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Suggestioni di un culto millenario

A fianco del prestigioso e imponente Palazzo de’ Rossi, l’antico sdrucciolo del Castellare, con il suo acciottolato in pietra e la sua ripida salita, custodisce da più di mille anni una delle chiese più antiche e ad oggi meno conosciute di Pistoia, a lungo segregata in uno stato di incuria e abbandono: San Jacopo in Castellare.

I primi documenti che attestano l’esistenza della chiesa risalgono al 1131 ma la sua costruzione avvenne probabilmente già prima del Mille. La struttura venne edificata a ridosso della prima cerchia muraria in corrispondenza di un “castellare” ovvero una fortificazione militare costruita nel X secolo con lo scopo di respingere le invasione ungare e saracene. Questo luogo, infatti, grazie alla sua posizione sopraelevata nonché protetta dal torrente Brana, fu fin dai tempi antichi una zona strategica e lo sdrucciolo rappresentava un punto di accesso alla città in corrispondenza dell’antica Porta di San Andrea che si affacciava sul tratto urbano della Via Francigena.

La dedicazione a San Jacopo è da attribuire, secondo la religiosità popolare, all’intercessione del santo che difese la Spagna dalle invasioni saracene. La chiesa, popolarmente chiamata di San Jacopino, testimonia l’importanza del culto di San Giacomo Apostolo il Maggiore nella città già prima che la sua venerazione venisse istituita ufficialmente nel 1144 con la traslazione di una reliquia del santo da Santiago de Compostela nella cattedrale di San Zeno.

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Particolare dell’affresco della Madonna che allatta il Bambino; frammento con il volto di un santo.

L’attuale conformazione risale al XIII secolo quando per l’estrema decadenza dell’edificio si decise di costruire una nuova chiesa. La struttura venne ampliata con l’aggiunta di due cappelle laterali, oggi inglobate nei corpi di fabbrica adiacenti, e la navata venne allungata passando da una pianta basilicale a una pianta a croce latina. Nel XVI secolo con la costruzione della nuova sede della Pia Casa di Sapienza (oggi Biblioteca Forteguerriana) vennero apportate delle modifiche che interessarono il Prato di San Jacopino (oggi Piazzetta delle Scuole Normali) e il lato sud della chiesa dove venne costruito un edificio prima destinato a granaio e poi a ospedale per i pellegrini.

Nel 1783 per volontà del vescovo Scipione de Ricci la chiesa venne sconsacrata e divenne proprietà granducale ospitando prima il lanificio e poi l’oratorio delle adiacenti Scuole Normali Leopoldine (oggi sede dell’Archivio di Stato). Dopo l’unità d’Italia il complesso divenne di proprietà comunale e con la soppressione delle Scuole Normali i locali della chiesa furono affittati a privati e usati anche come fonderia. Ad oggi il complesso risulta distinto in tre diversi corpi di fabbrica composti da portico, chiesa ed ex canonica sui quali è possibile riconoscere le stratificazioni storiche e gli interventi realizzati nel corso dei secoli. Quando la chiesa fu convertita a lanificio sia sull’abside che sulla facciata principale, rivolta sullo sdrucciolo, vennero aperti due grandi finestroni che ne hanno modificato radicalmente la struttura. La tamponatura del porticato, affacciato sulla piazzetta (di cui rimane visibile solo un frammento di pilastro in cotto) ha invece celato il portale secondario della chiesa decorato con una ghiera d’arco scolpita con motivi floreali. L’abside, che si affaccia su quelli che erano gli orti pensili del complesso religioso, ha conservato l’ornamento romanico con la cornice in arenaria poggiata su mensole scolpite con decori e figure antropomorfe. Sul portale principale era probabilmente collocata una scultura raffigurante la Missione di San Jacopo (XIII secolo) oggi esposta al Museo Civico.

Gli ultimi scavi archeologici nella navata, iniziati negli anni ’80 e proseguiti in modo discontinuo per dieci anni, hanno confermato che la chiesa venne eretta sui resti di una chiesa paleocristiana e che l’abside originaria era assai più arretrata rispetto a quella odierna. È stato possibile inoltre riportare alla luce, seppur parzialmente, il ciclo di affreschi del XIII e XIV secolo che adornavano riccamente le pareti della chiesa con figure di santi, decori geometrici e panneggi di elegante fattura. Tra le figure rappresentate si riconoscono presumibilmente Santa Maria Maddalena e Santa Caterina con due vescovi e la Madonna che allatta il Bambino Gesù. Attualmente la chiesa, l’ex canonica e il giardino sono oggetto di un progetto di riqualificazione e restauro finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia per la realizzazione di un polo culturale che restituirà al complesso monumentale una piena fruibilità.

 

TESTO
FAI Giovani Pistoia
Cristina Ciappei
Lucia Toscano
FOTO
Nicolò Begliomini

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