Baluardo sulla storia

Baluardo sulla storia

La lunga vicenda della Rocca, iniziata intorno al 1250 e completata dai Medici.

La Rocca del Cerruglio si trova nell’attuale abitato di Montecarlo e domina la congiunzione tra la piana di Lucca e la Valdinievole. Fu costruita dai lucchesi come punto di osservazione e controllo del territorio e come avamposto per le comunicazioni soprattutto per i movimenti degli eserciti. Un tempo parte della rete delle torri di avvistamento, essa era in connessione con la vicina e non più esistente Torre di Montechiari a nord e con la Torre di Porcari a sud del colle e poteva avvisare Lucca dell’arrivo di milizie nemiche in un’ora e un quarto, cosa che la rese una difesa pregevole. Per tale ragione la città lucchese decise di ampliare il primitivo nucleo del mastio, risalente al 1250, che, con la sua forma semicircolare, si ergeva solitario sull’altura.

Tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300 si ebbe la prima espansione costituita dalla formazione di due torri unite da mura in pietra a formare un impianto triangolare. Le torri vennero dette di S. Barbara (dove si tenevano le munizioni) e “dell’Apparizione”, nome dovuto a un evento prodigioso: l’apparizione miracolosa della Madonna del Soccorso che mise in fuga i nemici durante uno scontro con i pisani. Questo nuovo impianto prese il nome di Rocca del Cerruglio dai cerri diffusi nella zona, divenendo anche luogo di sosta e approvvigionamento delle truppe durante gli spostamenti.

La costruzione acquistò un respiro internazionale poiché fu al centro di numerose dispute militari tra Lucca, Pisa e Firenze. Tra le molte, vi fu l’episodio della battaglia di Altopascio in cui Castruccio Castacani sconfisse i fiorentini stabilendo il suo quartier generale proprio nella rocca.
Alla sua morte nel 1328, rilevante fu l’evento in cui Lucca chiese aiuto alle truppe di Ludovico il Bavaro per andare in soccorso di Pisa, ma ottocento cavalieri tedeschi disertarono perché senza paga e, sotto la guida del duca di Brunswick, si diressero verso la Valdinievole, si impossessarono di Vivinaia (paese fortificato oggi scomparso) e della Rocca del Cerruglio e lì si stanziarono per un anno. A tutti gli effetti questo gruppo di tedeschi armati al comando di Marco Visconti, prima negoziatore per Lucca, poi loro prigioniero, aveva costituito una specie di “stato” posto sotto la protezione del santo di Cappadocia, assumendo la denominazione di “Compagnia del Cerruglio”, modificata poi in “Compagnia di San Giorgio”, la prima compagnia di ventura italiana. Mercenari pagati a tempo nonché a tipologia e a quantità di armi e di uomini.

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Nonostante la fama di imprendibile, la rocca, nel 1437, cadde sotto la giurisdizione fiorentina. Da qui in poi, a seguito delle minacce senesi verso Firenze, i Medici realizzarono l’ultima espansione che ha portato la costruzione alle odierne dimensioni e che si identifica con le nuove mura collegate alle preesistenti e con un nuovo fronte munito di ponte levatoio verso Montecarlo.
Il borgo nacque come soluzione amministrativa per la popolazione esule, dopo la distruzione da parte di Firenze nel 1332 del vicino castello di Vivinaia detto il Marchesato, proprietà di Matilde di Canossa. Il nome Montecarlo deriva da “Mons Karoli”, in onore del figlio Carlo di Giovanni di Boemia che liberò Lucca dai fiorentini.

Nel 1775 il granduca Pietro Leopoldo II di Lorena disarmò la fortezza, che contava: bombarde, diversi cannoni, piccole spingarde, duecento archibugi (di cui cento permanenti e cento in manutenzione a rotazione presso l’officina di Pescia). A seguito della messa all’asta il complesso fu acquistato dalla famiglia fiorentina dei Vettori, successivamente dai Gennari e da questi la proprietà passò al livornese Egisto Cecchi agli inizi del 1900, parente prossimo degli attuali proprietari e comproprietario della tipografia Giusti di Livorno che aveva pubblicato alcune opere di Giovanni Pascoli. Arrivata in pessime condizioni, crollata anche per dissesti statici la parte sommitale della “Torre Grossa” risalente all’espansione medicea, Egisto Cecchi iniziò l’opera di recupero che si concluse con il restauro di tutta la cerchia muraria e della torre stessa. In seguito venne ripulita la piazza d’arme e sostituita con l’attuale giardino all’italiana.
All’interno del panorama toscano questa rocca rappresenta un felice esempio di connubio tra gli investimenti di privati e l’interesse pubblico, con un notevole impegno sul lato del recupero filologico, da scoprire e valorizzare.

TESTO

Fai Giovani Pistoia
Chiara Corsini
Stefano Mei

FOTO

Nicolò Begliomini
Lorenzo Marianeschi

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