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La città vista con gli occhi dei bambini

In una esplorazione non affrettata, passeggiando per le vie del Centro Storico, gettando uno sguardo su alcune vetrine, ci possiamo imbattere nel racconto della città fatto dai bambini.

Quasi a sorpresa, in alcuni negozi, compaiono vetrofanie realizzate con le parole e i disegni che i bambini hanno detto e fatto per descrivere un luogo, una strada, un monumento o i loro pensieri sulla città.

Si tratta della mostra “La città letta con lo sguardo dei bambini”, progettata dal Servizio Educazione, in occasione di Pistoia Capitale della Cultura, per valorizzare l’impegno che la nostra città ha profuso verso i bambini e raccontare come, attraverso i bambini, passi un modo più solidale di leggere e di vivere la città.

La narrazione si sviluppa in tanti piccoli racconti, che invitano a percorrere e abitare la città con prospettive inedite, a guardarla con gli occhi dell’infanzia per scoprire una città diversa e, per certi versi, migliore per gli adulti. Sono racconti che offrono la testimonianza di come lo spazio della città è sperimentato, desiderato e percepito da chi lo vive da altre prospettive, come quelle dei bambini: “Pistoia sa fare felici tutti, anche quelli che quando si svegliano si sentono tristi”.

I bambini, come loro stessi dicono, sono anche “diventati delle guide di Pistoia e delle sue cose belle” e consegnano ai molti visitatori e ai cittadini l’idea di una città che può “essere grande anche se piccola”, grazie alla capacità che i loro sguardi curiosi e nuovi hanno di illuminare dettagli e aspetti della città, che ne allargano i contorni.

L’insolita mostra nasce dal lavoro che i bambini di cinque anni delle undici scuole dell’infanzia comunali hanno portato avanti per un lungo periodo di tempo insieme alle loro insegnanti e a quelle dell’Areabambini Blu e Verde. Insieme hanno esplorato la città, le sue vie, i monumenti, i palazzi e le piazze, in un percorso che è stato di conoscenza dei luoghi e che è sceso all’interno del loro vissuto.

La città si è presentata come un grande testo, un grande paesaggio, sul quale i bambini hanno potuto esercitare la loro attività interpretativa e anche la loro abilità di spaziare tra i diversi sensi, trasformando una informazione visiva in una informazione di tipo uditivo.

“Pistoia è formata da strade, palazzi, persone, semafori, vicoli, viali, piazze, piazzette, case, negozi e anche uffici per fare i fogli e monumenti vecchi e moderni. Le vie sono grandi e ci sono anche i lampioni alti per vederci meglio. I vicoli sono piccoli, stretti e bui perché non ci sono i lampioni; La piazza è grande e quadrata e poi si trova al centro della città. Una piazzetta è più piccola di una piazza, ma nella città ce ne possono essere anche due da visitare. Nella piazza grande forse c’è più rumore, perché c’entra più gente proprio perché è grande, nella piazzetta c’è più silenzio perché ci passano pochissime persone. Nella piazzetta se siamo soli e si ascolta si sente il fruscio del vento, l’orologio del campanile che suona le ore e il suono degli orsetti che sono sul Globo. Tutti i vicoli, le strade, le vie e i viali hanno un cartellone che ci dice come si chiama quella strada. Leggere è importante perché se non conosci Pistoia la puoi leggere, così puoi capire che dentro la città ci sono cose che devi imparare”.

Sono pensieri che tornano a dirci come la città sia un insieme di tante cose: strade, monumenti, volumi di architetture, arredi. Un luogo fisico, ma anche un paesaggio di suoni e luci a cui aggiungiamo impressioni e suggestioni. E ancora: un luogo di vita, di incontro e di scambio, uno spazio di relazioni, dove i bambini possono fare incontri importanti, sperimentare il senso civico della convivenza, la gentilezza e l’educazione dei suoi abitanti. Dare ai bambini la possibilità di padroneggiare il proprio ambiente di vita, li aiuta nel processo di costruzione dell’identità personale e nella formazione del sentimento di appartenenza. Ognuno di noi è definito dai luoghi che ci hanno cresciuto e che resteranno riferimento dentro di noi. Non a caso, la psicologia dello sviluppo ha sottolineato come l’attaccamento affettivo di un bambino ai luoghi in cui ha fatto esperienze nel tempo sia una parte rilevante della sua identità, ponendosi in continuità con l’attaccamento che sperimenta per le persone.

Si è trattato, dunque, di una iniziativa che ha inteso incoraggiare l’affermazione di una cultura dell’infanzia, che guarda ai bambini non come cittadini di domani ma come cittadini di oggi, e alimentare nella comunità una responsabilità diffusa verso le nuove generazioni.
Lo hanno capito i negozianti che hanno accolto con sensibilità ed interesse il lavoro dei bambini.

Una città educante può prendere forma se si parte da ciò che i bambini possono dirci, se si rendono visibili i loro pensieri e le loro emozioni e sensazioni, se, cioè, si accreditano i bambini come interlocutori da ascoltare.

“Io vengo a Pistoia, perché non posso stare senza di lei, perché sono innamorato di tutte le passeggiate che si possono fare e poi se anche sei solo e vuoi girare stai bene anche senza nessuno e il tempo ti passa”. Ci auguriamo che queste parole possano rimanere nella storia e nell’immaginario dei bambini e far maturare l’orgoglio di sentirsi cittadini pistoiesi.

 

TESTO
Donatella Giovannini
Laura Contini
FOTO
Nicolò Begliomini

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