Roberto Lotti – Una vita di corsa

Roberto Lotti

Non ci interessano solo storie conosciute, record e vicende di campioni noti.

Ci piace, piuttosto, leggere una foto e raccontarla, ascoltare chiunque abbia cose da dire e presentare eventi piccoli e grandi. Lo sport si nutre, soprattutto, al di fuori dei canonici riflettori. Questa rubrica nasce proprio per dare spazio a pillole provenienti su qualsiasi campo.  Perchè la vittoria ha ovunque il solito gusto.

Roberto Lotti vinse la prima edizione della Pistoia-Abetone.

Ecco il suo ricordo della gara.

“La prima volta che vidi l’Abetone ero a piedi, da solo e davanti a tutti. Era il 1976 e si correva la prima edizione della Pistoia-Abetone. Mi presentati alla partenza di quella competizione  seppur  non  apreparato,  ma  pungolato  da  amici  e  organizzatori.  L’ obiettivo era quello di fare bene, anche se per uno che corre in modo agonistico è obbligo puntare sempre al massimo. E così feci”.

“Andai subito in testa e mantenni il comando anche nei momenti più difficili. Allora la corsa si correva a luglio, con il sole pronto a cuocere pelle e asfalto. Arrivato alla Fontana Vaccaia, ogni centimetro preludeva un arrivo lento ad arrivare. La luce trafiggeva gli alberi e la bellezza di tutto questo mi sembrò meritevole di tanta fatica. Stremato, vidi le famose piramidi dell’Abetone. Lì c’era il traguardo. Arrivando primo avevo scritto il mio nome su una corsa divenuta importante. Un po’ mi ha portato fortuna, perché l’anno successivo guadagnai la maglia azzurra. La corsa è difficile: ricalca il percorso della vita che regala obiettivi da raggiungere dopo mille insidie e lunghe salite”.

Emanuele Begliomini

 

Amante dei Peanuts (i fumetti) e della storia. Le prime due cose che mi sono venute in mente sono queste e, con modestia, non mi pare affatto male. Per il resto, inizio dal principio: nacqui nel 1980, e da allora ho vissuto anni intensi. Agrotecnico laureato presso la Giorgio Tesi Group, giornalista per diletto, allenatore di Futsal e orgoglioso abitante di Le Piastre. Ciò potrebbe sembrare tanto, per altri è troppo. Per molti, invece, è tutta una copertura perché se mi presentassi solo come Magnifico Rettore dell’Accademia della Bugia, rischierei di non essere mai creduto.

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