Le “norme di Maresca” compiono settant’anni

Se vi è capitato qualche volta di fare una escursione lungo i sentieri del nostro Appennino, ma anche su quelli delle Alpi, vi sarete sicuramente imbattuti nei segnavia bianchi e rossi ed anche nelle bandierine rosso-bianco-rosse che nella parte centrale bianca riportano il numero del sentiero, soprattutto all’inizio ed alla fine del percorso, ma spesso anche lungo lo stesso itinerario, particolarmente in concomitanza di bivi e diramazioni. Non tutti sanno che quei segni, divenuti abituali per chi cammina in montagna, si cominciò ad utilizzarli a partire dal convegno delle sezioni emiliane e toscane del Club Alpino Italiano, che si tenne a Maresca il 14 maggio 1950. Da quel momento e gradualmente le “Norme di Maresca” vennero assunte dal CAI nazionale ed oggi sono utilizzate su tutto il territorio italiano. Da tempo i soci del CAI avevano sentito il bisogno di unificare i vari metodi con i quali i sentieri erano stati segnalati nel periodo che va dalla fondazione ottocentesca del sodalizio fino al secondo dopoguerra. Così negli anni 1948-49 l’Ente Provinciale per il Turismo di Bologna stanziò un piccolo fondo ed il socio Mario Mori fu incaricato di predisporre un primo elenco di itinerari da segnalare sul terreno.

Nella stessa prospettiva il CAI di Livorno il 29 gennaio 1950 convocò all’Abetone un apposito convegno, presieduto da Francesco Cei della sezione di Livorno a cui parteciparono i rappresentanti delle sezioni dei due versanti dell’Appennino: Firenze, Livorno, Lucca, Pistoia, Maresca, Apuania- Massa, Bologna, Piacenza e delle sottosezioni di Abetone, Rosignano Solvay, “Spica” (Livorno), “Ansaldo” (Livorno) e “Officine Galileo” (Firenze). Si discusse della promozione del turismo escursionistico su queste montagne e di altri argomenti legati a questo tema. In questa occasione il presidente del CAI di Firenze propose di istituire un piano di segnalazioni uniche, da stabilirsi in una riunione che verrà tenuta a Maresca la seconda domenica di maggio, alla quale avrebbero dovuto partecipare le sezioni più direttamente interessate dei due versanti dell’Appennino: Bologna, Maresca, Pistoia, Prato e Firenze. Lo stesso socio bolognese Mario Mori si assunse l’incarico di studiare il progetto e formulare una prima proposta, mentre un altro bolognese noto in tutta la montagna, l’ingegner Giovanni Bortolotti si impegnò a portare le conclusioni del convegno alla riunione del comitato centrale del CAI che si sarebbe tenuto poco dopo a Padova.

Il 7 maggio dello stesso anno 1950 a Bologna si svolse un altro convegno, per preparare quello di Maresca, che si sarebbe tenuto sette giorni dopo, nel quale si sarebbero prese le decisioni conclusive. Una parte importante dell’incontro venne riservata alla discussione del progetto di segnatura e segnalazione dei sentieri. In questa occasione grande rilevanza ebbe l’impostazione di Giovanni Bortolotti che voleva affrontare il problema non in modo settoriale per ciascuna provincia, ma in modo unitario per i tre versanti dell’alto crinale. La stessa impostazione lo avrebbe condotto nello stesso anno a pubblicare l’importantissima guida dell’alto crinale emiliano- toscano dalle Piastre all’Abetone, poi ripubblicata nel 1963 col titolo di Guida dell’alto Appennino bolognese- modenese e pistoiese dalle Piastre all’Abetone, ristampata nel 2010 a cura delle sezioni CAI e del Gruppo di studi alta valle del Reno. Lo stesso Bortolotti affermò infatti che l’Appennino Settentrionale non può più considerarsi come una catena divisa in due versanti, ma bensì un’unica montagna a disposizione degli alpinisti toscani ed emiliani. Occorre impostare nettamente questa concezione unitaria del nostro Appennino in quanto che essa affratellerà sempre più gli alpinisti tosco-emiliani, e permetterà di risolvere in maniera migliore i problemi comuni, facilitando l’azione verso le autorità locali e centrali. Questa fu l’impostazione vincente del tema che condusse alle regole stabilite a Maresca ed alla pubblicazione di altre due guide (dall’Abetone alle Radici e dal Lagastrello alla Cisa), nelle quali viene trattato l’argomento prendendo in esame una sezione del crinale spartiacque appenninico da un passo all’altro, sottolineando in questo modo la complementarietà dei due versanti. Le proposte del Mori vennero anche inviate alla sezione centrale del CAI, che le trovò positive e al posto della prima proposta di bandierina col giallo al centro ne venne avanzata una, che poi prevalse, del bianco per accogliere i numeri dei sentieri.

                                                                                                     immagine storica che mostra i partecipanti al Convegno di Maresca del 14 maggio 1950

Il 14 maggio 1950 dunque, alla pensione Mizia di Maresca, si aprì il convegno a cui parteciparono Giovanni Bortolotti e Mario Mori per Bologna, Fornaciari per Modena, Sardi per Lucca, Ugo Verico per Pistoia, Piero Cardini per Firenze, Toiossi dell’Ente Provinciale per il Turismo di Pistoia e naturalmente Fernando Fini presidente della sezione di Maresca. Aprì i lavori quest’ultimo, che rappresentava la sezione ospitante, mentre il Mori illustrò la proposta con l’ausilio di una carta topografica da lui stesso preparata, che comprendeva il territorio montano fra Porretta e l’Abetone. Seguì un ampio dibattito il cui scopo principale fu di mettere a punto le norme e di ottenere l’ampliamento della zona da coinvolgere nel progetto. Sardi di Lucca, ad esempio, chiese che venissero incluse zone come il Prato Fiorito, l’Orrido di Botri e gli itinerari adiacenti. Quanto il Mori era andato esponendo si prestava infatti benissimo ad essere esteso anche ad altre zone, mantenendo i criteri di segnalazione proposti.

Le norme che vennero emanate furono, in sintesi le seguenti:

  1. numerazione della linea di crinale con OO
  2. numerazione degli itinerari di accesso al crinale, pari dal versante Tirrenico, dispari dal versante Adriatico
  3. divisione della dorsale Appenninica in zone turistico- alpinistiche delimitate dai valichi importanti
  4. nell’ambito di ogni zona, numerazione degli itinerari progressiva da Est ad
  5. segnavia rettangolari di 25 per 15 in bianco con fasce laterali verticali rosse e numeri in nero 6- segnali di crinale per l’inverno con pali di castagno muniti di traversa e sporgenti fuori terra circa un metro e trenta.

Per reperire i fondi con cui finanziare l’iniziativa si decise di ricorrere agli Enti Provinciali per il Turismo, che in quel periodo rappresentavano l’ente pubblico principale per la promozione del turismo montano. Il rappresentante di quello pistoiese per finanziare le sezioni del proprio territorio, quelle di Pistoia e di Maresca il 3 luglio successivo chiese un contributo iniziale di lire 50.000. Al fine di coordinare i necessari interventi e dare unitarietà al risultato finale si decise anche che i rappresentanti delle sezioni interessate avrebbero dovuto riunirsi frequentemente. I convenuti auspicarono che il sistema da loro concordato potesse essere esteso anche alle altre zone dell’Appennino, un auspicio che si realizzò nel corso degli anni, tanto che oggi le “Norme di Maresca” sono utilizzate su tutto il territorio nazionale.

Il successivo incontro si tenne a Firenze il 3 dicembre dello stesso 1950, e a questo parteciparono ben 18 sezioni fra Toscana, Emilia e Liguria, segno evidente dell’attesa che queste norme avevano creato. Intervenne anche il presidente generale del CAI Bartolomeo Figari ed in base ad una sua proposta si decise di estendere le norme a tutto l’Appennino settentrionale.

Ancora una volta l’intervento principale fu quello di Giovanni Bortolotti, che dopo aver sintetizzato il cammino percorso fino a quel momento, propose una più ampia suddivisione in zone dell’Appennino settentrionale: una prima zona dal Passo dell’Oppio all’Abetone (Corno alle Scale, Libro Aperto, Cimone), una seconda dall’Abetone alle Radici (Rondinaio, Giovo, San Pellegrino), una terza dal versante fiorentino del Falterona, e proseguendo indi verso Ovest, fino all’Appennino Ligure- Piacentino: un notevole ampliamento rispetto alla prima stesura del regolamento in modo che la segnatura dei sentieri non vedesse discrepanze e differenze, poiché le “Norme di Maresca” consentono unità di indirizzo e di sistema anche in un lavoro che […] sarà realizzato per zone, quindi eseguito frammentariamente e poi coordinato organicamente.

In questa occasione si decise anche di estendere il sistema alle Alpi Apuane. Il consenso con cui vennero accolte queste norme, fin dai primi tempi della loro emanazione, si fece sempre più ampio, tanto che possiamo affermare che ciò che fu deciso a Maresca il 14 maggio 1950 non ebbe affatto un significato locale, ma nazionale, poiché la normativa venne estesa fino ad essere applicata in tutta Italia, con i dovuti aggiustamenti, ed i colori bianco e rosso guidano ancor oggi i passi degli escursionisti fra boschi, praterie e rocce rendendo più sicuro il loro cammino. Un importante risultato che ha avuto il suo avvio in un piccolo paese dell’Appennino settant’anni fa.

                                                                                                                 vecchia cartina del CAI

Quest’anno ricorrono i settant’anni dal Convegno di Maresca ed ancor oggi le Norme di Maresca mostrano tutta la loro forza e la loro utilità, essendo ancora attualissime e perfettamente rispondenti allo scopo. Infatti la cartografia dei sentieri di montagna riporta esattamente la numerazione scaturita da quelle norme e, con l’avvento della tecnologia Gps, buona parte dei sentieri italiani sono stati georeferenziati.

Il CAI, con grande sforzo e impegno di soci e volontari, continua ogni anno a dedicare parte del proprio tempo e delle proprie forze a mantenere in efficienza e sicurezza i sentieri e la cartellonistica, occupandosi della falciatura e del taglio degli arbusti, rinfrescando colori e numerazione dei percorsi, in modo da garantire all’escursionista la sicurezza di non perdersi lungo i tracciati.

Purtroppo, la sopraggiunta recente pandemia non ha consentito alle varie sezioni di effettuare la manutenzione semestrale dei sentieri, prevista per la primavera. L’auspicio è che il lavoro si possa svolgere durante l’autunno. Per lo stesso motivo, la manifestazione commemorativa prevista nel mese di maggio 2020 a Maresca, con la partecipazione dei soci delle varie sezioni Tosco-emiliane, autorità locali e personalità rappresentative del settore, è stata annullata con la speranza di poterla organizzare successivamente.

 

Testo Renzo Zagnoni – Franco Filoni

Foto Mannori

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