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Popiglio, un paese di confine

C’è un paese sulla Montagna Pistoiese, a 550 metri di altitudine lungo la Val di Lima, al confine con la
provincia di Lucca: è Popiglio.
Le sue origini risalgono all’epoca romana, nel II secolo a.C.; la leggenda narra che un colono romano si stabilì in questo luogo, probabilmente già sede di una roccaforte militare. Le due Torri Securana, poste a circa 800 metri sopra l’abitato, hanno rappresentato per secoli un presidio di controllo sul confine tra le due valli e il punto d’incontro di due importanti vie storiche: la Via Claudia Augusta, proveniente da Pisa, e la Via Laura, proveniente da Firenze. Nella sua storia si raccontano cronache di sanguinosi conflitti tra lo Stato di Lucca e quello di Pistoia, feudo della famiglia dei Conti Guidi; le torri continuarono a svolgere la loro funzione di controllo e difesa della Montagna Pistoiese.
Restaurate da alcuni anni, sono oggi una meta apprezzata da residenti ed escursionisti.
Il centro abitato si sviluppò nel Medioevo grazie alla sua posizione strategica e al clima mite. Popiglio è infatti chiamata la “riviera” della montagna, poiché il territorio favoriva la coltivazione di numerosi
cereali, ortaggi e della canapa destinata alla produzione di tessuti.

La Chiesa di Santa Maria Assunta (1271)

Si moltiplicarono i poderi, si coltivavano le vigne e si produceva il vino “fragolino”, oggi rimasto solo un ricordo. Numerosi erano anche i pastori.
Percorrendo le vie lastricate del paese incontriamo le edicole votive, o “Verginette”, numerose anche nelle zone periferiche. Esse testimoniano le attività agricole che si svilupparono grazie alle risorse offerte dal territorio: l’acqua, il sole e i castagneti. Per sopravvivere alle intemperie e ai capricci della natura, come grandine e siccità, i popigliesi si affidavano alla Provvidenza.
Anticamente si svolgevano le Rogazioni, processioni propiziatorie per ottenere un buon raccolto. Erano cinque. La prima si teneva il 25 aprile, giorno di San Marco. La processione partiva dalla Chiesa di Santa Maria Assunta e si dirigeva verso San Giovanni, antico borgo distante circa un chilometro, oggi trasformato in abitazione privata, dove sorgeva una pieve romanica risalente all’anno Mille.
Successivamente il corteo proseguiva verso La Gora, dove si trovavano i mulini lungo il torrente Torbida e una cappellina dedicata alla Madonna. Si continuava poi verso gli altri poderi, sostando nelle varie stazioni per le benedizioni.

Le preghiere servivano a scongiurare, nelle diverse direzioni, il fulmine e i temporali, il flagello e i terremoti, la peste e la fame. Gli altri poderi erano Cafaggio, Rupine, Le Corti, Lama, La Veduta, Le Vigne e Le Dogane, dove si trova il Ponte di Castruccio (1317). Dalla fine del Settecento Popiglio è attraversata dalla Strada Statale 66 del Brennero, diventando un importante paese di transito. La strada costituisce il cuore del paese, lungo il quale si sono concentrate le attività commerciali e i principali servizi: due negozi di alimentari, il forno, la farmacia, l’ufficio postale, la merceria, il circolo ricreativo, la scuola — oggi sede della Misericordia — la Chiesa di Santa Maria Assunta (1271), il Museo di Arte Sacra e il convento domenicano delle Ancelle del Signore, oggi anche residenza per anziani. Lungo Via delle Corti si trova il Teatro Mascagni, costruito nell’Ottocento e donato dalla famiglia Benedetti alla filarmonica del paese.

il Ponte di Castruccio sul Lima sulla mulattiera che porta a Piteglio

Tra i luoghi da visitare, particolarmente interessante è il convento, che custodisce al suo interno tesori e curiosità sulla vita claustrale. Oltre alla chiesa di San Domenico, al piccolo organo e alla corale, vi si trovano l’antica farmacia, dove venivano preparati rimedi a base di erbe coltivate nell’orto antistante. Tutto è conservato con cura dalle poche suore ancora residenti. Da citare anche la ricetta dei famosi biscotti del convento, che rimane segreta ma i cui prodotti possono essere acquistati presso il Forno Berti.
Merita una visita anche la Chiesa di Santa Maria Assunta. La facciata in pietra serena, di stile tardo romanico, introduce a un interno che conserva un pulpito duecentesco, dipinti del XV secolo attribuiti a Sebastiano Vini e la Cappella dell’Annunciazione, commissionata dalla famiglia Vannini.
Il Museo di Arte Sacra fa parte del Polo dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese e conserva paramenti
liturgici, corredi e tessuti per gli altari, ricamati in seta dalle donne del paese e dalle suore.

Perché venire o fermarsi a Popiglio?
Perché è un paese che, nonostante lo spopolamento dei borghi montani, continua a vivere grazie allo spirito di resilienza dei suoi abitanti, capaci di organizzare feste ed eventi durante tutto l’anno. Tra questi ricordiamo la festa del Santo Patrono, il 15 e il 16 agosto; le numerose attività dei volontari della Misericordia; le iniziative del Circolo Le Due Torri, che propone eventi a tema accompagnati da gustosi menù; e la programmazione del Teatro Mascagni, animata dalle numerose compagnie teatrali della montagna.
Popiglio offre inoltre numerosi sentieri, ben curati dai volontari, ed è attraversata da due importanti itinerari: il Cammino di San Bartolomeo e il Cammino ‘44, che collega Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto.
Infine, sicuramente da menzionare è la festa del Maggio, che si svolge il 30 aprile. Era tradizione, sulla montagna, accogliere con cibo e vino il ritorno dei pastori dalla transumanza e dei carbonai dai boschi. Alcuni canti popolari raccontano ancora oggi questo rito. Ogni anno i musicisti si riuniscono in piazza al tramonto e, intonando i canti tradizionali insieme a numerosi giovani, attraversano le vie del paese fermandosi nelle aie, dove vengono offerti cibo e bevande. La festa prosegue per tutta la notte, talvolta fino all’alba, come augurio per la nuova stagione.
Camminando lungo le sue vie è possibile respirare storie e leggende che, in qualche modo, qui vengono custodite e tramandate da secoli.

Testo Pia Benedetti
Foto Lorenzo Marianeschi

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