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La storia di un legame

Rispetto a più macabre reliquie di corpi di Santi venerate nel mondo cristiano, sarebbe difficile trovare qualcosa di più adatto a una città come Prato, nota nel mondo per la produzione tessile, di una reliquia realizzata in tessuto: una cintura probabilmente in seta, o in lana finissima di capra, di color verde chiaro, broccata con filo d’oro.

Una tradizione locale consolidata nel Duecento la identifica con la cintura che – come narrano apocrifi del X secolo – fu donata a San Tommaso dalla Vergine, mentre veniva assunta in Cielo, a testimonianza dell’evento.
Nella nostra città sarebbe giunta nel 1141, recata dal pratese Michele (che l’aveva ottenuta sposando una fanciulla, a Gerusalemme). In punto di morte, intorno al 1172, Michele donò il Sacro Cingolo alla pieve di Santo Stefano, l’attuale Duomo, che ancora la conserva.
Clamoroso fu, nel 1312, il tentativo di furto di Giovanni di ser Landetto da Pistoia, detto Musciattino, che fu duramente punito giustiziandolo sul rogo dopo aver subìto il taglio delle mani. Il malcapitato voleva vendere ai fiorentini la reliquia, ma nelle tradizioni pratesi fu Pistoia a istigarlo, data la secolare ostilità con la vicina città.
Prezioso simbolo di unione tra Cielo e Terra, tra l’umano e il divino, questa femminile, umanissima reliquia costituì fin dal Duecento non solo il fulcro della religiosità pratese, ma anche l’elemento simbolico-devozionale che giustificò e sostenne le speranze di autonomia in campo religioso e civile di Prato, nei confronti delle vicine e potenti Firenze e Pistoia, e fu considerata per secoli il tesoro più prezioso per l’intera cittadinanza.
L’ostensione pubblica della reliquia era regolata dagli statuti del Comune, al quale spettava – come avviene ancora oggi – la custodia di parte delle chiavi necessarie per estrarla dall’altare della Cappella (attualmente le ostensioni si svolgono per Natale, Pasqua, il 1° maggio, il 15 agosto e – la più solenne – l’8 settembre, Natività della Vergine).

 

Papa Francesco venera la reliquia della Cintola durante la sua visita a Prato del 2015 (fototeca Ufficio Beni Culturali Diocesi di Prato)

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