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Io sono un architetto. Ettore Sottsass…

Ricondurre Ettore Sottsass (1917-2007) a un’identità univoca è un’impresa tutt’altro che semplice. Pittore, grafico, editore, fotografo, figura cardine del design e dell’architettura italiana del Novecento, Sottsass ha attraversato il secolo scorso con uno sguardo critico, solo apparentemente disincantato, in realtà partecipe e sensibile.
Al famoso architetto Pistoia dedica fino al 26 luglio 2026, un’ampia retrospettiva, dal titolo Io sono un architetto. Ettore Sottsass, curata da Enrico Morteo, promossa e organizzata da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript con Electa e Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura della casa editrice, con la main partnership di Intesa Sanpaolo e in collaborazione con il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma e la partecipazione dello Studio Ettore Sottsass Srl, della Fondazione Vittoriano Bitossi, del Centro Studi Poltronova per il Design, del Museo Casa Mollino.

La mostra, patrocinata da Regione Toscana, Comune di Pistoia e Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Pistoia, presenta oltre 1.400 opere – disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design – che coprono circa trent’anni, dall’immediato dopoguerra alla metà degli anni Settanta (1945-1975), periodo in cui i rapporti di Sottsass con la Toscana sono più intensi.
Il progetto si inserisce nel percorso di Fondazione Pistoia Musei, sotto la direzione di Monica Preti, dedicato
alle figure e ai movimenti del Novecento e dell’arte contemporanea che hanno intrecciato il proprio lavoro con il territorio e il contesto culturale di Pistoia – dalle esperienze di Michelangelo Pistoletto e Daniel Buren alla rilettura della Pop art italiana. In questa traiettoria la mostra su Sottsass rappresenta un ulteriore capitolo di indagine sul progetto come esperienza umana, in cui forma, colore ed emozione diventano strumenti per ripensare il rapporto tra individuo e mondo.

Il titolo della rassegna, Io sono un architetto, riprende un’affermazione dello stesso Sottsass che sottolinea quanto si sentisse profondamente impegnato a progettare e costruire la relazione fra le fragilità di ogni individuo e l’infinito ordine del cosmo.
Il nucleo espositivo si costruisce a partire dai documenti, molti dei quali inediti, conservati nel ricco fondo affidato dallo stesso Sottsass al Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, integrato da prestiti dalla Fondazione Vittoriano Bitossi, dal Centro Studi Poltronova per il Design, da istituzioni
pubbliche e da archivi e collezioni private, tra cui: Collezione Fulvio Ferrari, Torino, Associazione Archivio Storico Olivetti-Ivrea, Archivio Ugo Mulas, Fondazione La Triennale di Milano, Università Iuav di Venezia- Archivio Progetti, Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano, Centro Pecci di Prato, Antonia Jannone Disegni di Architettura e Archivi Domus.

Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di carte, fogli di lavoro e di studio, ognuno dei quali non esaurisce la compiutezza di un pensiero o di un progetto, ma il cui insieme restituisce l’elaborarsi di una ricerca. A questi si affiancano alcuni gioielli raramente esposti e allumini ispirati allo stile di vita americano così come rappresentato nei film di Hollywood. Sono oggetti che testimoniano l’evoluzione di un linguaggio che, quando incontrerà la terracotta toscana, saprà condizionare l’idea di ceramica contemporanea. E poi ancora oggetti che hanno fatto la storia del design internazionale. Pur fermandosi sulla soglia della tendenza postmoderna, la mostra ne dispiega la ricchezza delle premesse, rivelando con chiarezza le illusioni di un futuro modernista, positivo e ottimista, che alla fine non si è realizzato. Di questo paesaggio fatto di illusioni e disincanto, di speranze e di misteri Sottsass non è stato solo limpido testimone, ma partecipe protagonista, architetto visionario capace di suggerire alternative, di proporre visioni, di elaborare utopie, realtà solo possibili ma irraggiungibili.
Il sostrato culturale di Ettore Sottsass si forma alla fine della Seconda guerra mondiale, quando prende coscienza della sconfitta intellettuale e umana di un mondo che, sedotto dalle promesse della tecnica e del futuro, ne aveva svelato i risvolti più feroci.

È da questa frattura che inizia una ricerca destinata a condurlo fuori dalle illusioni rassicuranti del progresso e dalla prospettiva di una società dell’avvenire intesa come destino inevitabile. All’ottimismo della pubblicità, all’efficienza dell’industria, alla falsa gioia del consumo, Sottsass oppone l’indagine di emozioni elementari, di oggetti essenziali, di luoghi minimi capaci di accogliere incertezze, speranze, paure e desideri.
Nasce così una via che al rigore della funzione preferisce la forza del colore, che spezza la gabbia delle strutture
attraverso la luce, che trasgredisce le regole in nome delle emozioni e recupera, nel linguaggio, la poesia dei simboli.
Luce, colore, gesto e sentimento diventano materiali autentici del progetto, strumenti per costruire un’architettura fatta di luoghi più che di spazi, dell’individuo più che della società, della tenerezza più che del calcolo.

A cura di Enrico Morteo
Foto di Courtesy Fondazione Pistoia Musei. photo Ela Bialkowska, OKNOstudio

INFO Pistoia, Palazzo Buontalenti, via de’ Rossi 7 fino al 26 luglio 2026
Orari: mercoledì-domenica, 10.00-19.00
chiuso lunedì e martedì
Biglietti: Sottsass+ (mostra + collezioni permanenti Pistoia Musei): intero € 12; ridotto € 9 – Solo mostra: intero € 10; ridotto € 7 – Under18 e studenti € 5
Info e prenotazioni: pistoiamusei.it | info@pistoiamusei.it | T. 0573.974267
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