Attraverso una selezione di 80 fotografie che spaziano dai comizi pistoiesi ai funerali di Togliatti, dagli incontri casuali nelle città americane alle strade di Hong kong, emerge un “noi” che illustra l’approccio fotografico ma anche umano di Mario Carnicelli, che contribuisce a rendere il mosaico di tante vite individuali un sentire comune di appartenenza, un insieme autentico e inclusivo.
La passione di Carnicelli per la fotografia ha inizio da bambino nello studio fotografico di famiglia.
Presto capisce che gli interessa di più la fotografia fuori, in mezzo alle città, alla gente.
Documenta le piazze, eventi pubblici e politici e funge anche da inviato speciale per la stampa.
Sviluppa uno stile umanista unico, applicandolo sia ad eventi che a scene di vita di regolare quotidianità. Con uno sguardo curioso e democratico, propenso all’incontro, al rispecchiarsi nell’altro, osserva l’individuo nel suo principio sociale, integrandolo nella trama della storia, della comunità e delle storie personali.
Indipendentemente da barriere geografiche o linguistiche, cerca aldilà degli avvenimenti storici di rivelare un’essenza umana. Ad un semaforo a Harlem oppure ai funerali a Roma, alla fermata dell’autobus a Hong Kong oppure sul trattore di un primo maggio a Pistoia riesce di trovarsi e farci ritrovare nell’altro, da tante storie individuali farne diventare una collettiva – con una profonda emotività, mai retorica.

I primi riconoscimenti arrivano nel 1966, quando vince una borsa di studio che gli permette di viaggiare negli Stai Uniti. Seguono numerosi servizi fotografici e mostre prima che si ritiri all’inizio degli all’inizio degli anni settanta dall’attività di foto reporter per dedicarsi con grande successo ai suoi negozi di fotografia con laboratorio di stampa a Pistoia e in piazza del Duomo a Firenze.
Dopo la chiusura della sede fiorentina nel 2009 comincia un lavoro di archiviazione e curatela che porterà a un pubblico ampio i suoi corpi di lavoro dei funerali di Togliatti e dell’America attraverso mostre e la pubblicazione di due libri, “C’era Togliatti” nel 2014 con Danilo Montanari e “American Voyage” con Reel Art Press nel 2018. Dopo la mostra a Palazzo
Fabroni seguono esposizioni a Londra e pubblicazioni sulla stampa internazionale, da Le Monde al Guardian, dal Washington Post allo Spiegel viene apprezzato il lavoro ritrovato che era per troppi anni stato nascosto.
Il più importante riconoscimento del suo lavoro arriva nell’autunno del 2022, quando viene proclamato vincitore della prima edizione del Premio Viviane Esders a Parigi.

Il premio, creato da Viviane Esders, esperta di fotografia e collezionista, che da oltre 40 anni opera nel mercato dell’arte come gallerista, ha l’obiettivo di mettere in luce i fotografi europei over 60, ancora attivi e meritevoli di valorizzazione. La giuria – composta dall’attrice Charlotte Rampling, Fannie Escoulen, direttrice del dipartimento di fotografia del Ministero di Cultura francese, Tatyana Franck, direttrice dell’Elyseé Photo, i collezionisti Astrid Ullens e Antoine de Galbert e la giornalista Laure Adler – ha conferito il primo premio per la carriera a Mario Carnicelli, selezionato tra più di 280 candidature da tutta l’Europa.
Il premio, dotato con 60.000€, si lega anche ad una pubblicazione internazionale.
“Con Mario Carnicelli, la parola documentario assume un’altra dimensione, mentre si cimenta in una vera analisi sociale, sia in bianco e nero che a colori, nella sua natia Italia o negli Stati Uniti. Cerca di rivelare l’essenza
dell’uomo piuttosto che fatti o gesti»

Il libro, uscito in autunno del 2023 in versione francese / inglese con Contrejour Editions e nella versione italiana con Silvana Editoriale, curata da Bärbel Reinhard e Marco Signorini e contiene un testo di Roberta Valtorta.
La qualità delle immagini scattate tra il 1962 e il 1977, gran parte in medio formato, emerge dai tempismi e dalle composizioni perfette, catturate con naturalezza, senza posa, in bianco e nero e come anticipatore dell’uso del colore.
Le fotografie della Psicologia della Folla (1962-1972) non sono mai pura cronaca, nemmeno oggetto di ricerca estetica per cogliere evidenti paradossi nello svolgimento dei comizi, ma una attenta indagine del rapporto fra oratore e pubblico, fra chi parla e chi ascolta. Le immagini di Carnicelli, come nel lavoro sui funerali di Togliatti oppure nei viaggi negli Stati Uniti, rivelano due cose fondamentali dei protagonisti: la loro posizione sociale e i probabili condizionamenti a cui si è sottoposti. Agendo come intermediario e testimone, la psicologia che cerca Carnicelli non sta nella spettacolarizzazione del grande evento ma nel farci immaginare con delicatezza cosa sta sotto la superficie esterna delle cose, tramite una sensibile ma accurata narrazione dei dettagli: come un fazzoletto portato alla giacca, oppure un modo di incrociare le dita.
“Noi” è un viaggio attraverso la vita sociale, storica e identitaria dell’uomo con uno sguardo preciso, realista e insieme poetico, dove Carnicelli, “scultore di gruppi di esseri umani” come lo descrive Valtorta, racconta anche le solitudini. Accostando le immagini né in ordine cronologico né geografico diventano finestra, riflesso e allo stesso tempo soglie: l’attenzione al particolare, la sensibilità umanista e la maestria nell’analizzare il linguaggio del corpo rendono i soggetti quasi universali – individui e archetipi – e il suo lavoro documento del passato, ma anche specchio contemporaneo.
In un’epoca in cui la società sembra orientarsi verso un concetto di “io” più isolato oppure virtuale, il libro di Mario Carnicelli ci invita a riflettere sul senso profondo del “noi” nelle piazze, luoghi simbolici di incontro e condivisione.
Testo Bärbel Reinhard




