La Querciola e la Casa di Zela

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Unico nel suo genere, solita meta di scuole e appassionati.

Vera ricchezza, non solo di Quarrata ma di tutto il Pistoiese, è l’Area Naturale Protetta di Interesse Locale “La Querciola” che si estende per quasi 120 ettari all’interno del territorio del Comune di Quarrata, fra le frazioni di Caserane, Casini e Catena, confina con il torrente Ombrone e il Fosso Dogaia del Quadrelli. La Querciola fa parte del progetto della Regione Toscana “Lungo le rotte migratorie”, che collega una serie di zone umide dislocate fra la costa e la piana dell’area metropolitana, Firenze, Prato, Pistoia. All’interno esistono da anni due laghi da caccia, soggetti a prosciugamento estivo, chiamati “Lago di Zela” e “Lago di Bigiana”, oltre quattro laghetti che si presentano allagati anche durante l’estate, grazie alla loro notevole profondità. Una parte di territorio è di proprietà del comune di Quarrata, nella zona denominata “La Laghina” è stato realizzato un progetto di recupero ambientale come oasi faunistica di nidificazione e sottoposta a divieto di caccia. L’importanza naturalistica è da attribuire alle centinaia di alberi presenti, fra i quali gli olmi, aceri, pioppi, salici e querce, oltre le tante specie erbacee, in particolare lungo i fossi. Luogo di eccezionale accoglienza per ogni tipo di uccello acquatico, dalle gallinelle all’airone cenerino, germani, mestoloni, beccaccini, anitre, e tante altre specie.

All’interno dell’area de “La Querciola” si trova la Casa di Zela, una grande struttura in passato adibita a residenza colonica, donata al comune di Quarrata dai fratelli Banchelli, storica famiglia originaria della zona. Da oltre due anni la Casa di Zela è stata recuperata interamente, sono stati necessari 800 mila euro, l’80% frutto di contributi della Comunità Europea, e in parte minore dalla Fondazione del Monte dei Paschi di Siena. Lo storico edificio ospita al piano mansardato una dozzina di posti letto, al piano terra una sala convegni, quanto serve per classificare tutto il complesso idoneo alla promozione turistica e alla didattica. Le altre numerose stanze ospitano la raccolta di oggetti di vita contadina e antichi mestieri di Ernesto Franchi, tutti catalogati, esposti con grande garbo e maestria.

Ernesto Franchi, di professione tappezziere, nato a Campli in provincia di Teramo nel 1952, arriva a Quarrata all’età di cinque anni quando Pio, suo padre, che faceva il venditore ambulante, si trasferì in Toscana per cercare migliore fortuna: “Andavo a caccia in giro per la Toscana, dice Ernesto, spesso mi capitava di tornare a casa senza avere sparato un colpo: non poteva andare in modo diverso, invece di correre dietro ai fagiani mi fermavo nell’aia di contadini ad ammirare aratri, vanghe, ceste, zappe, ecc.

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In particolare, dice ancora Ernesto, ero attratto da tutto quello che appariva emarginato, messo da parte: in molti casi si trattava di attrezzi superati dalla tecnologia, diventati fuori moda”. Era in uso in tutte le famiglie contadine, così come nei laboratori artigianali, di non disfarsi mai degli oggetti diventati vecchi, venivano accantonati, dimenticati, fino a quando l’usura del tempo non gli avesse consumati. Dice Ancora Ernesto Franchi: “Le prime difficoltà arrivarono quando trovavo oggetti e attrezzi di sicuro interesse storico, accantonati da decenni, ma nessuna persona in grado di spiegare l’uso che di questi attrezzi veniva fatto: era un vero rompicapo”. La soluzione? “Fare domande alle persone più anziane”.Proprio di tutto. Nel corso degli anni Ernesto ha raccolto attrezzi ed oggetti di uso quotidiano di tutti i tipi: zappe, vanghe, rastrelli, aratri, attrezzi da cantina, residui bellici, giocattoli, coltelli, forbici, scarpe, scatole, abbigliamento, pentole e articoli da cucina, foto, libri, scritti, lettere, disegni, il tutto si può ammirare all’interno della Casa di Zela, anche una camera perfettamente ricostruita.

L’attrezzo più vecchio della raccolta è un paio di forbici da tessuto del 1500, il pezzo più piccolo un residuo di un proiettile recuperato all’interno di un tronco d’albero: non è escluso che la pianta abbia fatto da riparo a una persona, così da salvargli la vita; il pezzo più grande, un barroccio targato Quarrata n. 69; il pezzo più amato, la cassetta da venditore ambulante di Pio, suo padre.

 

TESTI

Giancarlo Zampini

FOTO

Fabrizio Antonelli

 

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