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A Palazzo Fabroni apre la mostra #NATIVI100

Promossa e realizzata dal Comune di Pistoia/Musei Civici, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Michelucci, Tempo Reale, l’associazione Eletto Arte e l’Archivio Nativi, e inserita nella programmazione espositiva di Palazzo Fabroni, la rassegna celebra il centenario della nascita del pittore pistoiese Gualtiero Nativi (Pistoia, 1921 – Greve in Chianti, 1999), riconosciuto maestro dell’astrattismo italiano del secondo Novecento, la cui figura viene così restituita al contesto delle migliori ricerche artistiche condotte negli anni della sua esistenza.

L’hashtag del titolo, tratto dal linguaggio dei social, è introdotto quale segno di aggregazione di interessi e allude sia alla ricorrenza del centenario che alla scelta di esporre in Palazzo Fabroni cento opere, per raccontare una vicenda che, dalle pitture giovanili degli anni quaranta giunge a quelle estreme, con uno sguardo alla scultura. La rassegna, infatti, costituirà anche l’occasione per mostrare al pubblico l’intero nucleo di dipinti che Nativi donò a Pistoia nel 1982: sette sono permanentemente esposti al pubblico nella sala dedicata all’artista al primo piano del museo; gli altri verranno allestiti a rotazione durante i mesi di apertura dell’esposizione.

G. Nativi – Paese dell’anima n. 3, 1975, tempera acrilica su tela, cm 100×130, Pistoia, Palazzo Fabroni

Nelle sale del secondo piano il percorso espositivo segue, secondo una time-line cronologica, l’evoluzione della ricerca artistica di Nativi attraverso i decenni, dalle pitture giovanili degli anni Quaranta a quelle estreme degli anni Novanta del secolo scorso, con uno sguardo rivolto anche alla scultura e con divagazioni che consentono di mettere a fuoco i temi prediletti.

«La mostra dedicata a Gualtiero Nativi, allestita a Palazzo Fabroni, chiude un anno importante – evidenzia Margherita Semplici, assessore alle attività culturali del Comune di Pistoia –, durante il quale abbiamo ricordato il genio di Dante Alighieri e caratterizzato dalle celebrazioni per l’Anno Santo Iacobeo. Intendiamo così fornire un contributo profondo e duraturo agli studi specialistici e alla ricerca, ma anche l’opportunità di far meglio conoscere questo importante artista, originario di Pistoia e ad essa fortemente legato, anche alla luce del suo rapporto con Giovanni Michelucci, che gli fu maestro, amico e compagno di ricerca

Grazie alla collaborazione con la Fondazione Giovanni Michelucci di Fiesole, la mostra approfondisce il rapporto intenso del pittore con l’architetto pistoiese, maestro carismatico e amico, al quale Nativi deve la capacità di interpretare modernamente la decorazione pittorica nello spazio pubblico in ambienti fiorentini, purtroppo oggi perduti, quali la Saletta del Caffè Donnini (1949); mentre il clima di ricerca della seconda metà del Novecento è evocato in mostra attraverso l’allestimento di due installazioni sonore, a cura di Tempo Reale, realizzate nell’ambito del progetto regionale Toscanaincontemporanea2021: la prima diffonde la voce di Nativi intorno all’Autoritratto giovanile, in prestito dalle Gallerie degli Uffizi; la seconda, con musiche di Vittorio Gelmetti composte nel 1960, rimanda all’interesse di Nativi per l’indagine sonora.

Dalla passerella al secondo piano di Palazzo Fabroni, che collega fra loro le due ali dell’edificio di via Sant’Andrea, in cui, sala dopo sala, si svolge il percorso espositivo su Nativi, è visibile a distanza ravvicinata l’inedito fregio in pittura di smalti su metallo, scelto come immagine della mostra, che l’artista realizzò fra il 1957 e il 1958 per il bancone del bar del Centro Tecnico Federale FIGC di Coverciano. Collocato su una delle pareti del sottostante salone centrale a doppio volume, al primo piano del palazzo, in ‘dialogo’ con l’intervento in nerofumo di Claudio Parmiggiani sulle altre pareti, esso svolge al contempo funzione di ideale collegamento della mostra con la sala dedicata proprio a Nativi nella collezione permanente del Museo del Novecento e del Contemporaneo di Pistoia.

Il ricco e documentato catalogo della mostra, a cura di Giovanna Uzzani ed edito da Gli Ori, si configura come un’ampia e aggiornata monografia dedicata all’artista, di cui un saggio di Alessandro Masetti indaga il confronto stimolante con la ricerca di Michelucci nell’esperienza progettuale del fiorentino Caffè Donnini.

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