Un Caffè al Parterre

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Un Caffè al Parterre

Il dimenticato Pantheon di Piazza San Francesco.

L’area a tutt’oggi delimitata dall’imponente figura della Chiesa di San Francesco da un lato e dalla presenza di edifici residenziali dall’altro, veniva anticamente chiamata Prato a San Francesco e, ancor prima, Prato di Piunte. Era infatti costituita da un ampio spazio verde, che presentava una parte sopraelevata occupata prevalentemente da olmi – perciò detta Olmetti – posta a ridosso di un tratto della terza cinta muraria; tali caratteristiche la rendevano, come afferma Tolomei, “il sito più delizioso, ed il più frequentato” della città, nonché uno dei più ampi spazi racchiusi all’interno del perimetro urbano.

Un dipinto settecentesco conservato al Museo Civico di Pistoia ci fornisce un’importante testimonianza di come i cittadini vivessero l’antico Prato: luogo di incontri e passeggiate. Oltre a ciò, questo vuoto urbano ospitò occasionalmente “feste di pubblici spettacoli, e pei divertimenti d’ogni onesta maniera”, commemorazioni – come ad esempio quella in onore a Garibaldi nel 1882 – oppure feste popolari, religiose, rappresentazioni teatrali, il Palio dei Barberi nel 1789 o l’Esposizione Circondariale di Pistoia nel 1899.

Questo spazio fu teatro di numerosi episodi storici legati alla città e trasformato in accampamento militare in molteplici occasioni: nel 1734-35 vi sostarono spagnoli, svizzeri e napoletani; in seguito, più precisamente nel 1796, vi si fermarono per pochi giorni le truppe di Napoleone Bonaparte. Qui fu piantato l’Albero della Libertà, simbolo della Rivoluzione Francese, ed il Prato venne chiamato Piazza Napoleone o Foro Bonaparte in seguito ad un decreto del 1811. La Piazza riprese poi la sua antica dedicazione a San Francesco nel 1814 con la Restaurazione, dopo una sommossa popolare che allontanò definitivamente i francesi da Pistoia.

All’inizio del XIX secolo Francesco Tolomei, Maire di Pistoia, sostenne la necessità di intervenire per l’abbellimento e l’urbanizzazione della piazza, per una serie di motivi sia di ordine funzionale che celebrativo. È in questo contesto che si inserisce un primo progetto affidato all’ingegnere Antonio Gamberai ed al pittore Bartolomeo Valiani: si comincia così a “ripianare una porzione della piazza”, ma i lavori vengono interrotti prima di entrare nel vivo della costruzione. Il disegno passa così a Cosimo Rossi Melocchi (1758-1820), che si ispira alla lezione degli illuministi francesi ed in particolar modo all’Architecture Parlante di cui si erano fatti promotori Boulée e Ledoux.

Egli progetta una gradinata scenografica per connettere la piazza ellittica col parterre superiore, regolarizzandone il fondale con un corpo di fabbrica triangolare anteposto alle mura. La monumentalità di questo edificio doveva essere ottenuta realizzando un lungo basamento a bugnato, sovrastato da un timpano triangolare a tutta lunghezza, sprovvisto di cornice, con le sole due Glorie alate a decorarne la parte centrale. Le dodici nicchie a quarto di sfera inserite nella fascia inferiore avrebbero quindi enfatizzato la totale nudità delle pareti, facendo risaltare maggiormente il portico, costituito da quattro colonne d’ordine dorico senza basamento, che dava accesso al Pantheon emiciclico voltato, dedicato alla memoria degli uomini illustri e all’esaltazione delle virtù civiche.

I lavori vennero interrotti nel 1813 ed in seguito portati avanti in forme ridotte: l’edificio assunse così una destinazione ben diversa da quella originaria, trasformandosi in un Caffè-Concerto che riscosse un ottimo successo tra i cittadini. La Piazza, intitolata a Giuseppe Mazzini per un breve periodo, assunse il suo aspetto attuale dopo altri due importanti interventi: la grande fontana che ne occupava il centro fu sostituita nel 1925 dal Monumento ai Caduti di Pistoia dello scultore Silvio Canevari e successivamente venne edificata, sul lato meridionale, la Casa del Balilla, opera di Raffaello Fagnoni e Giovanni Michelucci.

Tornando al Pantheon, appare evidente il pregio architettonico di questo corpo di fabbrica: il timpano diventa il fulcro dell’intera facciata, si estende ben oltre il colonnato centrale, su due ampi appoggi contraddistinti dallo stesso trattamento materico. L’interno del vestibolo è invece la parte da cui traspare maggiormente l’intento celebrativo: Tolomei affidò al pittore pistoiese Bartolomeo Valiani (1793-1858) la realizzazione di grisailles rappresentanti uomini illustri, a decorare la fascia più alta delle pareti, quasi a voler imitare un antico fregio, retaggio del gusto neoclassico. La parte voltata presenta festoni sorretti da figure maschili alate, al di sopra delle quali è possibile ammirare una decorazione composta da lire e tube romane sostenute da ghirlande, raffigurazioni che a loro volta attingono agli stilemi tipici delle domus romane. Purtroppo il pessimo stato di conservazione in cui versa il Pantheon rende difficile la lettura sia degli episodi narrati che delle altre decorazioni presenti. Non a caso la storica banda Borgognoni, che ha sede negli ambienti ad esso adiacenti, si sta adoperando per raccogliere fondi al fine di finanziare un completo restauro di questo moderno tempio, per restituirlo alla città, magari nella sua veste dimenticata di Caffè.

Parterre

Con la “Borgognoni”, per il restauro del Pantheon

 La sfida è stata lanciata. La Filarmonica Pietro Borgognoni, che è attiva nella città di Pistoia dal 1813 e che ogni anno continua a rendersi protagonista di decine di concerti e interventi musicali, l’ha lanciata a se stessa e alla città: raccogliere 40.000 euro entro il giugno del 2015 per restaurare il Pantheon del Parterre di Piazza Mazzini, accanto al quale la Banda, dal 2011 presieduta da Claudio Rosati, ha la sua sede da quasi un secolo.

La raccolta di fondi (che servirà anche ad abbattere le barriere architettoniche, rendendo il Parterre accessibile a tutti) è stata accompagnata e sarà supportata anche nei prossimi mesi da una serie di iniziative, alcune particolarmente originali. Nelle strade della città sarà per esempio possibile incontrare gruppi di musicanti che, dietro al suono di una grancassa, raccolgono contributi. Ma potrà anche essere fatta richiesta alla banda di adottare uno strumento storico, per portarlo nella propria casa, mostrarlo agli amici, farlo “parlare” con la sua presenza, dietro – ovviamente – il versamento di un contributo, destinato, in questo caso, all’attività della banda.

C’è un indirizzo di posta elettronica per chi volesse avere ulteriori informazioni: bandaborgognoni@alice.it. E c’è, soprattutto, un Iban, per versare il proprio contributo, anche piccolo (Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia IT 942 062 6013 8050 0030 7344 C00). Negli ultimi anni il Parterre ha vissuto soprattutto grazie alla presenza e al lavoro della Banda Borgognoni: il restauro del Pantheon potrebbe non solo riqualificare un edificio storico, di notevole interesse architettonico e artistico testimoniato anche dall’articolo dei giovani del Fai di Pistoia presente in questo numero di NATURART, ma anche accrescere il ruolo del Parterre tra gli spazi della cultura cittadina.

 

TESTO

Leonardo Fabbri

Elena Zinanni

FAI Giovani Pistoia

FOTO

Nicolò Begliomini

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