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La rinascita di Aliano

Aliano è un piccolo paese della Basilicata, in provincia di Matera, arrampicato su un colle argilloso alto circa 550 metri e circondato da un paesaggio straordinario: il paesaggio dei calanchi, in mezzo al quale sembra di essere atterrati sulla luna. È stato considerato “il paese della vergogna” ed è oggi un caso esemplare di come, attraverso la cultura e la letteratura, un borgo in stato di abbandono possa rinascere. Durante il periodo fascista, proprio per la sua posizione isolata, è stato scelto dal regime come luogo di confino per gli avversari politici: tra questi, uno scrittore e pittore di notevole importanza nel ‘900 italiano, Carlo Levi. Levi arriva ad Aliano il 18 settembre 1935: ci rimarrà alcuni mesi, fino a quando il regime, in piena euforia per la conquista dell’Etiopia, gli concede la grazia.
Sono pochi mesi che segnano la sua vita e che determineranno la vita futura del piccolo paese della Val d’Agri, abitato oggi da circa 900 persone.
Lasciato Aliano, infatti, e dopo aver trascorso un periodo in Francia, Levi si trasferisce a Firenze. Vive nascosto, per non essere arrestato, e scrive (tra la fine del 1943 e il luglio del 1944) Cristo si è fermato a Eboli, il libro che racconta la storia del suo confino.

scorcio del paese

Leonardo Sciascia spiegava che uno scrittore, quando racconta un luogo sconosciuto, ha il potere di dare a questo luogo “un certificato di esistenza in vita”: Levi ha dato ad Aliano questo certificato, ha permesso ad un paese sconosciuto e dimenticato di avere uno spazio (e un’importanza) nella geografia culturale, italiana e non solo.Partendo proprio da questa riflessione, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso inizia e germogliare un’idea: quella di dare valore alla presenza di Carlo Levi e a Cristo si è fermato a Eboli per realizzare un progetto di recupero della parte antica del paese e di valorizzazione del borgo e del territorio circostante. Con questa finalità nasce il Parco Letterario Carlo Levi, che opera a partire dal 1998 e che avvia – grazie anche a importanti finanziamenti europei – un processo di rigenerazione che, osservato a distanza di venticinque anni, ha qualcosa di straordinario. Le case e gli edifici in rovina della parte più antica del paese vengono via via acquisiti dal Comune, restaurati e aperti al pubblico. Oggi chi giunge ad Aliano può visitare la casa-museo in cui è vissuto Carlo Levi, la pinacoteca con le opere di Levi, un museo dedicato alla civiltà contadina, una seconda pinacoteca che mette in mostra le opere di Paul Russotto (artista nato a New York nel 1944, maestro dell’astrattismo, ma con le radici ad Aliano, paese natale della madre). In uno degli spazi destinati a mostre temporanee, è possibile vedere in questo periodo un’esposizione di fotografie realizzate da Augusto Viggiano e dedicate al giorno in cui la salma di Carlo Levi viene portata ad Aliano, dopo la morte che lo ha raggiunto a Roma il 4 gennaio 1975, per essere accompagnata – in mezzo ad una folla di persone – nel camposanto che si trova nella parte più alta del paese e che, per il confinato Levi, rappresentava il limite invalicabile della sua cella all’aria aperta.
Cristo si è fermato a Eboli descrive il paese e resta la guida ideale per scoprire e visitare questo luogo: il paese che si trova su una sella irregolare e che è circondato da burroni pittoreschi, i “precipizi di argilla bianca” che lo circondano, la piazza che è semplicemente uno slargo della strada e che si affaccia sulla Fossa del Bersagliere, le case “con gli occhi”, che veramente sembrano guardare chi passa.

Carlo Levi, con il suo passaggio da Aliano e con questo libro (tradotto in moltissime lingue, compreso l’alianellese, il dialetto di una frazione del paese), ha lasciato in eredità un patrimonio che il Comune di Aliano e il Parco Letterario hanno saputo cogliere. Il recupero degli edifici per ospitare attività culturali ha infatti rimesso in movimento l’economia del borgo, che oggi ha circa 200 posti letto a disposizione dei visitatori, due ristoranti, una pizzeria, oltre ad un auditorium per convegni, ad un anfiteatro all’aperto e ad altri spazi che si rendono necessari per accogliere i turisti in arrivo, distribuiti nel corso dell’anno ma con punte massime di concentrazione nei mesi estivi e in occasione di alcuni eventi, come il carnevale e la manifestazione “La luna e i Calanchi”, diretta dal paesologo Franco Arminio e capace di attrarre alcune migliaia di persone.

Aliano, poi, ha un ulteriore patrimonio. È il patrimonio umano rappresentato dai suoi abitanti, capaci di un senso dell’ospitalità che andrebbe portato a modello. Il nostro arrivo è stato indimenticabile. Accompagnato dal presidente dei Parchi Letterari, Stanislao de Marsanich, salutato da una telefonata di benvenuto del Sindaco Luigi De Lorenzo, guidato con passione per due giorni dal presidente del Parco Letterario Carlo Levi Antonio Colaiacovo (che era Sindaco negli anni della rinascita di Aliano, periodo durante il quale Luigi De Lorenzo era presidente del Parco Letterario). Maria, al bar del paese, si intrattiene sorridente a raccontare come è nato quel locale, punto di arrivo di un sogno a lungo coltivato, realizzato anche grazie all’architetto Lodovico Alessandri, che ha avuto un ruolo determinante in molti progetti di recupero del paese e che, da Roma, per anni ha fatto la spola, attratto dal paese della Basilicata. Mettersi a tavola alla
“Locanda con gli occhi”, dove Rosaria esercita la sua arte ai fornelli e il marito Vincenzo serve in sala e intrattiene i clienti, è come fare un viaggio nei sapori (e nella storia) di un territorio. Un viaggio altrettanto suggestivo può essere fatto andando a mangiare da Sisina, cuoca “mitica”, che ha girato tutti i più importanti programmi televisivi dedicati al cibo e che accoglie gli avventori con un sorriso materno, preoccupandosi che tutto sia in ordine e che niente manchi. E poi ancora (ma come fare a rammentare tutti?): Giuseppe (Pinuccio) che ci dà le prime informazioni sui peperoni cruschi, uno dei piatti tipici; le guide del Parco (Donata e Mimma che accolgono i visitatori, Teresa che li accompagna per le strade del paese) che hanno visto nascere e crescere il progetto nel quale hanno sempre creduto; Rosetta, che viene ad aprire uno degli edifici ristrutturati e racconta i vari tipi di pasta fatta in casa che è solita preparare.
Difficile scegliere un luogo particolarmente suggestivo per concludere questo rapido itinerario.
Ma certo uno spazio che ha un sovrappiù di magia è la terrazza che copre la casa dove ha vissuto Carlo Levi. Nessuno potrebbe descriverla meglio di lui: “… stavo sdraiato sulla mia terrazza, e guardavo l’ombra delle nuvole muoversi sulle creste lontane, come una nave sul mare…Uscivo spesso nelle belle giornate, a dipingere: ma lavoravo soprattutto in casa, nello studio o sulla terrazza… Sulla mia terrazza il cielo era immenso, pieno di nubi mutevoli: mi pareva di essere sul tetto del mondo, o sulla tolda di una nave, ancorata su un mare pietrificato”.

Testo Giovanni Capecchi
Foto Lodovico Alessandri

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