Curare il paesaggio, coltivandolo

Lo scorso 24 e 25 Febbraio si è tenuto a Viterbo il XVII Convegno Nazionale dei Delegati e Volontari Fai (Fondo Ambiente Italiano) intitolato “Curiamo il paesaggio, coltivandolo. Il ruolo della civiltà rurale nella tutela e per lo sviluppo”. Tale iniziativa è stata incentrata sulla pratica che più ha inciso sulla forma del paesaggio italiano: l’agricoltura. Il Convegno è stato in realtà un terzo appuntamento dedicato al solo paesaggio, dopo aver approfondito durante il Convegno del 2021 il concetto di ambiente come “tutto ciò che ci circonda” ed aver riflettuto su come sarà il paesaggio italiano nel 2026, quando sarà completato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, tema a cui era dedicato il Convegno del 2022.
Durante questa occasione è stato presentato un nuovo Bene donato al FAI, Villa Caviciana, un’azienda agricola nella provincia di Viterbo, davanti all’Isola Bisentina; con i suoi 20 ettari di vigneti, 35 di oliveti e 86 di bosco e pascoli è un pezzo di paesaggio storico rurale tipico della Tuscia e un’azienda agricola biologica che produce olio, vino e miele. L’azienda è stata fondata nel 1989 da due coniugi di Düsseldorf, cui oggi è intitolata la Fondazione Fritz e Mocca Metzeler, che l’ha donata al FAI perché se ne prenda cura, preservando e valorizzando questo patrimonio a beneficio della collettività.
Il FAI ne ha affidato la gestione a una società di imprenditori agricoli, ma da proprietario, seguirà da vicino sia la coltivazione che la produzione, assistito da un Comitato di Garanti. Grazie a tale donazione è stato possibile riflettere sul ruolo cruciale della civiltà rurale nella tutela del paesaggio e dell’ambiente e per lo sviluppo sostenibile del Paese.
È la prima volta che il FAI entra in possesso di un bene “produttivo”, anche se in passato e oggi si prende già cura nei suoi Beni di oliveti e vigneti come parte di paesaggi o giardini storici, di cui preservare più l’aspetto originale che la vocazione produttiva.


Ricordiamo tra questi Beni la Baia di Ieranto, donata al FAI nel 1987, luogo intriso di storia e fascino. La Baia, oggi oggetto di restauro ambientale per recuperare la macchia mediterranea, si apre proprio davanti ai faraglioni di Capri e sarebbe stata la dimora delle Sirene che incantarono i marinai di Ulisse nel suo viaggio verso Itaca. Dal 2002 il Fai ha anche in concessione il Parco di Villa Gregoriana a Tivoli, meta obbligatoria del Grand Tour Ottocentesco per il suo fascino romantico e la sua estetica del sublime che nasce dall’incontro tra le rovine romane e il bosco. Qui nel 1832 papa Gregorio XVI, da cui prende il nome, promosse una grandiosa opera di ingegneria idraulica per contenere le continue esondazioni dell’Aniene, dando vita alla nuova Cascata Grande, seconda con i suoi 120 metri di salto alla Cascata delle Marmore. Risalgono invece al 2008 la donazione del Giardino Pantesco Donnafugata, recintato da una struttura circolare di circa 3000 anni fa che racchiude una straordinaria e secolare pianta di arancio “Portogallo”, e l’acquisto del Bosco di San Francesco, a cui si accede direttamente dal piazzale davanti alla Basilica Superiore di Assisi per immergersi nella natura e scoprire il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, realizzato con 121 ulivi disposti a doppio filare a formare tre ampi elementi circolari tra loro tangenti. Più recente è la concessione, avvenuta nel 2017, dell’Orto sul Colle dell’Infinito a Recanati, luogo di incontro tra paesaggio, storia e poesia.
Sebbene quindi sempre attento alla conservazione e valorizzazione del Paesaggio, per la prima volta con Villa Caviciana il FAI si occuperà di una vera e propria azienda agricola produttiva: un modello in cui attuare, e da cui promuovere, principî e pratiche di coltivazione tradizionali ma anche innovativi, che siano sostenibili dal punto di vista ecologico, e anche economico.
Marco Magnifico è così intervenuto al riguardo durante il convegno: «Non diventiamo agricoltori per produrre, ma vogliamo dimostrare, attraverso l’esperienza diretta del possedere un’azienda agricola, che per proteggere e valorizzare il paesaggio italiano, che per la maggior parte è rurale, bisogna coltivarlo, e quindi farlo produrre».


Reduci da questi due giorni di riflessione, in cui sono stati presentati approfondimenti da esperti nazionali e internazionali del settore, anche noi, come Gruppo Fai Pistoia-Montagna Pistoiese, ci troviamo ancora a riflettere sul paesaggio che ci circonda, così come è accaduto in passato. Infatti, durante le scorse Giornate di Autunno siamo stati accolti da Giorgio Tesi Group e Mati 1909, due dei vivai più importanti della città, che hanno accettato di collaborare con il Gruppo per avvicinare e sensibilizzare riguardo alla cultura del verde, tradizione e produzione che caratterizza da secoli Pistoia e che la rende famosa nel mondo. Ci impegniamo e impegneremo ancora ad osservare e raccontare la città, la montagna e ciò che la circonda per creare tra chi ci segue ed essa ancora più legame, non solo verso il Bello dei monumenti, dei palazzi e delle chiese ma anche del territorio, delle sue tradizioni e culture, poiché anche questo fa parte dell’identità della città in cui abitiamo.

Gruppo FAI Pistoia-Montagna Pistoiese

 

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