Badia a Pacciana: un paese, un abate e una rivoluzione

In occasione della 45esima edizione della Festa Storica di Badia a Pacciana il comitato organizzatore ha pensato di valorizzare l’identità storico-culturale del complesso monastico che costituisce il cuore del piccolo borgo di età medievale attraverso la pubblicazione di un libro scritto dallo storico locale Paolo Paolieri e intitolato L’abate di Pacciana tra città, contado e condanne.
La rivoluzione del 1322. Il volume, che va a integrare un lavoro dello stesso autore risalente al 2002, mira alla spiegazione degli eventi in cui l’abbazia di Pacciana è stata coinvolta durante il periodo di maggior prestigio per lei, quello in cui visse Ormanno Tedìci, l’abate badiano che nell’aprile del lontano 1322, pochi mesi dopo la morte di Dante Alighieri, riuscì a diventare signore di Pistoia e ad inaugurare un periodo di pace e prosperità per la città.

  Una meravigliosa illustrazione a “volo d’uccello” realizzata dall’Architetto Massimo Tosi

L’abbazia di Santa Maria Assunta a Pacciana, di origine altomedievale e situata nell’immediato suburbio di Pistoia, per la precisione a circa 7 chilometri a Sud-Est della città, fu una delle più antiche fondazioni facenti parte del territorio pistoiese ad accogliere i principi riformatori proposti da Giovanni Gualberto e, di conseguenza, a inserirsi a tutti gli effetti nella Congregazione da lui fondata, quella vallombrosana.
All’interno di quest’ordine il Tedìci si affermò fin da giovane, motivo per cui divenne ben presto abate proprio della badia di Pacciana, dove si trovava già dal 1301. Da qui, durante il periodo della guerra tra il signore di Lucca, Castruccio Castracani, e Pistoia, gestì le trattative di pace con il condottiero lucchese che per diverso tempo aveva messo a ferro e fuoco i confini devastando le campagne e razziando contadini e pastori.

                                       Illustrazione di Michele Fabbricatore

Grazie all’appoggio dei lavoratori della città e del contado, la posizione di Ormanno prevalse e di conseguenza, nel mese di aprile dell’anno 1322, il religioso salì al potere a Pistoia e vi rimase un paio d’anni, fino a quando non venne spodestato dal nipote Filippo, che vendette la città a Castracani.
Alla luce di questi eventi, nel suo libro Paolieri si chiede come mai l’abate di Pacciana sia stato dipinto con le tinte più fosche non solo dai cronisti suoi contemporanei, ma anche dagli storici successivi e addirittura da quelli che si avvicinano progressivamente ai nostri tempi. Qual è la causa prima di queste valutazioni così infamanti? Da dove e come si sono originate le idee che li hanno generati e rafforzati? Il volume tenta di dare delle risposte a queste domande e, allo stesso tempo, di analizzare, ad esattamente settecento anni di distanza, il complicato periodo in cui visse il Tedìci, l’indole di questo personaggio, le ragioni e i modi che lo spinsero a governare Pistoia, uscendo dai cliché consolidati e servendosi di altri valori come parametri per il giudizio storico.

 

Illustrazioni Massimo Tosi, Michele Fabbricatore

Testo Sara Tesi

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