Guerra: «Pace, mandami in pensione!»

Grande è stata la partecipazione della città di Pistoia alla raccolta umanitaria lanciata dalla Comunità Ucraina pistoiese e dai dipendenti della Giorgio Tesi Group, Dmitry e Marina, insieme alla Giorgio Tesi Group stessa e alla Fondazione Giorgio Tesi Onlus. La prima fase è terminata venerdì 4 marzo con la raccolta di ben 90 tonnellate di beni tra cibo, vestiario e medicine, tutto materiale che è stato diviso per categoria merceologica e poi caricato e inviato in Ucraina su 12 tir.

IL VIAGGIO DELLA SPERANZA

I mezzi pesanti, raggiunto il confine ucraino attraversando la Romania, sono stati indirizzati dal governo di Kiev verso degli hub logistici appositamente predisposti dalle autorità per accogliere e coordinare gli aiuti che stanno arrivando da tutta Europa.

Nella foto, all’interno di uno degli hub predisposti dalle autorità ucraine, le fasi di smistamento dei beni arrivati da Pistoia.

Dall’Ucraina, attraverso l’Ambasciata in Italia, è in seguito arrivata la richiesta prioritaria di cibo non deperibile, medicinali e materiale per medicazioni. Proprio per rispondere a questa precisa richiesta, gli organizzatori della raccolta hanno deciso di prorogarla di qualche giorno esclusivamente per  questi beni che, una volta smistati, saranno poi inviati in Ucraina con altri mezzi messi a disposizione dall’azienda vivaistica pistoiese.

Disegno di un alunno dell’Istituto Scuole Mantellate di Pistoia.

IL CONTRIBUTO DELLE SCUOLE PISTOIESI

Un aiuto importante a questa iniziativa solidale è stato offerto dagli istituti scolastici del territorio pistoiese. Un esempio a questo proposito è rappresentato dall’Istituto Scuole Mantellate, i cui ragazzi non si sono limitati a raccogliere beni di prima necessità, ma sono anche stati coinvolti dalle dirigenti e dai propri insegnanti ad empatizzare con i propri coetanei ucraini attraverso messaggi di speranza di vario genere.

I bambini hanno risposto con entusiasmo a questa iniziativa, dimostrando grande sensibilità.

Secondo quanto ha dichiarato la coordinatrice del Nido d’Infanzia, della Scuola d’Infanzia e della Scuola Primaria, Irene Burgio, i bambini più piccoli sono stati guidati in maniera attenta e delicata ad affrontare la drammatica situazione che la popolazione ucraina è attualmente costretta ad affrontare e sono stati incoraggiati a porre domande e a parlare tra loro delle informazioni che già avevano ricevuto. I vari gruppi – in particolar modo di quelli composti dai ragazzi della Scuola Primaria – si sono mostrati molto sensibili e pronti a fare qualcosa per aiutare tutte le persone che in questo momento soffrono a causa della tragica guerra che sta mettendo a ferro e fuoco l’Ucraina. I bimbi sono dunque stati incoraggiati ad accompagnare i propri genitori a fare la spesa e a scegliere loro stessi qualcosa da inviare verso le zone coinvolte dagli eventi bellici. «Inoltre, ci è sembrato bello – ha detto ancora Irene Burgio – accompagnare i prodotti raccolti con dei simboli di pace, inserendo dei disegni preparati con molta cura dai nostri bambini all’interno delle scatole piene di cibo e di farmaci»: un modo semplice per regalare un piccolo sorriso nel momento in cui il materiale sarebbe giunto a destinazione.

Rita Pieri, preside della Scuola Secondaria di Primo Grado e Secondo Grado, ha affermato di aver immediatamente sentito il bisogno di unirsi, supportata dai colleghi, al progetto proposto dai più piccoli. «Urgeva assolutamente – ha dichiarato Pieri – sensibilizzare gli studenti e renderli consapevoli della tragica situazione ucraina, motivo per cui abbiamo deciso di organizzare dei momenti di riflessione in Aula Magna coordinati dagli insegnanti di storia e di filosofia e di permettere ai ragazzi di esprimersi riguardo alle circostanze che stiamo vivendo». In particolare, la dirigente scolastica ha fatto riferimento ad una lettera davvero toccante scritta da una bambina di seconda media in cui la guerra scrive alla pace supplicandola di mandarla in pensione: «sono la Guerra, quell’arma potentissima che ti ha disturbato molte volte nel corso della storia e che ancora oggi è obbligata a ripresentarsi […]. Voglio andare in pensione e non dover più essere chiamata in continuazione da paesi in tutto il mondo perché nessuno degli abitanti mi vorrà bene e rischierei di sterminare intere popolazioni solo passando».

Testo di Sara Tesi

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