Olivi a guardia del castello

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Olivi a guardia del castello

Antico centro fortificato dalla storia millenaria.

Chi giunge dalla pianura di Quarrata e incontra l’abitato di Tizzana sulla sommità della collina, con la pianura ai piedi e sullo sfondo l’Appennino, è facile che dimentichi, anzi che ignori, il passato bellicoso di un piccolo borgo, un tempo dotato di una arcigna cinta muraria a difesa dell’abitato. La rocca, l’abitazione del potestà e la chiesa di san Bartolomeo, luoghi simbolici del diritto e della fede, sono tutti riuniti attorno alla piazza, centro civico e religioso e apice di una minuscola acropoli.

Al di là della porta sud, che si apriva nel circuito murario attestato dall’XI secolo, restano ancora gli stemmi di alcuni di coloro che ricoprirono la carica di podestà a Tizzana, non più scudi d’armati contrassegnati dai colori e dalle armi a segnalare la balia del castello detenuta da questa o da quella famiglia, ma veri e propri blasoni araldici appartenuti a tempi di pace e assegnati per gli stilemi e la maniera degli scalpellini al XVI e al XVII secolo. Rimangono così ancora parzialmente leggibili le memorie del governo di alcuni dei podestà tra cui Vincenzo Cresci, Orazio Puccini, Ottavio Luparelli e, con il blasone in migliori condizioni, posto più in alto di tutti, i conti di Gangalandi.

Passando tra le case e i giardini spazzati dal vento tagliente di gennaio, per arrivare all’interno del paese attraverso la sua antica porta, come un viaggiatore d’altri tempi affaticato dal cammino e dalla salita, dimentichiamo i pericoli e le avversità che gli uomini di Tizzana hanno sopportato tra XIII e XIV secolo resistendo agli assedi e agli scontri tra fazioni avverse che si contendevano un territorio attratto ora nell’orbita pistoiese ora in quella fiorentina a motivo dell’importanza dei percorsi che attraversavano il Montalbano di cui è parte strategica la collina di Tizzana e che consentivano a chi ne avesse il controllo di mettere in comunicazione i territori della pianura con quelli del Lago Padule che con le sue vie d’acqua dava modo di raggiungere i porti sul Tirreno.

Nella sua lunga storia Tizzana si è trasformata da borgo fortificato a pacifico municipio, oggi qualificato dalla presenza di vari edifici interessanti che ricordano la tipologia del palazzetto e che si fanno notare per i caratteri decorativi dei revivals storici che, tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX, connotarono le architetture del paese con accenti decorativi ed elementi architettonici prelevati dai così detti “stili storici”; così una bifora archiacuta occhieggia da un balconcino, una serie di decorazioni in laterizio abbelliscono una copertura. Lacerti di una decorazione a graffito, ampiamente utilizzata nel Rinascimento e tornata in auge con i revivals, decorano ancor oggi uno degli edifici paesani.

Borgo di Tizzana

Il borgo è caratterizzato da un tessuto di case ora fitto ora intervallato da cancelli che proteggono orti-giardino nei quali gli olivi si mescolano agli iris germanica, alla salvia officinalis e ai cipressi dalle cortecce azzurrate dai licheni, quelli stessi che coprono e caratterizzano con i loro improbabili colori i magnifici tetti in laterizio delle case del borgo. A un tratto di muraglia segue un palazzetto, un pergolato promette ombra estiva, mentre la coloritura del portone di una delle case più antiche, scolorita dal sole, assume tonalità irriproducibili artificialmente che somigliano al colore dell’orizzonte quando si leva il sole. Più lontano nel fondovalle ora pascola un gregge, forse nella stessa zona in cui gli armati dell’assedio del 1325 si accamparono considerando quale fosse il punto migliore per espugnare il castello di Tizzana.

Il silenzio e lo spazio sono le dimensioni del borgo e lo sguardo si muove intorno fino a raggiungere Firenze, ben visibile nei giorni chiari. E forse Francesco Colzi, medico a santa Maria Nuova, un tempo proprietario di villa con tenuta a Tizzana, osservò l’ombra trasparente del porticato ottocentesco della chiesa di san Bartolomeo così come dal 1910 il suo ritratto assorto guarda verso la chiesa. La collina di Tizzana è un luogo “reso assai forte dalla natura”; è stato antropizzato fin da epoche remote poiché posto lungo il tracciato di viabilità che furono strategiche per la vita economica della pianura, oggi è una collina abitata, un monumento alla fatica dei costruttori e dei contadini che tra lo strazio degli assedi e il lavoro dei campi in tempo di pace non s’arresero mai a ricostruire, rimodellare e curare le case e i terreni che oggi mostrano Tizzana come una collina in forma di castello, caratterizzata da una facies urbana che è sospesa tra l’aspetto di un borgo provenzale lontano dai circuiti turistici e l’atmosfera della ripida costa San Giorgio, a Firenze, costituita da residenze, giardini con recinzioni murate, olivi e cipressi.

Per saperne di più 

L’interesse intorno al borgo storico non è mai venuto meno, uno dei primi studi sui caratteri storici dell’edilizia fu realizzato nel 1975 da C.E.Sguazzoni nell’ambito del progetto Centri storici: indicazione di un metodo di considerazione e di studio per strumenti urbanistici di salvaguardia nel quale Tizzana assunse il ruolo di prototipo per la formulazione del modello d’indagine. Intorno al borgo è costante l’interesse, a testimoniarlo l’attività dell’associazione del “Progetto Tizzana onlus” presente sul territorio fino dai primissimi anni Novanta. Sono stati editati numerosi contributi che riguardano la storia del paese e tra essi si segnalano: M. Brunetti, Tizzana nel tempo,(1997); F. Benesperi Quarrata, identità di un territorio (2007); i recentissimi contributi di Chetti Barni apparsi nei volumi: Castelli e Borghi fortificati del Montalbano (2013) e Pievi, chiese e devozioni del Montalbano (2014) ambedue curati da Giuseppina C. Romby per i tipi de Gli Ori.

TESTO

Maria Camilla Pagnini

FOTO

Nicolò Begliomini

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