente, si suppone, al 1300) aspettava d’essere trovato per “la su’ gente”. La comunità, da quando s’è sentita anche sostenuta da chi ha contribuito per il recupero della pregevole struttura conventuale, s’è ancor più trasformata in motore gioioso di inarrestabile lavorio. Ne dà testimonianza ammirata il pistoiese Massimo Gavazzi, il quale, nell’ambito dell’incarico conferito all’A.R.C di Giuseppe e Massimo Gavazzi (in collaborazione con lo Studio Architetto Gargini e con la supervisione della responsabile Dott. Masdea Maria Cristina della Sovrintendenza di Firenze) ha operato per il recente importante ritrovamento: “La gente è stata ed è straordinaria, mai nel nostro girovagare lavorativo abbiamo avuto un riscontro tanto entusiasta, interesse continuo e gioioso” dice Massimo Gavazzi.

Nascosta da un tramezzo, danneggiata dal tempo e ricoperta con starti di scialbo, bisognosa di aiuto, oggi la “Cena” ha riempito di felicità nuova tante brave persone. Vale proprio la pena di andarle a cercare in loco. Per osservare il bello già portato al meglio della Badia e il lavoro in progetto e progressione (nell’ambiente soprastante l’affresco sono emerse anche accurate scritte medievali).

L’occasione, davvero imperdibile, dove godere appieno del valore dell’accoglienza, degli aspetti storico-culturali e le emozioni di Badia a Pacciana, è la prossima festa a settembre. Le immagini della scorsa edizione (tratte dal libro di prossima pubblicazione sulla Badia e la comunità) aiutano la comprensione, ma  la creatività, la generosità, l’effervescenza, i profumi, il cibo (eccellente) meritano di esserci per toccare con mano e gustare.

www.parrocchiabadiaapacciana.it

TESTO

Paolo Paolieri

FOTO

Gianluigi Premuda

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