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Festa e tradizioni del Santo dal mantello rosso

L’Apostolo arrivato da Santiago di Compostela.

Alquanto insolito lo spettacolo, che in pieno luglio si offre a chi, passeggiando in piazza del Duomo, alza gli occhi verso il tetto della Cattedrale: una bianchissima statua avvolta in un pesante mantello di lana rossa. Un segno ben noto a noi pistoiesi, che simboleggia l’inizio delle festività tradizionali legate al culto di San Iacopo, patrono della città.

Nell’anno 1144 il Vescovo Atto fece arrivare a Pistoia da Santiago di Compostela la reliquia dell’apostolo Giacomo il Maggiore, un piccolo osso del cranio, che i due pistoiesi Tebaldo e Mediovillano scortarono nel lungo cammino fino alla nostra città.

L’arrivo della reliquia fu accolto con grandi festeggiamenti e rese la città una delle tappe fondamentali del cammino dei pellegrini, che percorrevano la via Francigena; le offerte tributate al Santo dai pellegrini arricchirono grandemente la città, formando un vero e proprio tesoro sacro.
Moltissime furono le tradizioni popolari nate in questo periodo e che tutt’oggi restano vive nella cultura pistoiese, culminanti nel giorno della festa patronale del 25 luglio.

I festeggiamenti cominciavano con le celebrazioni religiose in una piazza del Duomo decorata con piante e festoni di frutta di ogni tipo, proseguivano con la processione, oggi fedelmente riproposta dai figuranti in costume storico, e con il palio, la famosa Giostra dell’orso, che vedeva i quattro rioni cittadini sfidarsi in una corsa di cavalli per aggiudicarsi un palio riccamente decorato, tradizione ancora oggi fortemente sentita, capace di attirare, in città, moltissimi turisti da tutto il mondo.

Si proseguiva con festeggiamenti di varia natura, come l’ostensione del tesoro di San Iacopo in Cattedrale, la famosa accensione dei fuochi, falò di resine incandescenti oggi sostituiti dallo spettacolo pirotecnico, la liberazione di alcuni prigionieri e la distribuzione del pane al popolo.
Una caratteristica tradizione iacopea, oggi purtroppo scomparsa, era la ricchissima colazione zuccherina, offerta alla nobiltà presente ai festeggiamenti, caratterizzata da confetture, cialde, frutta candita, pregiati vini, dal berlingozzo pistoiese e dagli anaci confecti, i tipici confetti locali, prodotti per l’occasione e distribuiti alle eminenze cittadine.

Rimangono tracce della tradizione gastronomica iacopea nei maccheroni al sugo di anatra, nell’anatra in umido e nei fagioli serpenti, ancora oggi immancabili sulle tavole dei pistoiesi nel giorno della festa del patrono.
Ma la curiosità del turista in visita alla nostra città che vede sventolare sopra la testa il mantello rosso della statua di San Iacopo non è ancora stata soddisfatta…

Una leggenda narra che Giacomo, prima della conversione, fosse un sensale di cavalli, acquistava i cavalli senza mai pagare, promettendo ai creditori di saldare il suo debito a tanto caldo, quindi non appena fosse arrivata la stagione calda, quando però i creditori si facevano avanti, Giacomo, in pieno luglio, si mostrava in giro ancora avvolto in un pesante mantello di lana rossa, lamentandosi per il clima particolarmente rigido…

Sant’Jacopo

TESTO

Martina Meloni

FOTO

Gianluigi Premuda

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