La pasta. Con la pizza è il simbolo iconico e identitario della cucina italiana ma anche della cultura del cibo e della storia dell’alimentazione del nostro Paese. La consumiamo spesso, nei supermercati occupa interi corridoi, televisione e giornali riportano continuamente messaggi promozionali in cui personaggi dello spettacolo o dello sport ne illustrano qualità e pregi.
Almeno fin dal XVI secolo l’Italia è la culla della pasta secca, se ne conoscono e si codificano le procedure per la sua produzione artigianale e domestica specialmente nel sud della Penisola e in particolare in Sicilia e Campania, come ci ricorda Goethe nel suo “Viaggio in Italia” quando il 29 maggio 1787, a Napoli assaggia i “ … maccheroni, specie di pasta cotta di farina sottile, morbida e ben lavorata che viene foggiata in diverse forme: dappertutto se ne può acquistare d’ogni genere per pochi soldi”.
Da allora la pasta accompagna la lenta ma graduale modificazione della storia dell’alimentazione italiana ed è a partire dalla fine dell’Ottocento che la sua produzione e il suo uso conoscono una marcia lenta ma continua e inarrestabile, codificata, ad esempio, da Pellegrino Artusi nel suo famoso libro di ricette, fino al secondo dopoguerra quando diventerà una componente essenziale della dieta mediterranea.
Pistoia si colloca a pieno diritto, e da protagonista, all’interno di questo percorso non solo perché è stata ed è sede di pastifici prestigiosi ma, più che altro, perché è un importante polo produttivo di trafile per la realizzazione di tutti i tipi di pasta possibili e immaginabili e, non a caso, è stato detto e scritto che “Pistoia dà forma alla pasta”.
A Pistoia si fanno trafile fin dal 1843; cominciò Antonio Nelli, un piccolo artigiano che trovò riconoscimenti ufficiali alle Esposizioni toscane, seguito poi da Garibaldo Ricciarelli e da altri produttori di varie dimensioni.

Dentro alla Ricciarelli si formò un valente operaio: Sestilio Landucci che nel 1925 unì le sue capacità e le sue conoscenze con quelle del cognato Mario Lotti e i due fondarono una nuova ditta: la “Landucci & Lotti. Fabbrica di forme da paste alimentari”. La prima immagine che abbiamo di Sestilio ci mostra un giovane sorridente che incide, con gli attrezzi del mestiere, su una trafila di rame poggiata su un semplice ciocco di legno, le forme della pasta.
La “Landucci e Lotti”, impresa artigiana, cresce rapidamente e con successo tanto che i due fondatori, che i documenti anagrafici nel 1925 qualificavano come “operai”, già nel 1931 sono divenuti “industriali” e le loro trafile iniziano a rifornire i maggiori pastifici locali e d’Italia.
La ditta ben presto ha bisogno di nuovi macchinari e di nuovi e più grandi locali e nel 1936 i due imprenditori lasciano la sede iniziale per una nuova officina in via Mazzini, nella nascente “Pistoia nuova” dove si supera la bufera della Seconda guerra mondiale e da cui si riparte decidendo di rivolgersi ai mercati internazionali. Sul finire degli anni Cinquanta entra nell’attività operativa dell’azienda il figlio di Sestilio, Fabiano, che costituisce la seconda generazione impegnata nell’attività di famiglia.
Sono gli anni dello sviluppo impetuoso del quadro economico sociale e politico dell’Italia e nuovi prodotti e nuovi mercati impongono la realizzazione di una nuova sede che viene costruita nella zona industriale di Sant’Agostino, in una via ancora senza nome e che solo nel 1967 sarà intitolata a Lando Landucci (fratello di Fabiano). All’inaugurazione del nuovo complesso, nel 1964, partecipano le autorità cittadine e il principale fornitore italiano di macchine per pastifici.
Il 1964 è anche l’anno della fine del sodalizio tra Landucci e Lotti. Mario, infatti, decide di lasciare la società e di dedicarsi al commercio delle auto aprendo una concessionaria di auto FIAT e Fabiano diviene così il titolare della nuova ditta.

Con Fabiano si consolidano e si aprono nuovi scenari produttivi. Alla produzione di trafile sempre più sofisticate e tecnologicamente avanzate si aggiunge quella di macchinari specializzati per la produzione di formati speciali come le “farfalle” o per la manutenzione ordinaria come le macchine lavatrafile e lavacanne e negli anni vengono registrati nuovi brevetti mentre il raggio di vendita si espande continuamente sui principali mercati esteri.
Negli anni Ottanta la Landucci s.r.l. assume la dimensione industriale con oggetto sociale “Produzione di trafile per paste alimentari, macchine per la lavorazione della pasta e lavorazioni meccaniche in genere”. Sono gli anni in cui iniziano il loro apprendistato in
ditta i tre figli di Fabiano e Gabriella Tondelli: Federica, Angela e Lando che costituiscono la terza generazione e si impegnano in una complessa opera di rinnovamento della struttura aziendale. Si amplia la sede con nuovi spazi per gli uffici e due ampi capannoni, si adottano processi produttivi moderni, si forma e si addestra il personale all’uso di nuove procedure.

Infine, nel 2012 entra in scena la quarta generazione con l’ingresso di Luca, poi successivamente di David e Alessandro, figli di Lando e Federica, che hanno accompagnato l’impresa in una fase di ampliamento per arrivare all’acquisto nel 2021 della ditta Zamboni di Casalecchio di Reno e di un nuovo impianto industriale ad Agliana nel 2024. Pertanto, attualmente, nella sede di via Landucci vengono prodotti le trafile e gli inserti mentre nella nuova unità produttiva sono costruiti e assemblati tutti i macchinari, i ricambi e l’accessoristica.
Oggi la Landucci s.r.l. conta sessanta dipendenti, registra un fatturato di oltre quindici milioni di euro e un parco clienti distribuito in oltre cento paesi nei cinque continenti e i prodotti Landucci sono utilizzati da tutti i principali produttori di pasta in Italia e all’estero.

Di tutta questa storia è testimone-narrante un volume, dotato di un ampio apparato iconografico, che sarà presentato in occasione della “Festa del Centenario della Landucci” che si terrà nell’Area eventi del Naturart Village.
Testo di Andrea Ottanelli
Foto di Archivio Landucci e archivio Giorgio Tesi Editrice




