Alla scoperta di Saturnana

Siamo nella piccola valle del Piestro, tributario dell’Ombrone, riconoscibile percorrendo la ferrovia Porrettana: l’opera ingegneristica che nel 1864 collegò l’Italia attraversando gli Appennini, da Pistoia a Bologna, con gallerie e viadotti arditi e all’avanguardia per l’epoca.
Il ritrovamento di una tomba ligure nei pressi di Saturnana testimonia se non la presenza, durante l’età del bronzo, almeno il passaggio di persone e merci attraverso i tracciati montani transappenninici di risalita diretti nella valle del Reno e da qui verso la pianura Padana.
Il famoso diploma del 998 di Ottone III di Sassonia, re dei Franchi Orientali e imperatore dei Romani, costituisce uno dei primi documenti in cui compare Saturnana: il sovrano, affermando la propria autorità d’investitura, confermava al vescovo di Pistoia il possedimento di una serie di pievi e curtes (latino), aziende fondiarie verosimilmente di natura feudale. Non si può dubitare dell’importanza di Saturnana come centro religioso, politico ed economico della valle dell’Ombrone, in quanto il documento in questione la menziona sia come pieve che come corte.
Nel Duecento, età dei liberi comuni, Saturnana entra nell’orbita del districtus del Comune di Pistoia, amministrata da un podestà sostituito poi da un vicario.
Sempre dal Duecento la pieve viene citata con il nome di San Giovanni Battista: sovrintendeva ad altre chiese della val d’Ombrone che acquisirono l’autonomia parrocchiale nei secoli successivi.
L’antica struttura romanica, percepibile soltanto alla base della iconica torre campanaria in bozze di arenaria, è stata cancellata dai rifacimenti settecenteschi e tardo ottocenteschi, che hanno modellato l’aspetto esterno e interno della pieve. Internamente la chiesa, a tre navate con volta a botte e cupoletta emisferica affrescata, conserva tra gli arredi liturgici un fonte battesimale esagonale in arenaria e due confessionali lignei decorati con motivi vegetali. L’esterno, intonacato e con un piccolo portico su quattro colonne, presenta alcuni fabbricati addossati su un lato, in passato di pertinenza parrocchiale.

     Uno dei disegni di Amelio Bucciantini, ancora vivo nei ricordi dei paesani

L’area antistante la chiesa si affaccia sui campi e un vecchio sentiero scende prima al torrente Piestro e poi alla località Botro, un complesso in passato adibito a mulino e ferriera i cui resti non risultano immediatamente leggibili. Si può continuare il percorso pedonale fino al ponte sull’Ombrone o virare verso Lizzanello, in entrambi i casi incontrando il mulino di Nelle e il ponte medievale del Picchio. Del resto l’acqua del torrente, unica fonte di energia meccanica al netto di quella animale, consentiva l’azionamento dei mulini e degli opifici per la lavorazione artigianale dei chiodi e bullette, in cui Saturnana vantava una certa specializzazione.
Tuttavia, le piene del Piestro hanno storicamente costituto un pericolo per un territorio già soggetto a movimenti franosi: da qui la necessità di costruire serre o briglie in pietra, quei i muri realizzati da sponda a sponda per ridurre l’erosione e la forza distruttiva dell’acqua nel ripido percorso verso valle.
Presso la ex scuola elementare è stato allestito il laboratorio delle tradizioni popolari e della memoria, dedicato agli antichi mestieri come appunto legnaioli, chiodaioli e cavatori e alla tradizioni demoetnoantropologiche come il rito dei fuochi di San Giovanni, comuni a tutta Europa, e il toscanissimo “cantar maggio”.

 La ex scuola elementare dove è stato allestito il laboratorio delle tradizioni popolari e della memoria, dedicato agli antichi mestieri come appunto legnaioli, chiodaioli e cavatori

Questo mini museo etnografico raccoglie anche materiale relativo alle fornaci di calce e alle formazioni carsiche ubicate tra i vicini oliveti e boschi di robinia, come la famosa grotta delle Fate. Tutto è arricchito dal fascino fiabesco dei disegni Amelio Bucciantini, ancora vivo nei ricordi dei paesani, su carta e su parete, presenti anche dentro la sala del circolo ricreativo paesano.
A tre chilometri e mezzo della chiesa, in via di Selvapiana dopo Le Grazie, salendo verso Cireglio, all’altezza dell’inizio del guard rail che delimita una curva in corrispondenza del ponte sul torrente Piestro, è possibile raggiungere un masso di pietra arenaria con una incisione lunga circa tre metri. Conosciuto come “il sasso del serpente”, è inevitabilmente oggetto di curiosità e frequentazione dagli anni Novanta.

La ex scuola elementare dove è stato allestito il laboratorio delle tradizioni popolari e della memoria, dedicato agli antichi mestieri come appunto legnaioli, chiodaioli e cavatori

Per salire sul masso, facendo attenzione a non scivolare, basta scendere verso il torrente muniti di scarpe e vestiti adatti ai rovi e alla folta vegetazione. I resti di una serra in pietra, distrutta e spazzata via da una piena del Piestro del 2002, sono collegati al “sasso del serpente” e permettono di salirci sopra. Da qui si ammira tutta la valle e prima che il bosco prendesse il sopravvento si poteva distinguere il campanile della chiesa di Saturnana. Conosciuta anche come “sasso di Masino”, la formazione rocciosa è orientata verso est e lambita dall’acqua; non tanto tempo fa si è fratturata in due lasciando comunque integra la parte con il serpente, inciso con scalini per tutta la lunghezza fino alla testa, dove figura una croce e una data: 1905. Una crescente fantasia ha alimentato la credenza del masso come luogo di riti esoterici associati ora al mito del serpente sacro, ora al culto misterico della divinità pagana Mithra.
Fonti dirette locali, invece, conservano il ricordo dei due fratelli Fulvio e Cino Lucarelli, autori per gioco di questo involontario episodio di arte rupestre e figli di uno scalpellino concessionario di alcune cave per la produzione di pietre usate anche per riparare le briglie dei fossi. L’unico elemento a tutt’oggi avvolto da un certo mistero è costituito da due coppie di linee in altorilievo alla base del masso, in una parte dal sasso perfettamente squadrata e planare.
Non sono emersi ancora elementi interpretativi per questa insolita modanatura.

 

Testo Lorenzo Cristofani

Foto Irene Lazzeri

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