Il Museo Rospigliosi

In pieno centro storico, tra le mura che fanno da argine allo sdrucciolo di Ripa del Sale, si trova Palazzo Rospigliosi, sorto alla metà del XVI secolo dall’accorpamento di vari fabbricati preesistenti nell’area della prima cinta muraria cittadina per volontà di Giovan Battista Rospigliosi detto Bati. L’elemento architettonico più significativo della facciata, perfettamente in linea con i modelli del tardo manierismo fiorentino, è costituito dal portale d’ingresso, sormontato dallo stemma dei Rospigliosi, che si apre sulla via con un’elegante scala a doppia rampa. Percorso il corridoio d’ingresso si scorge al di là dei drappeggi che incorniciano un’ampia vetrata, il giardino pensile interno all’edificio. Ad esso si accedeva anche dall’ingresso secondario del palazzo, ove le carrozze erano solite sostare in attesa dei signori del palazzo e dei loro ospiti.

Il giardino, opportunamente allestito come nell’uso del tempo, permetteva alla famiglia di vivere momenti di otium privato o di letizia con gli amici, accompagnati dal suono della musica e dell’acqua che sgorgava dalla fontana. I locali posti allo stesso piano del giardino – probabilmente un tempo adibiti a cucine e a ricovero per cavalli e cani da caccia – sono oggi utilizzati come luoghi d’accoglienza e di introduzione al museo, aule didattiche, Museo del Ricamo. Attraverso un sontuoso scalone in pietra serena, alla cui sommità è collocata una cancellata in ferro battuto di pregevole fattura, si accede al primo piano, il piano nobile dell’edificio, ove è conservato immutato nei secoli l’appartamento che la famiglia realizzò per l’illustre parente.

L’ultimo discendente, Clemente, morto nel 1981, lasciò infatti per testamento alla Cattedrale di Pistoia l’onere di destinare in perpetuo a Museo l’appartamento denominato di Papa Clemente IX (1667-1669). È questo appartamento a cui per primo si accede nella visita museale, che conserva praticamente intatto il sontuoso arredo seicentesco che si vuole sia stato allestito per ospitare degnamente il papa pistoiese, al secolo Giulio Rospigliosi (1600- 1669), di passaggio in città. Le stanze per le quali il visitatore transita sono l’inizio del percorso museale che unisce in un unico museo l’appartamento papale ed il museo diocesano. Le cinque sale che si aprono allo sguardo mostrano una notevole ricchezza e cura nell’omogeneità dell’arredo seicentesco, con mobili elaborati, preziose suppellettili e una pregiata raccolta di dipinti, il tutto conservato tra pareti tappezzate di damasco, soffitti a cassettoni e affreschi del sei-settecento che decorano le sale. La visita dell’appartamento ci fa conoscere il gusto e le preferenze artistiche di una committenza nobiliare che, pur sentendo l’influsso di Roma e di Firenze, si manteneva legata alla produzione di artisti locali, come si evidenzia nel più cospicuo nucleo della quadreria, costituito dalle tele eseguite del pittore pistoiese Giacinto Gimignani (1606-1681).

Nella raccolta sono presenti anche dipinti più antichi come la tela Betsabea al bagno di Sebastiano Vini e la tavola I Progenitori di Fra’ Paolino della seconda metà del cinquecento.

La sala d’ingresso, nella quale campeggia un grande lampadario in ferro battuto a diciotto luci, conserva oltre ad alcune armi da fuoco del XVIII- XIX secolo, a quattro busti in marmo del XVII secolo e a quattro ritratti di cavalieri qui pervenuti dalla famiglia Cellesi alla metà dell’Ottocento, alcune delle tele più significative della produzione del Gimignani come Giuseppe e la moglie di Putifarre e altre con soggetti tratti dalla mitologia (Ercole che libera Esione e Alfeo e Aretusa) o dall’Antico Testamento (Adamo ed Eva con Caino e Abele, I fratelli mostrano la veste di Giuseppe, Giuseppe spiega i sogni al Faraone).

La visita prosegue con due salotti con consolle dorate, stipi preziosi e cineserie, le cui pareti sono occupate da numerose tele con altri episodi ispirati alla mitologia e alla Bibbia. Oltre alle opere del Gimignani vi si trovano esponenti del seicento fiorentino come Jacopo Vignali (1592-1664), Lorenzo Lippi (1606-1665) e Felice Ficherelli (1605-1669). Degno di nota è anche il Ritratto di papa Clemente IX, copia dell’originale conservato nei Musei Vaticani, collocato entro una monumentale cornice a racemi dorati e sormontata da una corona. Nello stesso ambiente si trova anche una dipinto raffigurante la Morte di Germanico, giunto alla collezione dopo il 1828, in precedenza conservato in casa Bracciolini e proveniente dalla famiglia Puccini; secondo la tradizione l’opera sarebbe stata eseguita a Roma da Nicolas Pussin (1594-1665) che vi replicò un soggetto già eseguito per i Barberini, tra il 1626 e il 1628, e lo inviò alla famiglia Puccini in ringraziamento dell’assistenza a lui prestata quando, passando da Pistoia durante il suo primo viaggio in Italia, vi si era ammalato.

Si passa poi alla camera del Papa dove colpisce il grande letto a baldacchino, ove avrebbe dormito  il pontefice durante il suo soggiorno pistoiese, contornato da altri dipinti della collezione del Gimignani che termina nell’attigua sala studio.

Continuando il percorso museale si è introdotti nelle sale dedicate alle opere d’arte del museo diocesano, opere provenienti dalle chiese del territorio della Diocesi di Pistoia; vi si ammirano arredi liturgici e paramenti sacri oltre a dipinti di scuola pistoiese. La consapevolezza che gli oggetti d’arte sacra sono testimonianze insostituibili di civiltà, particolarmente esposti al degrado e al furto, unitamente all’impossibilità della presenza di sacerdoti residenti in tutte le chiese, da anni ha spinto la Diocesi a raccogliere gli oggetti più significativi e preziosi e quelli a maggior rischio, in una sede unica, pur sapendo che la musealizzazione di oggetti di culto, tolti dal proprio contesto originario, ne fa perdere gli aspetti connotativi dell’identità storica e della sacralità per consegnarli ad essere mere testimonianze di un passato difficilmente leggibile. Le opere d’arte più raffinate del patrimonio diocesano sono testimonianza significativa dell’ottima qualità artistica degli artigiani pistoiesi ed offrono la possibilità di seguire il mutare del gusto e dello stile attraverso i secoli nei differenti oggetti destinati alle esigenze di uso, di culto e di decoro della comunità ecclesiale. L’evoluzione si può osservare nelle preziose croci astili – le più antiche in bronzo dorato del XII-XIII secolo provenienti da S. Michele in Cioncio e da S. Pietro ad Albiano (Montemurlo) – , nei  turiboli dalle forme stilizzate evocanti architetture (del XIV-XV secolo) fino alle forme sinuose e sfarzose posteriori (XVII-XVIII secolo), nei calici realizzati nel trascorrere dei secoli con tecniche e lavorazioni sempre più raffinate. Sono anche esposti molti dipinti di scuola pistoiese fra cui pale d’altare di Bernardino del Signoraccio, opere del Sollazzino, di Orazio Fidani, di Giovanni Domenico Ferretti e di molti altri.

L’esposizione comprende anche esemplari di tessuti e parati sacri, reliquiari e ostensori, messali e corali in pergamena.

Testo don Simone Amidei – Direttore Museo Diocesano Palazzo Rospigliosi

Foto Nicolò Begliomini

 

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