Il benvenuto di Pistoia

Il benvenuto di Pistoia

La torre, alta 67 metri, è divenuta il simbolo della città.

Toscana terra di campanili, così è tradizionalmente ricordata nei secoli la nostra regione. Fin dal Medioevo conflitti e baruffe cittadine si sono svolte all’ombra delle alte torri campanarie, da sempre motivo di vanto e simbolo di appartenenza degli abitanti.

Da qualunque direzione si entri a Pistoia è proprio lo slanciato campanile della cattedrale di San Zeno a darci il benvenuto, delineando elegantemente il profilo della città. Con i suoi 67 metri di altezza la torre campanaria svetta maestosa al centro della piazza del Duomo, quasi un simbolico collegamento tra la Chiesa ed il palazzo del Comune.

L’edificio riveste infatti una duplice funzione, civica e religiosa; di quasi esclusiva proprietà comunale fin dalla sua edificazione, regolava la vita cittadina per mezzo del suo grande orologio, che, collegato ad una delle campane, scandiva il tempo delle attività dei pistoiesi.

Anche l’organo religioso poteva però vantare diritti sul campanile, utilizzandone le campane per i consueti usi ecclesiastici. La datazione della costruzione della torre è piuttosto dibattuta; è ipotizzata la presenza di un guardingo longobardo, edificato intorno all’anno Mille, che, solo nel corso del XII secolo, avrebbe lasciato il posto al campanile.

Questa ipotesi però non convince tutti, un’altra linea di pensiero teorizza la presenza di una nuova costruzione non fondata su una struttura preesistente ed eretta tra il X ed il XII secolo. Di certo il campanile è arrivato alla forma attuale attraverso fasi costruttive successive, evidenti dalle chiare differenze stilistiche che ne caratterizzano i volumi.

Una prima fase è ravvisabile nei due piani in pietra calcarea caratterizzati da piccole aperture a feritoia nella parte bassa e, più in alto, da bifore decorate con motivi in marmo policromo bianco e verde, sorrette da coppie di colonne, molto probabilmente rimaneggiate in un periodo successivo.

La facciata romanica è decorata con gli stemmi delle famiglie dei Capitani del Popolo che nei secoli si avvicendarono al governo della città. Nel Trecento, sul modello dell’architettura lucchese e pisana, furono aggiunti i tre ordini di logge in marmo bianco e verde.

Le colonne del primo livello sono in pietra, contrariamente a quelle dei due piani sovrastanti in marmo e travertino; i capitelli sono ionici, mentre i superiori zoomorfi a foglie d’acqua. Inoltre nel primo ordine è completamente assente la decorazione bicroma della cella interna al colonnato.

Dovremmo attendere il XVI secolo per vedere finalmente concluso il campanile, con l’inclusione della cella campanaria in laterizio, decorata con merlature a coda di rondine. L’ultimo elemento inserito a completamento dell’edificio è la cuspide con pergamo a quattro colonne che ospita la campana dell’orologio.

Come da tradizione medievale, anche le campane pistoiesi avevano un nome di battesimo che le caratterizzava classificandole secondo il loro suono, la loro dimensione o la loro funzione; ricordiamo la campana Grossa, evidentemente così chiamata per la sua mole, e la famosa campana Focaia, collocata sul campanile nel 1250 con la funzione di essere suonata in caso di incendio per avvisare la popolazione.

Il campanile rappresenta uno dei monumenti pistoiesi più conosciuti nel mondo anche per gli elementi di curiosità e folklore che ne caratterizzano la storia. Prima tra tutte la rocambolesca discesa della Befana che, puntualmente il 6 gennaio, atterra dall’alto della torre, salvata dagli intrepidi Vigili del fuoco pistoiesi, che, tra urla di gioia e acclamazioni di grandi e piccini, mettono in salvo l’impaurita vecchietta.

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Palloncini e fuochi d’artificio decorano il campanile, rallegrando una piazza del Duomo affollata da più di 7000 persone, che, dal 1994, entrano nelle case degli italiani attraverso le numerose trasmissioni televisive che seguono l’evento.

Tra gli elementi compositivi più curiosi della torre campanaria pistoiese è da ricordare il grande orologio collocato in facciata. Illeggibile per la maggioranza dei pistoiesi, che nutrono però nei suoi confronti una grande affezione, è dotato di un’unica lancetta, che corre, o meglio correva, su un quadrante monumentale dove sono scandite le ventiquattro ore della giornata.

La prima testimonianza della presenza del grande orologio risale agli anni Trenta del Settecento, sebbene alcuni documenti del 1548 citino una proposta di collocazione di un orologio sul fronte del campanile. L’ingranaggio è mosso da un meccanismo collegato ad una delle campane, collocato all’interno della torre, che richiede, per un preciso funzionamento, una carica manuale giornaliera.

Funziona come un orologio a pendolo. Ci sono due pesi in pietra: uno mette in moto il meccanismo, l’altro fa suonare la campana. L’autonomia è di circa ventiquattro ore: queste le parole dell’ex custode del campanile, che ogni giorno, fino al pensionamento del 2012, ha salito ben 100 scalini per non far mai fermare l’orologio.

Purtroppo da qualche anno, nonostante i vari interventi di restauro e consolidamento dell’edificio e del meccanismo dell’orologio, la grande lancetta non gira più. Non ci resta che sperare che di nuovo qualcuno salga ogni giorno quei ripidi 100 scalini per permetterci di leggere ancora una volta l’ora, magari durante una tranquilla passeggiata nella meravigliosa piazza del Duomo.

TESTO
Martina Meloni

FOTO
Nicolò Begliomini

Visite guidate

Le visite guidate al campanile vengono effettuate su prenotazione in due turni nei giorni di venerdì, sabato e di domenica, alle ore 12 e alle ore 15. Da giugno a settembre le visite si svolgeranno tutti i giorni. I gruppi sono composti da un massimo di 10/12 persone; la salita della torre è possibile solo con buone condizioni metereologiche.

Per informazioni:

Associazione Musike
cell. 346 7626313 / 360 597037 

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