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Riserva naturale orientata e biogenetica di Campolino

La parte di crinale appenninico che va dal Lago Nero, al confine della Val di Luce, fino al monte Poggione, sopra il piccolo abitato di Pian di Novello, è estremamente affascinante sia dal punto di vista naturalistico e paesaggistico che da quello antropologico. La natura dà ampio sfoggio della sua bellezza e delle sue pittoresche caratteristiche: pini mughi bassi e storti dal vento fanno da cornice a praterie di montagna e baggiolaie che cambiano colore con le stagioni. Le aree umide regalano erbe
affioranti e tappeti di muschio morbido che attutiscono il passo. Dal punto di vista sociale questi luoghi custodiscono le memorie di tante famiglie locali.
Quelle dei pastori che fino agli anni Sessanta in estate vivevano qui nelle loro “capanne”, facendo pascolare in altura le greggi che avevano trascorso l’inverno in Maremma, o quelle dei raccoglitori di
funghi e di mirtilli, che in questi luoghi hanno guadagnato quello che allora permetteva di costruire le mura di casa in una stagione, o ancora quelle degli sfollati che in tempo di guerra lasciavano le loro abitazioni per rifugiarsi nel “Lucchese” valicando “l’Alpe”. Ma il fascino del crinale abetonese è arricchito dalla presenza di un piccolo e prezioso gioiello, la Riserva Naturale Orientata e Biogenetica di Campolino, nata nei primi anni Settanta per tutelare un’area forestale con caratteristiche particolari in cui le specie animali e vegetali necessitano di un elevato grado di osservazione e protezione. Preservare l’equilibrio di questi ecosistemi, valorizzare la biodiversità, accrescere e divulgare la conoscenza riguardo alla salvaguardia delle specie di flora e fauna e dei loro habitat sono alcuni dei temi fondamentali di cui si occupano i Reparti Carabinieri Biodiversità su tutto il territorio italiano.

permettono di scoprire tutte le caratteristiche di quest’area protetta appenninica

Ne abbiamo parlato con la tenente colonnello Daniela Scopigno, comandante del Reparto Carabinieri
Biodiversità di Pistoia, che, oltre a quella di Campolino, gestisce altre tre Riserve Naturali Biogenetiche, estese su una superficie di più di 1500 ettari, quella di Acquerino, nel comune di Sambuca Pistoiese e quelle di Abetone e Pian degli Ontani nel comune di Abetone Cutigliano.
Con la tenente colonnello abbiamo approfondito la conoscenza dell’area protetta più preziosa, quella di Campolino, che, essendo anche Orientata, è sottoposta a maggior tutela e in cui è vietato l’ ingresso se non per attività di gestione o scopi di ricerca, studio e vigilanza. Questo è necessario per salvaguardare habitat specifici, in particolare il popolamento
più meridionale d’ Italia di Picea abies, una specie di abete rosso autoctono che ha geni diversi non solo dai suoi “fratelli” europei, ma anche dai più vicini esemplari del Nord Italia e del resto dell’Appennino, come recentemente dimostrato da uno studio del CNR – Istituto di Bioscienze e Biorisorse di Firenze condotto sulle peccete dell’Appennino. Quella di Campolino è infatti una foresta relitta dell’epoca post glaciale. La tenente colonnello Scopigno ci ha spiegato che gli alberi si spostano a causa di vari fattori, ma soprattutto del cambiamento delle condizioni climatiche. Quando i ghiacci cominciarono a ricoprire la Terra, le specie forestali vennero spinte prima verso sud e poi, al ritirarsi del manto glaciale, tornarono a popolare nuovamente quote e latitudini più alte.
Ma l’abete rosso è rimasto a Campolino, trovando probabilmente una nicchia ecologica con condizioni particolari di terreno, clima e temperatura.

Alcuni momenti di una delle escursioni estive all’interno della riserva biogenetica

Già dagli anni Trenta del Novecento il professor Chiarugi, botanico fiorentino, intuì, osservando le caratteristiche di questi abeti, che erano diversi dagli altri esemplari nelle zone circostanti e approfondì i suoi studi con la ricerca sul campo. Sul crinale di Campolino si trovano diverse aree umide, tra cui laghetti montani di origine glaciale, vere e proprie torbiere che conservano stratificazioni e materia organica di varie epoche geologiche. In una di queste aree, quella del Lago del Greppo, Chiarugi decise di effettuare carotaggi che gli permisero di trovare polline fossile degli abeti rossi risalente all’ epoca post glaciale. L’ ulteriore conferma che si trattasse proprio di una specie proveniente da lontano gli venne dall’ osservazione della presenza di un “corteggio floristico” delle foreste di abete rosso, cioè di erbe mai coltivate in Toscana e che quindi si poteva dedurre essere giunte con gli abeti rossi. In seguito il professor De Filippis approfondì gli studi che portarono all’ istituzione della Riserva Orientata nel 1971.
L’ elevato valore naturalistico di questa zona protetta è sottolineato anche dalla presenza di specie animali particolari come l’aquila reale o il rampichino alpestre. Come nella vicina Riserva Naturale Biogenetica di Pian degli Ontani, vicino al Lago del Greppo sono state posizionate bat boxes per ospitare e proteggere le specie di pipistrelli presenti e si conducono studi sulla presenza del gatto selvatico, avvistato all’ Acquerino e a Pian degli Ontani.

Colonnello Daniela Scopigno

Presa contezza della preziosità e della fragilità di quest’area naturale, abbiamo chiesto alla tenente
colonnello quali eventi la minacciano attualmente e quali sono i possibili interventi per scongiurarli.
La comandante ci ha parlato del cambiamento climatico, evidente perché la pecceta sta salendo di quota e ha raggiunto la sommità del versante, del possibile inquinamento genetico con popolamenti di abete rosso di origine alloctona e della presenza del bostrico tipografo, un insetto autoctono ed endemico che può portare alla distruzione di vaste parti di foreste, come accaduto nella Riserva Naturale Biogenetica di Abetone. Questo coleottero è un tassello della selezione naturale che favorisce la rinnovazione del bosco e lo sviluppo di altre specie. E’ uno scolitide secondario di debolezza, cioè un insetto che colpisce normalmente alberi già in condizione di stress a seguito di fenomeni intensi, come tempeste (un esempio è l’uragano Vaia che ha colpito il Trentino nel 2018) o abbondanti nevicate come è accaduto sulla montagna pistoiese nel 2021. Il pesante strato di neve ha portato allo stroncamento di conifere tra cui un elevato numero di abeti rossi nella Riserva Naturale
Biogenetica di Abetone e questo ha favorito un feroce attacco del bostrico, contrastato con un necessario, anche se doloroso, taglio fitosanitatio delle piante colpite. Per fortuna la presenza dell’insetto a Campolino può ritenersi tuttora endemica ed è limitata a poche decine di abeti rossi. Questo permette di intervenire semplicemente con un agente repellente naturale in previsione di attivare anche trappole a feromoni.
Questo argomento ha introdotto una importante sottolineatura della tenente colonnello sulla necessità della biodiversità non solo per questioni di mosaico paesaggistico. E’ fondamentale diversificare le foreste non solo in specie vegetali ma anche in età e altezza perché senza stratificazione si espongono i popolamenti ad essere distrutti da un unico fattore, sia esso il vento, la neve o un agente patogeno.
Per quanto riguarda il futuro ci sono due progetti interessanti appena messi in campo per Campolino, la richiesta di inserimento nel “Libro nazionale dei boschi da seme” per l’abete rosso e l’individuazione di zone da classificare come “Bosco vetusto” in collaborazione con Regione Toscana ed Unifi.

Testo Cristiana Petrucci
Foto Lorenzo Marianeschi e Archivio Reparto Biodiversità Carabinieri Forestali Pistoia

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