Il Borgo di Larciano Castello, una piccola prima rinascita

Il Borgo di Larciano Castello, la rocca sommitale con la sua svettante torre, il perimetro murario che avvolge l’antico abitato, lungo il quale si aprono le tre porte di San Marco (nord), di Bagno (nord-est) e Meridionale (sud), costituisce nel suo insieme un esempio di eccezionale rilievo di borgo fortificato di origine medievale, non solo nel quadro delle fortificazioni del Montalbano, ma anche, più in generale, nel panorama toscano. La continuità che ancor oggi si conserva tra la rocca e il perimetro delle mura che cinge l’abitato rappresenta una testimonianza preziosa della struttura dei centri fortificati nella Toscana del basso Medioevo, di orte suggestione nella successione ascendente dell’abitato, della rocca e della torre.

                 Il piccolo e delizioso borgo arroccato sul versante sud del Montalbano

La posizione dominante del castellare, tale da consentire il controllo visivo di un ampio territorio e dei percorsi di valico tra Valdinievole e piana pistoiese, fa sì che il castello di Larciano appaia come elemento fondamentale nella definizione del paesaggio del Montalbano e dalle sue pendici collinari, fino ai percorsi di valle, storicamente posti ai margini del Padule di Fucecchio. Tale predominio visivo oggi può essere goduto dal visitatore, che saliti gli oltre duecento scalini, si porta sulla sommità della torre che fu baluardo dei conti Guidi e della Civitas Pistoriensis, tra la fine dell’anno Mille e gli inizi del XV secolo. Una volta discesi e tornati all’interno del cortile della rocca si potrà visitare il piccolo ma interessante museo archeologico, ricavato in uno spazio originariamente occupato dal Palatium del capitano, che ospita una raccolta di reperti provenienti dall’intera Valdinievole.

Il percorso di valorizzazione di Larciano Castello, che ha avuto avvio negli anni Settanta con il recupero della rocca e della torre

Lasciato il dongione e usciti dal mastio, la visita potrà proseguire nella chiesa pievania di San Silvestro e lungo le caratteristiche vie del borgo che dalla piazza Castello raggiungono, per vari percorsi discendenti, le tre storiche porte castellane.

Il percorso di valorizzazione dell’antico borgo, che possiamo dire abbia avuto avvio negli anni Settanta con il recupero della rocca e torre, ha negli ultimi anni trovato nuovo impulso e conseguito i primi significativi risultati. Con il Decreto Commissione regionale Toscana del Ministero per i beni e le attività culturali, n. 153 del 31 luglio 2019, la rocca e le mura perimetrali di Larciano sono state dichiarate “Bene Culturale”, dopo una complessa procedura per la prima volta portata a termine su una tipologia di bene così particolare e interessata da incertezza sulla completa proprietà.

  Negli ultimi anni a partire dal 2019 il castello ha visto l’avvio di un serie d’interventi di restauro

Negli ultimi anni, per la precisione a partire dal 2019, il castello ha visto l’avvio di un serie d’interventi di restauro che prioritariamente hanno interessato le tre porte e alcuni tratti la cinta muraria che da anni minacciavano il crollo. In primis, sono state consolidate e rese sicure le tre porte. In particolare, la porta Nord e quella Sud hanno visto il consolidamento e la ricostruzione di porzioni delle volte, in un caso crollata e nell’atro compromessa da infiltrazioni e degrado indotto dalla crescita di arbusti sulla sommità e sul paramento della porta.

Anche la porta Est, parzialmente compromessa dalle demolizioni dell’attigua porzione di cinta, in occasione dell’apertura della nuova viabilità negli anni Cinquanta, è stata ripristinata nella piena stabilità e restaurata. Contemporaneamente a questi primi interventi, il borgo di Larciano ha visto la riqualificazione della piazza Castello. Una nuova pavimentazione in pietra e asfalto architettonico ha sostituito la terra battuta. La nuova piazza dal semplice disegno contemporaneo dotata di nuovi arredi, alberature ed illuminazione, oggi definisce i tre spazi simbolici del borgo: la corte del Capitano d’ingresso alla rocca, il sagrato della Pieve e la piazza del Podestà con al centro la colonna sormontata del Marzocco, anch’essa restaurata.

Recentemente si è concluso il consolidamento della porzione di cinta muraria che corre tra la porta Est e la rocca. Un complesso intervento che ha salvato dal certo crollo tale porzione dell’antica cinta castellana. Oltre ai non più rimandabili interventi di restauro e consolidamento, questo ultimo intervento ha visto anche la riqualificazione, formale e funzionale, del giardino d’ingresso alla rocca. Tali spazi e la corte sottostante l’imponente torrione sono oggi pienamente accessibili e dotati di un nuovo impianto di illuminazione.

Tutti questi lavori sono stati accompagnati da indagini e scavi archeologici che hanno permesso di recuperare importati informazioni sulla storia del castello. La speranza è quella di riuscire col tempo a portare avanti l’intero progetto di recupero e valorizzazione del borgo con il restauro dell’intera cinta, alla realizzazione della passeggiata panoramica attorno alle mura e la riqualificazione ed alimento del museo archeologico ospitato nella rocca. Tutti i progetti sono stati realizzati grazie alla collaborazione tra Comune di Larciano, Soprintendenza e Università di Firenze e finanziati con fondi del comune e contributi ministeriali e regionali.

Nel cortile della rocca si potrà visitare il piccolo ma interessante museo archeologico, ricavato in uno spazio originariamente occupato dal Palatium del capitano

“Negli ultimi 7 anni l’amministrazione comunale di Larciano ha destinato molto impegno sia economico che politico per il borgo di Larciano Castello” – ci rappresenta la Sindaca Lisa Amidei – insieme all’architetto Simone Martini, abbiamo rivisto il progetto di riqualificazione del borgo, già esistente, riportandolo all’attenzione della Regione, del Ministero e della Sovrintendenza. Il protocollo d’intesa sottoscritto poi, con tutti i proprietari dei terreni a monte e valle delle mura medioevali è stato un punto fondamentale che ha dimostrato l’interesse della comunità per far sì che non si vada a dimenticare una ricchezza così palese.

Testo Simone Martini

Foto Nicolò Begliomini, Irene Lazzeri

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