Proprio così Geri di Gavinana, al secolo Giuseppe Geri, descriveva il paese natìo nei suoi versi, regalandoci un ritratto genuino di Gavinana e della Montagna Pistoiese negli anni tra le due guerre.
Parole antiche, queste del poeta “delle piccole cose” – come lui stesso amava definirsi – che però non hanno perso il loro fascino e che ancora riecheggiano alle orecchie di chi, come noi, si ritrova ad attraversare il borgo al giorno d’oggi.

Gavinana, parte attualmente del Comune di San Marcello Piteglio, è uno dei centri abitati più antichi e significativi della Montagna Pistoiese, essendo stato nel corso dei secoli al centro di vicende storiche di notevole
interesse. Situato a circa 820 metri sul livello del mare, ai piedi del monte Crocicchio, l’abitato di Gavinana è circondato da una corona di boschi e castagneti: qui le pietre delle case, della pieve e di tutti gli edifici che si affacciano sulla piazza centrale dialogano con la natura circostante in un contesto paesaggistico di grande suggestione, che caratterizza e rende unica la Montagna Pistoiese. Un posto dove storia, tradizione, identità culturale e natura procedono insieme, a passo lento e corto.
Il borgo – nonostante le sue vicissitudini storiche – conserva ancora oggi l’impianto urbanistico peculiare dei borghi incastellati, con la piazza centrale, la pieve e, intorno ad esse, un dedalo di vicoli stretti e poco praticabili: l’ideale per rendere disagevole ogni eventuale incursione dall’esterno, e per fare di Gavinana non solo un centro abitato ma anche una roccaforte, sicura e inespugnabile.

Non fu così, però, in occasione della Battaglia di Gavinana del 3 agosto 1530, che vide affrontarsi le truppe della Repubblica fiorentina capitanate da Francesco Ferrucci e quelle imperiali di Carlo V guidate da Fabrizio Maramaldo. Una battaglia decisiva nello scacchiere geopolitico dell’epoca, che mise definitivamente fine al potere repubblicano a Firenze, decretando il ritorno dei Medici e della loro signoria. Una battaglia tanto importante quanto sanguinaria e invasiva, che mise a ferro e fuoco Gavinana e annientò definitivamente il prode condottiero Francesco Ferrucci. In queste occasioni la storia si intreccia spesso alla leggenda, e celebre è il momento in cui Ferrucci, ormai allo stremo delle forze, inveì contro l’avversario Maramaldo: “Vile, tu dai a un uomo morto!”, apostrofandolo come un uomo vile e crudele. Non a caso, la parola “maramaldo” ancora oggi indica una persona che si approfitta dei più deboli, proprio come il condottiero imperiale.
Di Francesco Ferrucci, assunto a simbolo e principale protagonista della storia di Gavinana, campeggia il monumento equestre in bronzo al centro della piazza omonima, realizzato tra il 1912 e il 1913 dallo scultore senese Emilio Gallori e inaugurato in pompa magna solo nell’agosto del 1920, dopo la pausa forzata imposta dalla Prima Guerra Mondiale. Ritratto in armatura cinquecentesca, con sguardo fiero e baldanzoso, Francesco Ferrucci ci saluta dall’alto e sembra vegliare su di noi, indicandoci la via per la libertà da lui tanto sperata e pagata al prezzo della vita.
Il monumento equestre non è l’unico ricordo dedicato al Ferrucci, perché in un paese che ha costruito sulla sua figura la propria fortuna e popolarità come Gavinana, gli omaggi al coraggioso uomo di ventura abbondano. Però serve un occhio attento e allenato a cogliere i dettagli perché, spesso, le cose importanti si nascondono nei punti più inaspettati.

È il caso, per esempio, della lapide fatta realizzare nel 1840 da Massimo D’Azeglio e posta sul fianco della pieve di Santa Maria Assunta. Di sicuro passerebbe inosservata se non fosse per il fatto che quella targa commemorativa rappresentò il primo omaggio in assoluto al Ferrucci, in un’epoca – quella della Restaurazione
post-napoleonica – in cui esplose il mito ferrucciano e nacque la necessità di coltivare la memoria di un eroe che aveva incarnato i valori della libertà e dell’indipendenza che saranno poi alla base del Risorgimento e che
porteranno all’Unità d’Italia.
Il ricordo di Francesco Ferrucci, grazie alla storia e ai tanti omaggi a lui tributati, è rimasto vivo nel tempo ed è parte tuttora del patrimonio materiale e immateriale di Gavinana.
Visitare questo borgo della Montagna Pistoiese significa davvero fare un viaggio nella storia, che rende inevitabile l’incontro con questo personaggio leggendario a cui anche il nostro Geri di Gavinana ha reso il suo personale tributo nella raccolta Fiori di bosco – l’unica che pubblicò in vita nel 1929: La pieve di Santa Maria Assunta In un borgo piccolo come Gavinana, non ci si aspetterebbe di trovare una pieve tanto maestosa per importanza e dimensioni, che definisce lo spazio urbano definendosi come il fulcro di tutto l’abitato; il punto intorno a cui tutto si è con il tempo sviluppato.
La pieve, punto di riferimento su tutto il territorio circostante, appare menzionata per la prima volta in una bolla pontificia di papa Innocenzo II del 1133.
L’edificio originario, soprattutto negli interni, è stato oggetto di importanti ammodernamenti in stile tardobarocco nel corso del Settecento, ma in facciata è ancora possibile apprezzarne il suo aspetto romanico. Segno distintivo della pieve è l’imponente campanile a pianta quadrata coronato da una cupola su base ottagonale: come consuetudine, si tratta dell’edificio più alto di Gavinana e caratterizza lo skyline del borgo anche da lunga distanza, rendendolo inconfondibile.

La pieve di Santa Maria Assunta custodisce al suo interno un grande organo a canne costruito da Pietro Agati – nota famiglia di maestri organari pistoiesi – nel 1776. Collocato in controfacciata, l’organo della pieve di Gavinana proviene dall’ex convento di San Lorenzo e suggella il legame con Pistoia e con la tradizione organaria locale.
Il rinnovato Museo Ferrucciano Il museo dedicato a Francesco Ferrucci ha riaperto al pubblico nel novembre 2025, dopo una chiusura che si è prolungata per ben otto anni.
Nato ufficialmente nel 1931, il Museo Ferrucciano ha attraversato alterne e sfortunate vicende che non ne hanno permesso un’apertura continuativa nel corso del tempo. Oggi è tornato finalmente fruibile con un nuovo
e interessante allestimento che valorizza a pieno il patrimonio del museo.
Tra le sale non si rivive soltanto la storia di Francesco Ferrucci ma anche la storia d’Italia: il percorso museale permette così di comprendere lo stretto dialogo che persiste tra Gavinana, il territorio pistoiese e il contesto nazionale del tempo, con un continuo rimando agli episodi storici legati alla Battaglia, raccontati attraverso filmati, cimeli e armi originali dell’epoca. Un allestimento alla portata di tutti, da una accentuata chiave divulgativa, che mette ogni visitatore nella condizione di conoscere a fondo la storia di Gavinana e la sua importanza.

Testo di Clara Begliomini – Oltre Pistoia Tour
Foto di Lorenzo Marianeschi – Archivio Ecomuseo della Montagna Pistoiese




